25/11/2008

L'irresistibile fascino del viaggio di Stefano Malvestio

 

 

Leggere  vecchi  libri o romanzi, di viaggio ambientati in posti lontani, far girare mappamondi, aprire mappe, ascoltare musiche folkloristiche, mangiare in ristoranti etnici, incontrare amici nei caffè …. Sono abitudini che esercitano al viaggio e non vanno mai abbandonate, non diversamente dall’eseguire delle scale su un pianoforte, fare lanci liberi o meditare.

 

 

Phil Cousineau, The Art of  Pilgrimage

 

Stefano Maria Malvestio, amante ed organizzatore dei viaggi di avventura, appassionato da sempre di sport “di fatica” in montagna ed in mare, abile sci-alpinista e sub, è un instancabile amante dei lanci liberi cari a Cousineau e ora ce ne dà testimonianza con un suo libro appena pubblicato dalla casa editrice Iveneto con il titolo  “... E così Fu”,  un diario fotografico realiz­zato durante una spedizione scientifica in Dancalia, nella Rift Valley, tra l’Etio­pia, la Somalia e il Mar Rosso.

 

"L'irresistibile fascino del viaggio, unito all'inquietante mistero dell'avventura, alla ricerca del proprio io" sono alcune delle motivazioni che mi hanno spinto alla pubblicazione di questo volume

 

 

VIAGGIO IN AFRICA – REPORTAGE

 

 Alle origini del mondo.

 

"La Dancalia è un vasto territorio compreso fra l’altopiano etiopico ed il Mar Rosso, che la ricopriva. In seguito al sollevamento di una catena montuosa, la regione si è trasformata in un grande lago che via via è evaporato. Ciò che è rimasto rappresenta uno dei luoghi più inaccessibili della Terra, caratterizzato da colate laviche taglienti, baluardi basaltici, deserti sabbiosi e salati, alte temperature, mancanza d’acqua. Per questo è vietata al turismo. Nel gennaio 2008 una spedizione italiana – guidata dal bassanese Michele Dalla Palma – ha realizzato un dettagliato documentario ("Africa Estrema") di carattere scientifico, andato in onda su Sky Tv. Tra i reporter anche Stefano Malvestio grande appassionato di escursionismo.

 

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Da quell’esperienza l'autore - spinto da un irresistibile fascino del viaggio, unito all'inquietante mistero dell'avventura - ha tratto spunto per un libro fotografico che si intitola: “…E così fu” (Ed. Inveneto, euro18,00). Il pregevole volume propone 50 splendide fotografie accompagnate da un testo tratto dalla Genesi, e rappresenta un appassionato invito – per sé e per gli altri – a riconoscere la meraviglia del pianeta e a tutelarne l’ambiente e gli ospiti." 

In tutte le librerie.

 

01/10/2008

Quando il kitsch diventa arte e approda nella reggia più famosa del mondo

 

 

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Se per questo autunno avete intenzione di fare un salto a Versailles che non vedete più da vent’anni, e con la mente siete già pronti a gustare l’atmosfera rarefatta di quegli ambienti trasudanti di storia,  ancora colmi del  fruscio delle vesti delle dame di corte, del chiacchiericcio dei cortigiani, degli intrighi sussurrati e degli amori rubati, resettate tutti i vostri ricordi e preparatevi ad altro.

Un nuovo vento rivoluzionario sta  infatti trasformando Versailles cittadina in un vero e proprio villaggio dello shopping, dove potete trovare di tutto, dai prodotti gastronomici ai profumi, dalla bigiotteria a mobili, libri e stampe d’epoca e lo  Château de Versailles tanto caro ai francesi in una location trasformista aperta ai venti della modernità.

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La svolta è iniziata con il film Marie Antoinette di Coppola, girato proprio nella reggia, al quale sono seguiti una serie di utilizzi mondani e festaioli del  jet set internazionale che hanno progressivamente scalfito l’aurea di sacralità ed inviolabilità dello Château per arrivare proprio in questo periodo all’affronto finale: dallo scorso  10 settembre infatti, fino al 14 dicembre,  alcune stanze della reggia ospitano le opere  di  Jeff Koons, , colui che ha fatto diventare arte  il kitsch, da alcuni considerato l' erede diretto di Andy Warhol, e che molti ricordano per le foto "intime" scattate con l'ex moglie Cicciolina

