14/08/2009

Il blog prende il volo

 

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Il blog prende il volo!
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un abbraccio virtuale a tutti
ed un arrivederci a Settembre
Alfia

22:28 Scritto da perdersy in blog life | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | Tag: viaggi, ferie, vacanza, alfia, canada | OKNOtizie |  Facebook

06/08/2009

Scorciare le distanze scorcia anche la comprensione del mondo

 

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"Fu una splendida decisione e l'anno 1993 è finito per essere uno dei più straordinari che io abbia passato: avrei dovuto morirci e son rinato. Quella che pareva una maledizione s'è dimostrata una vera benedizione. Muovendosi fra l'Asia e l'Europa in treno, in nave, in macchina, a volte anche a piedi, il ritmo delle mie giornate è completamente cambiato, le distanze hanno ripreso il loro valore e ho ritrovato nel viaggiare il vecchio gusto di scoperta e di avventura.

D'un tratto, senza più la possibilità di correre a un aeroporto, pagare con una carta di credito, schizzar via ed essere, in un baleno, letteralmente dovunque, sono stato costretto a riguardare il mondo come a un intreccio complicato di paesi divisi da bracci di mare che vanno attraversati, da fiumi che vanno superati, da frontiere per ognuna delle quali occorre un visto; e un visto speciale che dica "via terra", come se questa via, specie in Asia, fosse nel frattempo diventata insolita da rendere automaticamente sospetto chiunque si ostini a usarla.

Spostarsi non è stato più questione di ore, ma di giorni, di settimane. Per non fare errori, prima di mettermi in viaggio, ho dovuto guardare bene le carte, rimettermi a studiare la geografia. Le montagne sono tornate a essere possibili ostacoli sul mio cammino e non più delle belle, irrilevanti rifiniture in un paesaggio visto da un oblò.

Il viaggiare in treno o in nave, su grandi distanze, m'ha fatto riscoprire un'umanità, quella dei più, quella di cui uno, a forza di volare, dimentica quasi l'esistenza: l'umanità che si sposta carica di pacchi e di bambini, quella cui gli aerei e tutto il resto passano in ogni senso sopra la testa.

…… Appena si decide di farne a meno, ci si accorge di come gli aerei ci impongono la loro limitata percezione dell'esistenza; di come, essendo una comoda scorciatoia di distanze, finiscono per scorciare tutto: anche la comprensione del mondo."

Tiziano Terzani - Un Indovino mi disse

26/07/2009

Viaggio dunque sono

 

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Da anni tengo sempre a portata di mano  il VAGABONDING  di Rolf Potts  con la speranza che un giorno potrò svestirmi dell'abito da stanziale lasciando libero quello del  nomade, nella fiducia  che il vagabonding non sia solo una faccenda per ricchi annoiati o per giovani figli dei fiori, sognando il giorno  del riscatto, un giorno x nel quale,  affrancata dai doveri verso la società mercificata ma anche  dai vari lacci e legacci familiari, potrò scoprirmi libera di viaggiare  leggera per la vita, semplificando. In questo mese di luglio al  mio amato VAGABONDING è arrivato un fratello di latte, il nuovo libro del Jack Kerouac dell'era di internet, (http://www.rolfpotts.com) pubblicato da Ponte alle Grazie  con il titolo MARCO POLO NON CI E' MAI STATO Dieci anni di un viaggiatore postmoderno.

 

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Nella sua nuova "fatica" Rolf Potts ci offre venti storie di viaggio nelle quali c'è tutto un mondo da scoprire, dai stupendi angoli del nostro pianeta al prepotente avanzare della globalizzazione, dalle avventure più incredibili alle più ordinarie, in un viaggio antico ma sempre nuovo, perché i cambiamenti ridisegnano continuamente la mappa, perché ogni singolo luogo racchiude in sé tante chiavi di lettura, ed un occhio nuovo è  anche un nuovo esploratore che aggiunge qualcosa a coloro che lo hanno preceduto.

E per chi ama scrivere le proprie esperienze da vagabonding alla fine di ogni capitolo ci sono consigli su come diventare dei veri travel writers.

