06/07/2009

L’istante

 

 

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                                                                                                                             foto di Perdersy ©

 

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Anche se una buona fama deve essere rispettata, anche se i

costumi di questo polveroso mondo non sono da disprezzare,

gli esseri umani vivono solo per una combinazione degli

elementi, la terra, l’acqua, il fuoco, il vento.

 .

Questa vita è marchiata dal sigillo della nascita e da quello della morte,

la puoi paragonare alla schiuma delle onde o alla

rugiada sul filo d’erba: può dissolversi in un attimo.

 .

Questa vita umana, anche se colma di cent’anni di ricchezze

e di onori, non è che l’istante di un mattino

nel mondo degli immortali

 

Dal Hoi chan bien [Il registro degli immortali]

pubblicato nel 7° anno di Thieu-tri

  

17/06/2009

Tra umide lenzuola

 

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Le tue parole sono lame taglienti
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tra bianca carne di alabastro
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(Alfia)

15/06/2009

Tra umide lenzuola

 

 

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Occhi che scavano altri occhi

 

Mani che scavano altre mani

 

mentre labbra di melograno

 

sono suoni indistinti

 

tra umide lenzuola.

 

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(Alfia)

07/06/2009

L'audacia ha in sé genio, potere e magia

 

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Qualunque cosa tu possa fare,
o sognare di fare, incominciala.
L'audacia ha in sé genio, potere e magia.
 Incominciala adesso
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(Johann Wolfgang Goethe)

30/04/2009

La cima

 

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Svegliarsi nella cornice delle Alpi,
mentre il sole dolcemente le accarezza.
Nasce il desiderio di scoprire

le valli strette e avvolgenti,
Accanto il letto del fiume di neve,

ghiaccio e acqua che ti fa compagnia.
Puntare il dito sulla cima
e vederla così piccola nella sua vasta immensità,
Pensare di conquistarla, passo dopo passo,
mentre è il suo fascino che ti conquista....
Arrivare fin lassù per sentirsi grandi, quando si è piccoli,
per sentirsi vuoti, quando si è pieni....
La pienezza dell'animo fatta di gioia e calore,
che solo le Alpi ci sanno donare.

 

 

 

(La Cima di Carla Piantoni)

 

(CAI Sezione di Terni)

 

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ringrazio la mia amica Carla per avermi permesso di pubblicare le sue emozioni

16/04/2009

Ogni passo fa nascere una brezza

 

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"In un centro Zen, all'ingresso del sentiero per la meditazione camminata, c'era un masso. Sul masso erano incise queste parole: "Bo bo Thanh phong khoi", che significano: "Ogni passo fa nascere una brezza". Che frase stupenda! La brezza rinfrescante è l'esperienza della pace e della liberazione che soffiano via l'opprimente afa delle preoccupazioni dal vostro ciclo di nascita e morte, portando gioia e libertà nelle nostre vite.  Amico caro, perchè non provi a camminare anche tu in questo modo? Fallo per il nostro mondo."

Thich Nhat Hanh da "Essere pace"

09/02/2009

Dedicato ad Eluana

 

" ... così, ognuno,
leggeva in modo diverso
quel libro della creazione
che può essere decifrato
nei due sensi,
e i due sensi si equivalgono
perchè nessuno sa ancora
se non si vive che per morire
o non si muore che per rinascere. "
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(Anna Soror, Marguerite Yourcenar)

30/01/2009

La montagna siamo noi

 

 

“ Camminare per le montagne è uno sciocco piacere » disse il Baiai Lama a Heinrich Harrer nel film Sette anni in Tibet. Il Compassionevole, l'Oceano di saggezza è in grado di scendere in se stesso e di uscire dalla nostra prigione materiale e morale senza bisogno di salire, di faticare. Ma noi che viviamo in città, che mangiamo senza fame e beviamo senza sete, che ci stanchiamo senza che il corpo fatichi, che rincorriamo il nostro tempo senza raggiungerlo mai, abbiamo bisogno di riprenderci le nostre vite, di trovare una strada che ci riporti al centro di noi stessi. Quando si ha, come noi, una tale sicurezza materiale da non temere più di tanto per il futuro, quando non ci si domanda cosa succederà la settimana prossima, quando si ha sempre di che vivere e non si sa più per cosa, si forma intorno a noi una prigione senza confini, da cui è difficile fuggire. 
   Una delle vie maestre, la più faticosa e feconda, è quella che conduce alle terre alte. Guai a perdere il bene della montagna e della natura, volgere le spalle alla sua verità profonda. È fatta di bellezza, di fatica, di solitudine e silenzio: valori poco alla moda, che aiutano a vivere. Il vero isolamento, quello che ci fa sentire soli, non è una condizione fisica, è uno stato morale. È rimanere fra gente insulsa e compiere azioni insignificanti, è produrre cose inutili che mortificano la nostra

vita e la svuotano di senso.
  