 

Tra le opere in mostra è obbligo ricordare il lucente coniglio d’acciaio Rabbit”,  il cane scolpito in stile “palloncino” ovvero il Balloon Dog/Magentache nel 2006 galleggiava nel canal grande di Venezia, e che  lo scorso novembre a New York  è stato valutato 23,56 milioni di dollari (circa 15 milioni di euro),  ed il famoso cuore pendente Hanging Heart 

 

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Ovviamente ora la polemica è feroce, c’è chi grida allo scandalo per il contrasto tra un luogo sacro, completamente votato alla storia,  ed un’arte contemporanea provocatoria e irriverente, chi difende la scelta dicendo che questo è il modo giusto per trasformare  la reggia da  un luogo estinto ad uno spazio aperto alla ricerca, con grande beneficio di  tutti.

''Non ho intenzione di invadere queste stanze storiche, di riempirle di Jeff Koons e di snaturarle” si difende l’artista,  voglio catturare l'armonia del luogo, inserirvi le mie opere con un senso della proporzione. Creare un'astrazione. Spero che il pubblico francese avrà il sentimento che il mio è un gesto generoso e gioioso. Le mie opere trovano qui una location ideale.”

Di certo c’è che si tratta di una grande operazione commerciale per la quale la polemica rappresenta solamente una potente forma pubblicitaria, di sicuro effetto su tutti gli amanti dell’arte contemporanea e, aggiungo, su chi tale arte la comprende. Purtroppo io non sono tra questi, ma non si può avere tutto dalla vita!

 

 

07/08/2008

Brutte acque per Alex Bellini

Chi di voi conosce Alex Bellini e l’impresa che sta compiendo sicuramente può capirmi: l’ex montanaro che dal 13 aprile di questo anno sta solcando le acque del Pacifico con la sua barca a remi, partito da Lima e diretto in Australia(dove si presume arriverà intorno a Natale),  dopo giorni e giorni di continue difficoltà,  è praticamente allo stremo. Mi scuso con sua moglie Francesca, sicuramente già preoccupata di suo,  se sto mettendo il dito nella piaga, ma in qualità di  fans di suo marito non posso tenere l’ansia tutta per me!!

 

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Se penso all’entusiasmo dei primi giorni:

"Che spettacolo ragazzi! 3 giorni super belli con un mare piatto che sembrava una pista di pattinaggio. Il vento è stato così debole che non riusciva neanche ad increspare il mare. Sapete quando è così liscio che sembra della consistenza dell´olio? Veramente un piacere remare. Così piatto che ha permesso al mio sguardo di raggiungere orizzonti lontanissimi, così´ lontani che  un paio di volte ho avuto paura che si perdesse la strada del ritorno!! ......... Da qualche giorno non ascolto più musica. Come già successo in Atlantico, mi sono staccato da quel cordone ombelicale che mi teneva in vita, riscoprendo il piacere del silenzio e la compagnia del mare. Senza più  musica ora I pensieri sono più  liberi e volano a destra e sinistra, senza logica, come uccelli. "

 

 

Ed ai primi sconforti

"Ultimamente le condizioni meteo sono molto stabili. Vento forte e mare molto mosso mi impediscono (ma per questo non mi lamento affatto!) di fare ai remi ciò che vorrei, limitandomi, nel possibile, a mantenere una rotta verso ESE con una media non inferiore alle 30 miglia . Sono giorni di attività´ ridotta …. Remare in mezzo a queste onde, che spesso raggiungono e superano i 4 metri , mi sembra di avere a che fare con dei giganti. Io, piccolo, bagnato come un pulcino, -le onde infatti mi si avventano addosso come un falco su un topolino e mi bagnano fino al midollo (fortuna però che la combinazione vento/sole funge da phon e mi asciugo rapidamente!), tra tutto questo spumeggiare non sembro avere alcuna chance di sopravvivere. Vista dall´esterno, questa scena, fa molta tenerezza. A me, invece, fa molto ridere perché sempre più´ spesso mi dico <Ma guarda un po´ te cosa bisogna fare per attraversare il Pacifico!>. Ieri, preso da un attimo di euforia mi sono calato i pantaloncini in direzione del vento e....beh...avete capito. Gli ho detto che poteva baciarmelo e che le sue botte manco le sentivo.  (questa frase potrebbe benissimo essere stata scritta da J. Fante – commento tutto personale  di Alfia).  Ho detto euforia non a caso. Infatti un mare così, per qualche ragione che non so, forse inconsciamente per esorcizzare la paura, trasmette proprio euforia. Paura, terrore, angoscia, voglia di tornare con i piedi per terra: tutto cancellato. Si potrebbe venir scambiati per ubriachi. Si urla, si canta, si insulta, si fanno le cose più stupide come, appunto, calarsi le braghe. ……. Quant´e´ immenso il mare! Ne ho piena percezione quando mi trovo, sulla cresta di un´onda, a guardare tutta questa massa in movimento intorno a me.