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<<Rolf Potts è nato a Wichita, Kansas, 32 anni fa. Dal 1994 gira il mondo con lo zaino sulle spalle e racconta le sue esperienze a New Yok Times Magazine, Salon.com, The Believer, Condé Nast Traveller, National Geographic Adventure, National Geographic Traveler. Ha un seguitissimo sito: http://www.rolfpotts.com/>>  da http://www.illibraio.it

 

 

 

 

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"Lo spirito umano è indomabile; io specialmente ho bisogno di spaziare molto"

(J. Wolfgang Goethe Viaggio in Italia 1786-1788)

26/06/2009

Le Cinque Terre

 

Cari amici pensavate che me la fossi data a gambe da questo mondo così tremendamente deludente? Ma quando mai?! Il fatto è che a forza di intrufolarmi tra le pagine di Google (ben 180 milioni) che annunciano, parlano, disquisiscono, discutono, del 21-12-2012, giorno in cui ci sarà la tanto preannunciata FINE DEL MONDO profetizzata dai Maya, ma anche dalla Sibilla romana, dai Ching cinesi ma anche da Nostradamus, mentre tanti si danno da fare nella costruzione di bunker sotterranei attrezzati, o semplicemente pregano allo scopo di accattivarsi gli dei, io mi sono detta:  posso correre il rischio di dipartire tra soli tre anni e mezzo senza aver visto le Cinque Terre, gioiello indiscusso della nostra bella Italia? Ecco così che zaino in spalla sono partita alla volta di quelle “geografie estreme”,  raro connubio di natura e ingegneria umana, colori artificiali e colori naturali, terre in salita e terre in discesa, un posto speciale dove perdersy,  in un orizzonte che ti sfida continuamente ad andare oltre, fino ad esserne ebbra.

 

 

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"O seni verdi d’Appennino
striati da mani di colore
aperti ai venti odorosi
di vele sartie di pelle
ruvida di fatica e sale,

aperti a brezze-echi di poesia
alitata da lontano
ma qui meditante su scogli e
lembi di mare umbratili d’ulivi....."

 

                                                              (Maria Luisa Daniele Toffanin)

                                                                                                                 

                                                                                          Riomaggiore

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Manarola

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Corniglia
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Vernazza
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Monterosso
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Portovènere
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09/03/2009

Di ritorno dall’Indocina

 

 

30 marzo 2008

 

Di ritorno dall’Indocina

 

Dalla lettera inviata al gruppo di lettura Amichedeilibri

 

Carissime amiche eccomi di nuovo tra voi, ancora un po’ stordita dal viaggio, ma ci sono.

Venerdì scorso è stata veramente dura passare dai 32 gradi della Cambogia ai 7 gradi di Roma.

 

In Cambogia sono stata solamente tre giorni, troppo pochi per potervi parlare di questo paese, e tutto il tempo è stato dedicato alla visita di Angkor, l’antica capitale dell’impero Khmer emersa dalla giungla, dal fascino indescrivibile, da vedere almeno una volta nella vita, veramente unica e indimenticabile.

 

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Relativamente al Vietnam, il primo impatto  che ho avuto è stato quello con un popolo  che sembra camminare  sull’acqua poiché l’acqua è ovunque, nelle risaie, nei fiumi incredibilmente ampi e numerosi,  nei canali, nei bacini, ovunque c’è acqua, ed è l’acqua che  fa vivere un paese ancora essenzialmente agricolo,  ed ancora  con un popolo che  vive sulla strada, nei marciapiedi ampi che sono la loro vera casa: nei marciapiedi i commercianti vendono la loro mercanzia,  i fabbri saldano  cancelli ed  inferriate, i meccanici riparano gli scooter e le biciclette, nei marciapiedi si prende il tè, si mangia, si chiacchiera, si fa  la tinta ai  capelli, si gioca a carte, ci si accuccia per riposarsi.

Dopo due giorni di permanenza ciò che emerge prepotentemente   sono i grandi contrasti, probabilmente tipici di una nazione sulla via dello sviluppo, con un piede nel passato e l’altro proiettato in un futuro sempre più occidentalizzato.  Un popolo di ragazzi e ragazze a cavallo di scooter,  rigorosamente vestiti in jeans, invade ogni giorno le strade delle grandi città ma anche dei piccoli villaggi, e si muove rumorosamente, velocemente, con una determinazione che si legge nel volto serioso, deciso a conquistare quel futuro di prosperità  che alla generazione precedente è stato negato da decenni di guerre devastanti.