La montagna, in tempi di carestia fisica (di aria, di acqua, di terra) e spirituale (etica ed estetica), è una delle ultime risorse per salvare il pianeta e le speranze dell'uomo. Frequentare la natura e le terre alte è un modo fondamentale per ritrovare dignità, poesia, contemplazione, senso dell'eroismo. Ciò che di buono, insomma, si agita di tanto in tanto nel nostro animo. 
 

  La montagna siamo noi, la nostra parte più nascosta, preziosa e vitale. Come il duende, il demone della creatività descritto da Federico Garcia Lorca in un saggio immortale, non è tecnica, non è fantasia, non è intelligenza. Non è solo questo. La montagna ci solleva e ci fa patire, ci trafigge nel profondo, ci scuote e infine ci lascia muti. È una forza istintiva e potentissima, inesprimibile, "che sorge dalle più segrete stanze del nostro sangue" dice García Lorca. È un grumo dionisiaco che contiene gioia e dolore, solitudine e amicizia, canto e silenzio, vento, ghiaccio e sole splendente. È trasalimento, è un potere misterioso che brucia il sangue e prosciuga. È una ferita inguaribile,

attraverso la quale scorre il nostro sangue più puro “

Carlo Grande – Terre alte. Il libro della montagna

13/01/2009

Piovono come pietre le tue parole

 

 

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foto tratta da http://www.artelabonline.com/articoli/view_article.php?id=1894

 
opera di MORENO BONDI
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Piovono come pietre le tue parole

su questo letto di anima e sangue

Assonanze distorte

rompono l’armonico fluire

Schegge su schegge

tra goccia e goccia

gettando a terra laceri brandelli.

(Alfia)

 

09:58 Scritto da perdersy in Parole sparse | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: pensieri, parole, alfia | OKNOtizie |  Facebook

10/01/2009

La mia Itaca

 

 

La mia Itaca

***

Sei arrivato con la forza di un uragano nella mia bella vita ordinata, sconvolgendo la mia anima nei suoi recessi più profondi, sei arrivato con la dolcezza di un sussurro fra le pieghe della mia pelle assetata, sei arrivato e sei restato, per un tempo interminabile, fra sogno e realtà, paura ed estasi, sussurri e lacrime di sangue.

Ti ho trattenuto con prepotenza, ancorandomi alla tua presenza come un naufrago alla riva, incapace di esistere altrimenti, costruendo giorno dopo giorno la mia prigione intorno a briciole d’amore, ti ho voluto con disperazione, rabbia, sottomissione. Ti ho voluto e ti ho perso, lungo lo scivolare del tempo che porta con sé altri orizzonti, desideri repressi, bagliori di una vita illuminata dal sole, scampoli di altre libertà, diverse ma ugualmente essenziali. E mentre tu andavi verso altre mete, io percorrevo il baratro della negazione, dell’affetto violato, delle promesse deluse.

Tempo in bilico fra vuoti di esistenza e volontà disperata di rinascere. Di rinascere oltre, oltre gli altri, oltre l’amore, oltre l’amicizia, di rinascere fuori, cercando altre dimensioni, di rinascere dentro, in un tempo senza fretta di arrivare, perché la mia Itaca era già dentro di me, dovevo solo cercarla, perché Itaca sono io.

La mia Itaca non ha pareti domestiche, né tavole apparecchiate, la mia Itaca è sulla strada acciottolata che si svolge davanti ai miei occhi e corre incontro alla valle; le sue pietre parlano di carri carichi di speranza e del loro andare lento, il silenzio rotto solo dallo stridore delle ruote e dallo zoccolio dei muli.

La mia Itaca non ha recinzioni, né guardie ai cancelli, la mia Itaca è nelle colline che mi circondano, con i campi nudi, e le sommità rotonde ed assolate rotte solo dalle folte chiome, pennellate di colore sulla terra cruda.

La mia Itaca non ha fondamenta, né ancore nei porti, la mia Itaca è nello scorrere impetuoso delle acque sotto di me, il loro fragore è una nenia antica, un racconto infinito che sussurra di bisogni ancestrali e antiche passioni, di odi e vendette, amori dovuti e amori rubati, diversi ma sempre uguali nella loro incontenibile pressione.

Guardo le acque trasparenti riflettere il mio volto disteso nella leggerezza di un’essenza nuova, con la quale percorrerò strade già percorse, e viaggerò su nuove strade, non più polvere nella polvere, ma realtà sospesa fra terra e cielo, libera dal bisogno del dare e del ricevere, affrancata dalla pressione del futuro, perché nella vita non c’è meta, perché la vita stessa è la meta.

Guardo le acque trasparenti riflettere il tuo volto che torna a cercarmi di nuovo, con il sorriso fragile di un bambino, deluso da libertà che non fanno volare, arido di tenerezza, assetato di vita vera. Ti vedo, ma non posso restare, è ora che io vada di nuovo sulla strada, con i miei occhi aperti sul mondo, nella pienezza del mio tempo.

Alfia Cardoni