14/06/2009
L'anno della lepre
Innanzitutto vorrei fare un appello all’editore: per cortesia, scelga un altro tipo di rilegatura, dover usare tutte e due le mani per tenere il libro aperto è una vera tortura: può andar bene per chi non ha che da oziare e può dedicarsi alla lettura sprofondando comodamente nel divano senza doverci abbinare nessuna attività collaterale, ma per coloro che possono sfruttare solamente certi particolari momenti della giornata diventa una vera punizione. La cosa più crudele dal mio punto di vista è toglierci il gusto di leggere mentre si fa colazione, perché non c’è nulla di meglio di un buon libro mentre si sorseggia un tazza di latte, un tè, o un succo di frutta, il migliore viatico per affrontare l’imperante quotidianità.
A parte questo appunto ad Iperborea, L’anno della Lepre di Arto Paasilinna è un romanzo che si legge in un batter d’occhio, una gustosa parabola sul senso della vita raccontata con ironia e gusto del paradosso.
Superato il fastidio della scomoda rilegatura sono entrata nello zaino di Vatanen e a volte da sola, a volte in compagnia della sua lepre, ho assaporato la sua capacità funambolica di passare dal paradosso alla denuncia sociale, dalla suggestiva solitudine delle immense foreste al susseguirsi di avventure tanto esilaranti quanto inverosimili, dalla malinconia di una vita solitaria ai toni epici della conclusiva caccia all’orso, simbolo del lato oscuro e violento della personalità umana. Soprattutto ho assaporato il gusto del viaggio solitario in una natura selvaggia e sconfinata che tanto rappresenta una parte fondamentale del mio essere in questo mondo. Momenti più o meno lunghi di solitudine con solo la natura intorno che ti parla in un linguaggio universale, sia che ci si trovi sulle Alpi Orobie piuttosto che nelle savane africane, sono il più alto grado di libertà che un essere umano può assaporare. E per libertà intendo non solo quella dai legami umani che ci tengono ancorati in un determinato posto, dalla necessità di conformarci alle esigenze di una società strutturata, ma anche la libertà da tutti i meccanismi mentali che ci imprigionano per nostra stessa natura: dal bisogno di avere continue conferme dagli altri per alimentare la stima di noi stessi, al desiderio del possesso, dalla paura della solitudine al bisogno di affermazione. Il riconoscermi in un Vatanen che fugge dai compromessi di una vita incanalata per ritrovare se stesso e tornare ad essere padrone del suo tempo, scoprendo nel malsicuro leprotto l’umanità perduta nei meandri dell’efficientismo borghese, mi ha fatto amare il romanzo di Paasilinna a tal punto che lo tengo ancora a portata di mano per tornare ogni tanto a scorrerne qualche riga e ad assaporare gli sconfinati paesaggi finlandesi.
17:19 Scritto da perdersy in Le mie letture | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: libri, letteratura, scrittori, paasilinna arto, finlandia | OKNOtizie |
Facebook