 

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A questa immagine contrasta la povertà  assoluta delle periferie, della gente che vive nelle capanne che popolano le rive dei fiumi, del popolo che vive sui  fiumi, in barche trasformate in abitazione solamente grazie ad un  provvisorio tetto eretto con i materiali più disparati.

Allo stesso modo la bellezza incantata delle risaie, il verde rigoglioso della vegetazione tropicale,  l’eleganza degli abiti tradizionali che ancora si possono  ammirare nelle ragazze  in bicicletta che frequentano  la scuola superiore, nelle commesse di certi negozi, nel personale degli alberghi, abiti sinuosi, affusolati, che donano grande femminilità a donne non molto alte ma tutte assolutamente longilinee,  contrastano  con il disordine imperante su tutto, dalla mancanza di qualsiasi piano urbanistico alla sporcizia ammassata in ogni spazio libero,  dai fili elettrici e telefonici  che imperano  sopra ogni via come una fitta ragnatela, al caos di un traffico  oltremodo inquinante.

 

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A piedi nei mercati, nelle vie delle città, o semplicemente  dal finestrino dell’autobus,  ciò che salta ancora agli occhi  è la presenza delle donne in ogni attività della vita, donne curve sulle risaie dove lasceranno presto la loro giovinezza e la loro salute, donne accucciate nei mercati davanti ai cesti dove espongono la loro povera mercanzia, donne che gestiscono le bancarelle ed i negozi, donne che lavorano nei cantieri edili da sole o insieme agli uomini, ovunque le donne ci sono, tanto che mi sono chiesta: ma gli uomini cosa fanno? Fabbri,  meccanici, impiegati, vigili urbani, autisti,  si anche loro lavorano,  ma sia in Vietnam che in Cambogia la donna sembra essere la vera protagonista della vita economica brulicante nelle strade e comunque, diversamente dalla Cina, non c’è nei loro confronti nessun tipo di discriminazione, anzi, all’interno della famiglia sono tenute in grande considerazione,  e sembra che abbiano una posizione dominante rispetto all’uomo.

 

 

 Nel Vietnam il popolo ha ancora impressa nella memoria la tragedia della guerra con gli americani, gli orrori provocati dalle tonnellate di diossina che sono state scaricate sulla loro terra, e che sono ancora ben riconoscibili tra la  gente che  si incontra per  strada, le difficoltà affrontate durante l’embargo durato ben oltre un decennio,  le aggressioni militari della Cina che nel 1979 provocarono la distruzione di  320 villaggi e 4 città del nord, la guerra contro i Khmer rossi di Pol Pot,   e allora penso che forse è per questo che la gente sorride a fatica, in fondo è passato  solamente qualche decennio, veramente troppo poco tempo per dimenticare.

 

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Alfia

 

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24/02/2009

Birmania: un popolo dimenticato

 

Marzo 2007

Dalla lettera inviata al gruppo di lettura Amichedeilibri

"In buona salute (io, Alfia, e la mia amica Simona) venerdì scorso siamo tornate dalla Birmania,  e già questo è un buon risultato visto che abbiamo fatto la gincana fra mesdames  febbricitanti ed  une matrone affetta da tubercolo costante!!!

Mentalmente sono ancora in volo,  e domani in ufficio dovrò mettere le zavorre ai piedi per atterrare nel fascio di carte che nel frattempo si saranno accatastate sulla mia scrivania!

Il mio bioritmo è ancora sintonizzato con il sud est asiatico e alle tre di notte mi sveglio puntualmente,  pronta per iniziare la giornata; focalizzato il fatto  che fuori è ancora buio pesto e che tutti riposano nell’oscurità del fuso orario dell’Europa Centrale, non mi resta che abbandonarmi ai ricordi delle giornate birmane appena trascorse.

Davanti ai miei occhi sfilano i volti sorridenti dei bambini incipriati di thanaka, i corpi affusolati delle donne stretti nei seducenti longyi, i ragazzi dai torsi nudi che a colpi di mazza assottigliano l’oro sotto l’occhio vigile del padrone,  il monaco bambino dallo sguardo malinconico, il monaco ragazzo, bellissimo nella sua tunica arancione, composto e assorto nell’ottuplice pensiero buddhista.                  

