08/03/2009

8 marzo 2009

 

Dedico questa giornata a tutte le donne che ho incontrato in Viet Nam

      

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il Viet Nam raccontato attraverso le donne

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un volto che racconta
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le donne e la strada
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le donne e l'acqua
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condivisione
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le donne e la strada
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un destino diverso
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il sorriso del domani
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forse un domani sicuro
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una vera casa apre il cuore alla gioia
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l'eleganza che sopravvive
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mani che raccontano
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le donne e la danza
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la fiducia

18:10 Scritto da perdersy in Universo donna | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: 8 marzo, donna, viet nam | OKNOtizie |  Facebook

14/08/2008

Vantaggi e svantaggi delle amiche di valigia

 

 

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In questo periodo di furore vacanziero, in alcuni siti web lavorano a pieno ritmo le rubriche di annunci dove si va in cerca di  compagni di viaggio: nel sito di “Permesola” c’è una famosissima rubrica chiamata “Amica di valigia” dove le donne si cercano per andare insieme in vacanza, o per condividere i fine settimana. Si tratta di single per scelta, single loro malgrado, ma anche di donne sposate che vogliono diversificare il loro tempo libero prendendosi una buona boccata d’aria, donne con figli che cercano altre donne con figli  per condividere non solo il piacere di un viaggio ma anche le stesse incombenze, donne con esigenze specifiche nel tipo di viaggio che propongono, insomma ce n’è veramente per tutti i gusti. Poiché io appartengo alla categoria di donne sposate con tanta voglia di respirare ogni tanto a pieni polmoni un po’ di libertà dalla famiglia, sono già quattro anni che frequento la suddetta rubrica ed ho pertanto accumulato una discreta esperienza per quanto riguarda le amiche di valigia.

 

 

Mi sento così in dovere di avvertire tutte le ragazze che leggeranno questo post che  ciò che vi aspetta non è solo una camera doppia da dividere in due con conseguente dimezzamento della spesa, o i complimenti per chi usufruirà per prima della doccia dopo una giornata di trekking urbano che vi ha ridotto sudaticce e doloranti, o ancora  l’imbarazzo di vedere l’altra entrare in bagno  solo un minuto dopo che voi avete usufruito del gabinetto, no,  non è solo questo!  Dall’essere collaudate amiche di valigia al diventare amiche nel senso più classico della parola il passo è breve, anzi brevissimo. Quindi preparatevi ad allungare la lista delle persone alle quali chiedere come butta la vita almeno un giorno si ed uno no, per le quali preoccuparvi se non ne avete notizia per tre giorni consecutivi, con le quali è doveroso ma anche piacevole  scambiarsi confidenze, maledire e stramaledire i nostri  uomini quando ci fanno imbestialire, per poi fare immediatamente retromarcia sapendo benissimo che non possiamo fare a meno di loro! Insomma,  se   pensate che viaggiando con un’amica di valigia si possa  vivere in una dimensione diversa,  lasciando a casa tutti i doveri-piaceri dei rapporti interpersonali che governano la nostra vita, SCORDATEVELO, perché dall’essere amiche di valigia a diventare amiche di valigia e non solo, il passo è breve, anzi brevissimo.


 

Ribaltando l’ordine progressivo degli addenti, uno dei  vantaggi di ritrovarsi un’amica che è anche un’amica di valigia, è quello di poter condividere ogni tanto la disperante procedura notturna che dopo latte detergente, crema contorno occhi e crema antirughe all’acido glicolico, ci restituisce quell’ immagine di noi stesse che proprio non ci piace, e che durante il giorno cerchiamo diligentemente di occultare!!!! E cosa ci può essere di più rassicurante per il nostro spirito narciso del sentirci dire da un’amica: ma stai benissimo anche senza trucco!!! Se ce lo dicesse un uomo non ci crederemmo mai!!!!

 

05/08/2008

Propongo un martirologio per i martiri della scienza

 

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Se fino ad ora avete pensato che la nostra Rita Levi-Montalcini, classe 1909,  è una delle prime grandi scienziate che la storia ricordi, siete sulla via dell’errore.

La prima donna scienziata risale infatti al IV-V secolo d.c.,  e si tratta esattamente di Ipazia d'Alessandria, una matematica vissuta ad Alessandria d'Egitto, figlia del matematico Teone, uno degli ultimi insegnanti della scuola di Alessandria.