Non vi sembra che la frase “ Ieri, preso da un attimo di euforia mi sono calato i pantaloncini in direzione del vento e....beh...avete capito. Gli ho detto che poteva baciarmelo e che le sue botte manco le sentivo.   potrebbe benissimo essere stata scritta da J. Fante!

 

 

Ai primi segni di cedimento del sistema nervoso ( nulla da obbiettare visto che questo accadeva ad oltre tre mesi dalla partenza)

“lunedì mi si e' rotto il dissalatore, o per meglio dire un piccolo componente. Stavo dissalando come al solito quando ho sentito improvvisamente che la leva non faceva più' resistenza … mi sono accorto che il cilindretto in acciaio, che faceva da perno alla leva che aziona il sistema era fuori sede. Sembrava una sciocchezza, l'ho rimesso al suo posto aspettandomi che tutto ripartisse invece la leva andava ancora a vuoto. Nei 15 secondi che sono seguiti ho urlato tanto che il cielo quasi si e' rannuvolato. In quel breve lasso di tempo mi ero già  figurato la sorte che mi sarebbe toccata: con solo 3 litri di acqua sarei andato alla deriva per 4/5 giorni nella speranza di raggiungere Motu one e trovare aiuto. La mia mente si era già' convertita a lavorare in stato di crisi e mi faceva ragionare come un naufrago. Non provavo paura, solo delusione. Ovviamente la mia traversata aveva radicalmente cambiato faccia e non c'era tempo per le fregnacce. Poi però ho pensato che potevo almeno provare a smontarlo e a farmi un'idea più' precisa e così l ‘ho fatto. Per mia fortuna si era solo rotto uno piccolo spessore che ho sostituito con uno recuperato dall'altro dissalatore rotto 2 mesi fa. Un'ora dopo stavo già' dissalando nuovamente. E' stato davvero un brutto momento ed oggi ho utilizzato l'apparecchio con molta più' cura del solito.

 

 

Al primo cappottamento :

E così  mi e' stato impartito anche il battesimo dal Pacifico. Era inevitabile che prima o poi succedesse, che traversata sarebbe stata senza un cappottamento? Benché  ne fossi consapevole quando poi ci si trova con il mondo sottosopra non si e' mai del tutto pronti e lo choc che ne segue e' da rimanere paralizzati. … Già nel pomeriggio, mentre ero al carrello a remare, il mare stava prendendo forma e un paio di volte, in seguito a grosse ondate, ho dovuto mollare I remi per aggrapparmi alle barre laterali per non essere catapultato fuori. Le onde, a pochi secondi una dall'altra, si infrangevano violentemente sul fianco della barca esposto alla furia del vento e molto spesso l'acqua la riempiva fino al limite del bordo libero ( la parte delle fiancate sopra il livello dell'acqua) sommergendomi fino alla vita. Dormire mi e' subito parsa un'avventura impossibile. Addossato con tutto il corpo sul lato sopravento per cercare di dare maggiore stabilità in caso di impatto violento con un'onda, le gambe e le ginocchia erano puntate dall'altra parte. Ogni muscolo del mio corpo era teso ed io pronto al peggio. In posizione rannicchiata al centro della cabina cercavo di mantenere la testa lontana dall'apertura di poppa perché ad ogni colpo d'onda entrava sempre un po' d'acqua e di venir bagnato ogni 30 secondi non mi andava un gran ché. Anche in mezzo a quel frastuono potevo sentire distintamente il rumore del vento. Era un urlo incessante, quando raggiungeva le due barre laterali dove sono fissati i remi le faceva vibrare tutte e quella vibrazione si propagava fino in cabina fin nelle mie orecchie e al mio stomaco. L'ultima volta che ho controllato l'orologio erano le 3.35 poi mi sono un po' rilassato e sono riuscito ad addormentarmi. Avevo quasi superato la notte e pensavo che ormai il peggio fosse passato. L'ondata che mi ha fatto rovesciare non l'ho sentita ne' arrivare ne' colpire la barca. Ero già sottosopra che non ero ancora del tutto sveglio e, di sicuro, avevo ancora gli occhi chiusi. Non ricordo quale sia stata la prima immagine che i miei occhi hanno visto, ma ricordo perfettamente il rumore di tutta la chincaglieria presente in cabina che si mischiava con libri, pentolini, e tanto altro e la sensazione di rotolamento del mio corpo sulle pareti