Un  popolo dimenticato nell’isolamento imposto  dalla dittatura militare, costretto ad una vita miserevole nella quale perfino lo shampoo è un lusso troppo grande da potersi permettere, e nonostante questo sempre sorridente, composto e rispettoso senza essere ossequioso, attraversa continuamente la mia mente in un susseguirsi di fotogrammi che hanno il fascino di un mondo paradisiaco dove il tempo sembra essersi fermato,  ed insieme il dramma della povertà, dello sfruttamento, della mancanza  dei più elementari diritti umani.

La magia delle centinaia di pagode dell’antica Pagan, l’atmosfera unica dei monasteri di  Mandalay, il paesaggio  seducente del lago Inle, la spiritualità che si respira ad ogni passo nella Shwedagon Paya di Yangon, si alternano continuamente al ricordo delle parole amare,  con le quali  la nostra guida ci ha confidato che a primavera fuggirà dal suo paese per dare un futuro alla sua famiglia, consapevole del fatto che sarà un viaggio di sola andata

Un grazie pubblico a Simona per avermi proposto questo viaggio in un paese bellissimo, penetrante e magico  pur nella sua tragicità, certamente indimenticabile."

 

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15/02/2009

Namibia: Il mondo all'inizio del mondo

 

Di Alfia Cardoni

LUGLIO 2002: DESTINAZIONE NAMIBIA
Diario di Bordo

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17/07/02

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Partenza per Windhoek: 8 ore di viaggio per circa 550 Km.  Il Nomade finalmente guida con veri occhiali da sole grazie all’Alberto che glieli ha regalati: _____tanto erano del nostro amico Roberto!_______   Naturalmente non è mancato il pipistop, la sosta relax, ed il pranzo picnic.
Ad Okahandja ci fermiamo per visitare il mercato artigianale permanente e dare sfogo alle classiche spese turistiche: sculture di legno e piccoli oggetti d’uso domestico caratterizzano la mercanzia esposta nelle bancarelle. Quando stiamo per arrivare a Windhoek cominciamo ad abbacchiarci: anche questo ultimo giorno sta per finire.  Very ed io abbiamo il magone.
Arrivati in Hotel ci ritiriamo in camera per scrivere il bigliettino di saluto al Nomade. Prepariamo anche un pacchetto regalo contenente tutti i generi di prima necessità che lui ci ha ripetutamente scroccato durante il tour: fazzolettini di carta, gomme da masticare, sigarette, biscotti, cioccolate...insomma, per dirla con le sue parole,   tutto ciò di cui  avrà di bisogno” almeno per le prossime 24 ore.

A cena andiamo in un locale tipico, e prima dell’ordinazione gli offriamo tutti i nostri regalini, la mancia, e soprattutto la nostra lettera di saluto (per noi la più importante, chissà per lui?).
Ci emozioniamo tutti, e per Il Nomade è d’obbligo il  discorso d’addio: mi chiedo “sarà il replay di tanti altri discorsi in situazioni simili?” Anche se lo fosse (visto che il suo vocabolario non è molto ricco) siamo tutti convinti che ci lascia con dispiacere!!

La serata termina con l’ultima partita a carte prima della buonanotte, ovviamente a botta.

Ore 23.30 tutti a letto: è tardissimo per la prima volta in Namibia, di solito andiamo a dormire con le galline.

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18/07/02:
Appuntamento per la colazione da fare tutti insieme, e successiva  partenza per il viaggio di rientro in Italia.

Quando entriamo in aeroporto non siamo ancora pronti per scendere dal pulmino, almeno io, e chiedo al Nomade di fare un altro giro del parcheggio (mitica richiesta dice Very). Lui non crede alle proprie orecchie, ma con suo stesso stupore si presta e riparte per gli ultimi minuti in pullman: “Non ci posso credere ragazzi che sto facendo questo, è la prima volta che mi succede, giuro!”.