Ipazia subentrò al padre nell'incarico di guida della comunità scientifica alessandrina, insegnò per oltre vent’anni, e si assunse il compito di conservare, trasmettere ed  aggiornare tutto il sapere millenario che la scuola custodiva. Purtroppo tutti i suoi scritti sono andati perduti,  ma altre fonti lasciano intuire che con i suoi studi matematici ed  astronomici  arrivò a comprendere il nostro sistema eliocentrico. Amante della cultura, aveva un modo affascinante di trasmettere le sue conoscenze ed anche sulla pubblica piazza, se richiesto, si fermava a dare lezione. Femmina,   colta,  ammirata e amata, indovinate un po’ chi era suo acerrimo nemico? Il vescovo Cirillo ovviamente, il quale, vedendo la gran ressa che si accalcava nell’abitazione della ragazza, senza scorgere altro mezzo per sbarazzarsi di una presenza così ingombrante, finì per commissionarne l’uccisione.

Fu così che un giorno qualcuno si appostò sulla via del suo ritorno a casa, la tirò giù dal carro, la trasportò nella piazza dove tanta ammirazione le veniva tutti i giorni dimostrata, la  denudò, la uccise,  ed infine la  bruciò affinché ogni sua traccia fosse definitivamente cancellata. (correva l’anno 415 d.c.)

Ma la storia a volte si fa beffa dei poveri di spirito e  sembra, si dice, insomma si suppone,

che una rappresentazione di lei faccia bella mostra nei musei vaticani: si pensa  infatti che Raffaello l’abbia voluta ricordare nell’affresco della scuola di Atene e che nel volto che ufficialmente ritrae la nipote di Giulio II°  (Francesca Maria I° della Rovere), l’artista in realtà abbia voluto dipingere proprio la bella Ipazia.

 

Visto che il calendario è stracolmo di  martiri della chiesa (degni di tutto rispetto ovviamente ), non si potrebbe costituire un martirologio anche per i martiri della scienza?

 

02/08/2008

Gulabi Gang, le Robin Hood in sari rosa

La recente lettura di Mille Splendidi Soli, secondo fortunato libro di K. Hosseini,  mi dà lo spunto per parlare brevemente di una vicenda sulla quale si trovano vari trafiletti o brevi articoli sia nella carta stampata che in rete  già da alcuni mesi, e che, ancora una volta,  porta  a meditare sia sul fatto  che  l’oppressione che le donne subiscono in vari paesi  del mondo è stata per così dire codificata dalle relative religioni, creando un potente  strumento di sottomissione ai danni di un soggetto probabilmente  considerato temibile, sia sulla triste realtà che se riscatto ci può essere,  questo non potrà mai prendere forza da interventi esterni ma solamente da una presa di coscienza interna delle donne,  dalla quale possono trovare la forza per ribellarsi ed  imporsi come esseri umani.

La vicenda alla quale mi riferisco è  l'interessante ed inquietante caso della Gulabi Gang, le Robin Hood in sari rosa (Gulabi è appunto il rosa sfavillante dei loro sari) che operano in una regione dell'India centrale (la Bundelkhand) in difesa delle donne,  intervenendo ad esempio contro i mariti che picchiano le loro mogli, ma combattendo anche  la corruzione di poliziotti e politici. Le loro uniche  armi sono lunghi bastoni di bambù, mentre la loro forza e determinazione nasce dalla rabbia per una vita di soprusi in uno dei luoghi definiti tra i più poveri e violenti del mondo, dove nascere donna è il passaporto per un’esistenza fortemente discriminata. La Gulabi Gang è composta da oltre cinquecento affiliate, e alla loro guida c’è la quarantaseienne Sampat Devi Pal, con sei figli ed un vissuto da sottomessa alle usanze Hindù.

Perché  la vicenda  è inquietante? Perché ancora una volta abbiamo la testimonianza di come i più elementari diritti civili vengono facilmente calpestati dall’inciviltà del potere: la Pal e le sue compagne ora rischiano la prigione in quanto le loro azioni sono ovviamente considerate illegali da quel potere corrotto che loro cercano di combattere.

 

12:17 Scritto da perdersy in Universo donna | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: universo donna | OKNOtizie |  Facebook