 

 

Ed eccomi qui anche stasera. Giornata dura, oggi. Da ieri il mare e' andato progressivamente crescendo ed oggi ho avuto il mio bel da fare per cercare 1) di rimanere in sella a questo cavallo pazzo che in alcune occasioni ha tentato pure di scuotersi il mio peso da dosso (andandoci molto vicino ma senza riuscirci), 2) cercare quanto più' possibile di guadagnare qualche miglio prezioso verso S. In questo genere di situazioni la pazienza e la motivazione, due fattori fondamentali necessari per attraversare un oceano a remi, non porterebbero a nessun buon risultato se non fossero accompagnate da una grande dose di forza che, oggi in particolare, ho dovuto applicare ai remi per spostare la barca in mezzo ai marosi. Ora, a fine giornata, ammetto di aver fatto proprio un buon lavoro ma mi e' costata molta fatica. Domani e ancor più i giorni a seguire dovrò fare almeno altrettanto così da poter scendere verso l'isola di Niue e rimettermi in carreggiata …. qui con tutta questa terra intorno devo affrettarmi a recuperare la distanza prima di trovarmi troppo a ridosso di Samoa e dover fare giochi di prestigio in mezzo alle isole … Ieri al pensiero del pericolo che avrei potuto correre nell'eventualità non riuscissi a scendere a Niue sono stato assalito da una grandissima paura che non sono riuscito a scrollarmi da dosso se non in serata …. Ero tanto spaventato che, pensate, mi sono messo a dissalare l'acqua a mano, senza cioè collegare il dissalatore al carrello. Se disgraziatamente fosse accaduto qualcosa al dissalatore il mio cuore, credo, non avrebbe retto il colpo. Così' da ieri mi trovo a fare acqua a mano, come se le ore ai remi non fossero sufficienti! Il lavoro e' abbastanza duro ma mi sono accorto che a mano dissalo la stessa quantità di acqua in metà tempo”

 

 

E poi al comunicato  di sua moglie Francesca dello scorso 4 agosto:

“Alex sta procedendo bene ma con grande fatica. Deve mantenere la rotta e le condizioni meteo non gli agevolano la remata.
Tante ore di vogata e non solo, sta dissalando manualmente e questo lo sfinisce. Arriva a sera e tra uno sbadiglio e l´altro mi dice che deve ancora scrivere l´aggiornamento del diario. Considerato che le condizioni meteo non sembrano lasciargli molto tempo per riposare e che le stesse si protrarranno ancora per qualche giorno, gli abbiamo consigliato di non preoccuparsi del diario di bordo, ma di cercare di sfruttare tutte le ore di sonno possibili”

 

 

Infine alla tristezza del suo post di ieri: 