Facciamo subito il Chek-in e poi ce ne andiamo al bar per l’ultima sosta relax insieme al Nomade, con il quale sono d’obbligo anche le foto ricordo _____tanto dobbiamo finire i rullini!_____
Dopo il tè non poteva mancare l’ultima partita a botta con scontro finale tra me ed Il Nomade: ovviamente  perdo io.

Prima dell’ingresso al gate ci salutiamo con baci, abbracci, pianti: le lacrime si sprecano, Very è una fontana inesauribile. Anche Il Nomade non scherza come emozione, e ci segue con lo sguardo fino all’ultimo momento.

A Johannesburg prima sosta relax al bar senza Il Nomade.
Arriva anche il momento di salutare Micky, lei se ne va direttamente a Milano mentre noi di nuovo a Francoforte e poi Roma.
C’imbarchiamo: ci aspetta una nottata pessima, e alle quattro del mattino già iniziano a distribuire la colazione. A Francoforte grande corsa per trovare il gate del volo che ci deve portare a Roma. Il tempo a disposizione è pochissimo, e per fortuna che a Johannesburg ci hanno fatto la carta d’imbarco.

 Poiché sono arrivata alla pari con il racconto e c’è ancora tempo, io e Very  abbiamo deciso di commentare ora il viaggio. Lei però mi abbandona  subito poiché si deve fare le sopracciglia, e così scrivo da sola.

Descrivere le emozioni che abbiamo provato è difficile in quanto sono talmente profonde che qualsiasi parola sembra inadeguata ed il rischio è sempre quello di finire nel sentimentalismo. L’Africa che abbiamo visto è quella degli spazi infiniti fuori dal mondo, zone completamente isolate da tutto ciò che è tecnologia, dove la natura è la realtà predominante e incontrastata, e dove la vita mantiene intatta la sua dimensione umana, quell’autenticità che noi occidentali stiamo abbandonando, imprigionati come siamo in ritmi stressanti nei quali perdiamo di vista persino la nostra individualità. Nel nostro mondo civilizzato il consumismo ha creato un appiattimento generale delle menti e dei modi di vita, con la perdita della coscienza di noi stessi.
L’Africa australe mi ha lasciato la certezza  che ogni essere umano è un’identità in cui l’unica simbiosi vera è quella con la natura di cui è figlio e che è tale in qualsiasi parte del mondo ci si possa trovare. Tutto il resto sono degli addentellati in cui la casualità della vita ci ingloba e di cui non sempre siamo consapevoli. E’ la paura primordiale legata all’atavica lotta per la sopravvivenza che ci tiene inchiodati ai legami che ci si costruiscono intorno. In realtà potremmo essere noi stessi ovunque. Sentire che la prima e unica verità è quella d’essere parte del creato e che tutto il resto è relativo, è questa la vera grande libertà.

Ovviamente questi sono i miei sentimenti.
Alfia

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13/02/2009

Namibia: Il mondo all'inizio del mondo

 

 Di Alfia Cardoni

LUGLIO 2002: DESTINAZIONE NAMIBIA
Diario di Bordo

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16/07/02

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 Alle 6,30 entriamo puntuali nell’Etosha; giriamo per circa tre ore senza vedere neanche un animale, tanto perché, come ha detto ieri  Il Nomade, di buonora si hanno  maggiori possibilità d'incontrarne! E ci siamo alzati all’alba per questo!
Dopo un piccolo relax nel campo di Halali, al centro del parco,  ripartiamo un po’ scoraggiati: abbiamo già consumato tre quarti della mattinata e non è successo nulla. Poco dopo non possiamo credere ai nostri occhi, una pozza d’acqua è piena d’animali: zebre, tre giraffe, gazzelle (queste non mancano mai), faraone, piccoli uccelli dai colori molto brillanti nelle sfumature del blu e del giallo, insomma una moltitudine d’animali, veramente una scena bellissima.

34___A34.JPG Dopo riprese, foto, commenti, ed esclamazioni di gioia, si riparte per altre vie. Ad un certo punto ci troviamo in una stradina piena d’inconfondibile cacca d’elefanti (affettuosamente chiamati Ele), la quale sembra anche abbastanza fresca. Percorriamo qualche chilometro vedendo solo cacca e se c’è la cacca, per di più fresca, ci devono essere anche i legittimi proprietari! Giriamo ancora a vuoto _________ stiamo quasi perdendo le speranze _________quando un’inchiodata del Nomade ci fa girare la testa verso tre bellissimi Ele  perfettamente mimetizzati nei fitti arbusti grigi e spinosi della boscaglia. Avanzano lentamente verso di noi, ed attraversano la strada proprio davanti ai nostri occhi, permettendoci di osservare tranquillamente la loro imponenza (Very dice il loro splendore!).

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Ripartiamo pensando che oramai la mattinata si concluda con questo colpo di fortuna.
Poco dopo tre giganteschi kudu c’invogliano a fermarci di nuovo: vogliamo ammirarli con calma (il tempo non manca).

Ci sono anche zebre e gazzelle. Notiamo che tutti gli animali  guardano nella stessa direzione e che sono praticamente immobili. L’Alberto riprende la scena con la sua Super 8; ad un certo punto un animale particolare attraversa l’obiettivo e lui esplode in un’entusiastica esclamazione di sorpresa: “un leone, eccolo, un leone, l’ho visto dentro la telecamera !!!!!” Finalmente uno dei  340 esemplari rimasti di Pantera Leo è davanti ai nostri occhi !!! solo 340 su oltre 22.000 kmq di parco!!!! Un colpo di fortuna non c’è che dire.
Incredibile, non ci speravamo proprio più!! Ed Il Nomade: “ è un leone, zitti, fermi, forse vuole fare caccia, zitti, state zitti, fermi”. Lui ovviamente si eccita più di tutti e vuole il binocolo (neanche a dirlo, il nostro). Il leone si avvicina, lo vediamo camminare agitato fra i cespugli, forse ha fame. Gli altri animali sono tutti immobili e guardano dalla sua parte. E’ una scena bellissima, di quelle che abbiamo sempre visto nei documentari e che ora osserviamo nella realtà.
Sembra impossibile, ed è veramente una grande emozione. Delle zebre scappano non appena il re della savana esce allo scoperto, anche se in realtà egli non sembra particolarmente interessato a loro. Ad un certo punto lo perdiamo di vista con nostro gran disappunto: ci dispiacerebbe troppo che sia già finita.

LEONE.JPGInvece Pantera Leo ha attraversato la strada alle nostre spalle, e  Simone riesce ad  individuarlo: immediata retromarcia del Nomade (sulla guida del mezzo non gli si può proprio dire nulla), ed eccolo, ce l’abbiamo proprio davanti, attraversa di nuovo la strada una, due, tre volte. Il suo manto, la sua bellissima criniera, i suoi movimenti regali, risaltano nel bianco polveroso dello sterrato. La nostra emozione è alle stelle: anche Il Nomade finalmente sembra mostrare un autentico entusiasmo per questa scena africana.
Infine s’inoltra definitivamente nella boscaglia, scomparendo dalla nostra vista. Attendiamo pazienti, “speriamo che vuole cacciare” dice ripetutamente Il Nomade: non si tiene, è più eccitato di noi!.
Pensiamo che se ne sia andato definitivamente, anche se notiamo che gli animali mantengono un atteggiamento sospettoso e vigile. Stiamo perdendo la fiducia quando lo sentiamo ruggire più volte. Resta il fatto che la speranza che lui cacci si spegne dopo circa venti minuti che aspettiamo. Poi, a mente fredda, non è difficile ricordarsi che sono le femmine a cacciare, così pensiamo che i ruggiti eccitati lanciati dal nostro amico potevano essere un richiamo per le sue compagne.
Ce ne ritorniamo al lodge veramente emozionati per quello che abbiamo visto, ed il mal d’Africa cresce in maniera esponenziale.
Dopo pranzo abbiamo davanti un pomeriggio di vero relax.
Solo intorno alle quattro, quando il sole sta calando e la piscina è quasi completamente in ombra, Veronica  e Alberto decidono che è ora di fare un bel bagno. L’Alberto  ha difficoltà ad immergersi subito, ed improvvisa un balletto africano con influenze occidentali per scaldarsi un po’. Very invece si tuffa di botto, e la mimica della sua faccia mentre cerca disperatamente di reagire al gelo dell’acqua è di uno spasso incredibile. Alla fine anche L’Alberto si tuffa,  seguito dal Nomade e da Simone. Miky ed io preferiamo  gustarci  la scena nel tepore degli ultimi raggi di sole. 
A cena siamo tutti un po’ tristi. Domani sarà l’ultimo giorno in Namibia.