 “Rieccomi! Era qualche giorno che non mi facevo vivo, ma forse saprete che non sono stati momenti semplici. Da quando ho superato Motu one, circa 15 giorni fa, lasciandomi sulla scia tutta la Polinesia Francese, le condizioni generali sono andate via via peggiorando creandomi davvero molti problemi. L´obiettivo di questi giorni e´ cercare di raggiungere il 20esimo parallelo e superare l´isola di Niue (a circa 300 miglia) a Sud ed avere così buone chance di superare le isole di Tonga poste a circa 700 miglia. Non dovessi farcela correrei il pericolo di trovarmi troppo vicino a terra e questo vorrei proprio cercare di evitarlo. Fino a questa sera stavo scendendo alla grande e l´obbiettivo NIUE sembrava raggiungibile, poi verso le 17, dopo un´intera giornata di mare calmo e vento scarso (la prima dopo 10 giorni) il vento da S ha cominciato rapidamente ad intensificarsi. Pensavo fosse stato portato da un grosso ammasso nuvoloso che ad un certo punto mi ha incrociato, ma anche dopo il suo passaggio il vento non ha dato cenno di volersene andare, anzi si e´ ulteriormente rinforzato ed ora, 22.00 sono all´ancora galleggiante con 20 nodi di vento da SSE. Passare da 5 nodi scarsi a 15/19 e´ stato un cambiamento improvviso come se qualcuno avesse aperto una finestra e l´aria avesse cominciato ad entrare senza più fermarsi. Me lo aspettavo, Manubrio me lo aveva detto quindi non ne sono sorpreso, ma la rabbia mista a delusione, di veder presto dissolversi come fumo tutte le miglia duramente guadagnate, e´ inevitabile. Ma anche questo e´ mare. Che piaccia o meno. Sono sempre più stanco ed ora una giornata di riposo me la godrei più che volentieri, ma non posso concedermela. Almeno finché non avrò raggiunto un buon punto a S. Qualche giorno fa mi sono nuovamente rovesciato. E´ stato un colpo molto duro. Come la volta precedente anche questa e´ capitata di notte mentre dormivo, ma a differenza della prima in cui e´ stato come rotolare su un prato fiorito quest´ultima e´ stata come cadere da un albero! Qualche ammaccatura, il solito colpo di frusta e l´inevitabile strizza! Per una frazione di secondo, quello in cui, avvolto nel buio della notte, ho visto entrare acqua dal passo d´uomo ( le due maniglie di chiusura non erano state girate del tutto quindi il portellone non era premuto bene contro la guarnizione) ho pensato, con una lucidità che ha lasciato me stesso impressionato, che quella fosse la fine. A raddrizzamento avvenuto non mi sono mosso da com´ero messo, limitandomi a muovere solo una mano per raggiungere l´interruttore della luce led della cabina. E´ stato come fare luce sulla scena di un crimine. Dopo un minuto abbondante in cui ho cercato di fare il punto della situazione e scoprendo con sollievo che la Fine era solo passata ma non si era fermata, avevo ancora i piedi per aria quasi a toccare la copertura della cabina e sedevo sopra la valigetta stagna dell´attrezzatura foto/video. Non sapevo se piangere o se ridere e nell´incertezza mi sono trattenuto da entrambe le cose. Di una cosa però ero convinto: non ne potevo più. Stasera ho raggiunto il 165esimo meridiano, ciò vuol dire che oltrepasso un altro fuso orario portandomi a -13 sull´Italia. Stamattina avevo ancora un po´ di stanchezza di ieri (terminato di remare alle 00) e urgeva trovare uno stratagemma per farmi passare facilmente la giornata così mi sono divertito ad imparare a memoria le capitali di 80 paesi dell´America e dell´Africa. Come mostra la foto le ho scritte su alcune pagine di libro (quelle dedicate alle appendici) e poi le ho appiccicato sulla parte interna del vetro del passo d´uomo. E´ stato molto divertente. Domani Asia e Oceania. Perdonatemi se concludo qui questo aggiornamento”

 

 

Mi dite voi come faccio a stare tranquilla da oggi per altri quattro mesi ancora?

 

 

 

 

Ed ora un po' di numeri, sempre dalla sua penna:

1190177 le calorie totali imbarcate a bordo;
275 i chilogrammi di cibo imbarcati;
3400 le Kcalorie giornaliere;
350 i giorni di autosufficienza alimentare;
79 i chilogrammi del miopeso attuale;
21 i chilogrammi di libri e riviste;
6 i metri per ogni remata;
18000 le remate per ogni giorno;
15 le ore di remata ogni giorno;
10227 i brani caricati sull´ipod;
43 i gigabite sull´ipod;
4,5 i litri di acqua prodotti dal dissalatore per ora;
9 i fusi orari che attraverserò durante l´avventura;
25000 le isole del Pacifico;


Si aprono le scommesse, riservate  solamente alle donne:
secondo voi quanto peserà Alex al suo arrivo in Australia? Chi si avvicinerà di più alla realtà vincerà una

not ... gior ... ser .. cen ... 

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ma cosa state subito a fantasticare!!!!

semplicemente vincerà a sue spese l'invio di una copia del suo libro "Mi chiamavano Montanaro" Longanesi editore!!

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