 

 

12/02/2009

Namibia: Il mondo all'inizio del mondo

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Di Alfia Cardoni

LUGLIO 2002: DESTINAZIONE NAMIBIA
Diario di Bordo

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15/07/02

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Oggi si parte dal Naua Naua in direzione dell’Etosha.

Tra poco entreremo nel più grande parco del continente africano, ed uno  dei primi parchi naturali del mondo. Esso risale ai primi del novecento, e nasce dalla volontà di un governatore tedesco di proteggere la fauna dalle campagne di caccia selvagge e sterminatrici. Le sue grandi dimensioni rendono più difficile l’avvistamento degli animali meno popolosi  come i felini e gli elefanti.  Entriamo nel parco intorno alle nove  e subito c’imbattiamo nelle giraffe: ne vediamo a decine nella boscaglia. Anche le zebre non mancano, anzi, direi che ce ne sono a centinaia: hanno dei posteriori bellissimi, sodi e rotondi. Ovviamente c’è anche tutta la famiglia dei bovidi, ovvero antilopi, gnu, orici, dik dik, gazzelle, impala ecc

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Pranziamo all’interno del parco in una struttura ben protetta da un’alta recinzione. Alle due del pomeriggio Il Nomade ci fa alzare dal tavolo per fare il giro delle pozze


All’inizio nulla, poi incontriamo alcune giraffe proprio ai bordi della strada dove sono occupate a gustarsi le foglie degli arbusti spinosi, il loro pasto preferito. Il nomade si avvicina a velocità minima e loro non scappano: così le possiamo ammirare a solo qualche metro di distanza. Sono proprio bellissime, eleganti e nello stesso tempo simpatiche con quei loro buffi musi. Il Nomade c’insegna a distinguere le femmine dai maschi: quest’ultimi semplicemente hanno le macchie più scure.
Poco dopo attraversiamo un tratto dove ci sono innumerevoli alberi sradicati ed evidenti cacche d’elefante.  Very comincia ad agitarsi e li evoca di continuo: poco dopo l’Alberto li avvista nei pressi di una grande pozza d’acqua. Ci avviciniamo, ed Il Nomade raccomanda a tutti il silenzio: si sente solo lo scatto delle macchine fotografiche ed i nostri commenti sommessi. Due elefanti  avanzano verso di noi per attraversare la strada, e così possiamo osservare da vicino  il loro buffo modo di asciugarsi spruzzandosi addosso la terra che riescono ad alzare con  la proboscide All’interno del pulmino si  crea un’atmosfera d’ammirazione silenziosa ma dura poco: quasi subito L’Alberto  irrompe con  uno dei suoi tipici commenti “ma che se spruzza il borotalco?!!”

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 Prima di lasciare il parco abbiamo occasione di osservare anche alcuni sciacalli ed una iena.
Ce ne usciamo che sono quasi le cinque di sera, completamente soddisfatti.
Arrivati al lodge  ci intratteniamo  a vedere il filmino girato fino ad oggi da Alberto; ci siamo tutti tranne Il Nomade che si è ritirato nella propria stanza: ci raggiunge dopo circa mezz’ora proprio nel momento in cui stiamo vedendo la sua abbuffata d’ostriche: disgustato ci obbliga a trascinare la pellicola più avanti. Se farà altre gite in barca, come immagino che farà, sicuramente saprà cosa non mangiare

Alle 21.30 tutti a letto: domani mattina sveglia alle 5, in tempo per entrare alle 6.30 nel parco, con la speranza di vedere qualche felino.

11/02/2009

Namibia: Il mondo all'inizio del mondo

 

Di Alfia Cardoni

LUGLIO 2002: DESTINAZIONE NAMIBIA
Diario di Bordo

 

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Domenica 14/07/02

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Sveglia ore 6.30, tanto per cambiare.
Questa mattina Il Nomade sembra tornato in piena forma.

Andiamo a vedere la “foresta pietrificata”, nome improprio poiché c’è veramente poca cosa, comunque ogni manifestazione della nostra amata terra, anche la più esigua, è sempre uno spettacolo unico. Come scrisse Goethe nel suo Viaggio In Italia: “La natura è sempre l’unico libro, di cui ogni pagina abbia un grande contenuto”.


Si riparte in direzione nord.

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Arriviamo al lodge Naua Naua in tempo utile per il pranzo: è un posto bellissimo,  fuori dal mondo, gestito da un africano bianco e da sua moglie australiana. Lui è veramente un uomo affascinante: alto, biondo, senza un chilo di troppo, fuma la pipa e va in giro con il coltello appeso alla cinta. Dopo pranzo ci gustiamo un momento di relax in piscina. Ancora una volta abbiamo un approccio con il silenzio quasi totale, disturbato ogni tanto solamente dal canto degli uccelli, da qualche verso di zebra che echeggia in lontananza, e dai movimenti di Very che proprio non riesce a stare ferma.  Sembra veramente di essere in paradiso, in simbiosi con la natura, ed in pace con il mondo.

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Alle 16.30 si parte per andare a vedere i ghepardi che vivono nella proprietà del Naua Naua   in condizioni di semicattività. Per attirarli nel punto dove ci fermiamo con la jeep hanno legato ad un tronco d’albero dei pezzi di carne fresca. In questo modo non se ne vanno e sono costretti a mangiare il loro pasto davanti ai nostri occhi. Questi felini sono degli animali veramente affascinanti, di un’eleganza unica. Il loro corpo è lungo e flessuoso, così pure le loro zampe, e sembra che riescono a raggiungere i 112 km/h. Tra i felidi non li batte proprio nessuno, sotto ogni aspetto.

Very nella foga di fotografarli non vede dove si appoggia, e trasforma la sua graziosa canottiera in un asciugamano da carrozzieri: “Poco importa” sentenzia appena se ne rende conto, “tanto ne ho una valigia piena !” Miky  fa un vero e proprio servizio fotografico, ed il religioso silenzio imposto dalla circostanza risuona solo dei suoi scatti.

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Quando la carne sta per finire, e quindi anche lo spettacolo, si parte in direzione di un’altura per godere di un panorama stupefacente. Assistiamo al tramonto su un paesaggio da sogno, il mondo alla fine del mondo, il mondo all’inizio del mondo, puro, essenziale, unico e irripetibile.

 

 

 

   

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A cena l’ambiente è familiare, caldo ed   accogliente,  per non parlare del nostro ospite; anzi, dice Very, parliamone! Lui cena con noi, e mentre fa conversazione con Il Nomade, io e Very  c’inebriamo della sua voce  calda e profonda. Veronica  tira sospiri a non finire e sogna notti namibiane da trascorrere nel letto spazioso del lodge, con i veli fluttuanti nella leggera brezza serale, tra sussurri e turbamenti.

Dopo cena ci ritiriamo tutti nel terrazzo del salotto che è comune alle nostre stanze, ansiosi di ammirare il cielo: le stelle così intense, dense, vicine, così straordinariamente visibili, io credo sia un dono della vita poterle vedere. Da noi è impossibile, anche nel punto più buio dei nostri monti.   Il generatore è spento, e siamo nell’oscurità più completa. Proviamo tutti a stare zitti per goderci ancora di più lo spettacolo: siamo in contatto con il grande mistero dell’universo, mai come ora così tangibile. La via lattea è lì davanti ai nostri occhi, così evidente che sembra di poterla toccare semplicemente allungando una mano, e le stelle sono così luminose da togliere il fiato. E la luna? dimenticavo la luna che sta calando: è di un colore così intenso che sembra quasi rossa, ed è grande, immensa, molto più grande di quanto siamo abituati a vederla in Italia.  L’unica che non riesce a stare zitta a lungo è Very: forse ogni tanto pensa al nostro ospite e non riesce a far calare l’adrenalina accumulata durante la cena.
Alla fine è lei che ci richiama nel salotto, dove finiamo per giocare a carte, e precisamente a botta. Una botta veramente micidiale la prendo io dal Nomade, che quasi mi sconquassa la mano destra. Fortuna che poi rimedia con un bel massaggio.