10/12/2008

Il Milanese, Caravaggio da Milano, o ancora semplicemente Caravaggio?

 

 

 

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Ebbene sì,

da qualche tempo si ventila  che Caravaggio non possa più essere chiamato Caravaggio! Sapete immagino della clamorosa scoperta fatta nell’archivio diocesano di Milano da Vittorio Pirami: “ tra i registri della parrocchia di Santo Stefano è stato ritrovato l’atto di battesimo di Michelangelo Merisi. È la prova, a lungo cercata invano dagli studiosi, che il pittore nacque non nel paese del Bergamasco da cui prese il nome, ma nel capoluogo lombardo e qui fu battezzato il 30 settembre 1571, giorno successivo alla nascita

 

Ma ci si potrà mai abituare a chiamare Michelangelo Merisi Il Milanese, come magari vorrebbe il sindaco di Milano Letizia Moratti? Certo non possiamo chiamarlo Michelangelo poiché l’omonimia con il grande Buonarroti sarebbe inaccettabile per entrambi; e come allora? Caravaggio da Milano? Potrebbe essere la giusta soluzione in quanto il “Da Milano” sarebbe semplicemente una specificazione del nome, della quale quindi si può anche fare a meno  lasciandola a chi ha la mania della precisione, mentre noi amanti solamente dell’arte potremmo continuare indisturbati ad interpellare messer Michelangelo Merisi semplicemente Caravaggio, facendo salve tutte le emozioni che il suono di quel nome riesce ad evocare nella nostra mente. D’altronde, non si può mica pensare di apportare un’errata corrige al fiume di pagine già scritte sull’ ”artista maledetto” solo per compiacere i linguisti appassionati di onomastica!

In fondo, anche il grande Leonardo da Vinci non viene comunemente chiamato Leonardo?

 

Ma torniamo alla scoperta di Vittorio Pirami:

 

Sotto l’anno 1571, al mese di settembre, così si legge sul foglio: «Adi 30 fu bat(tezzato) Michel angelo f(ilio) de D(omino) Fermo Merixio et d(omina) Lutia de Oratoribus/ compare Fran(cesco) Sessa». Il pittore era nato a Milano il giorno prima, il 29 settembre, festa di San Michele Arcangelo

 

Il documento «preciso e inequivocabile» è emerso il 14 febbraio (giorno di san Valentino) nell’Archivio Storico Diocesano di Milano. Ed è sorprendente sapere che a scoprire la chiave di questo enigma non è stato né uno storico dell’arte di lungo corso né un archivista di professione, bensì un brillante ex manager in pensione con la passione per la storia dell’arte, la paleografia e la diplomatica. Vittorio Pirami, 67 anni, pistoiese che vive in provincia di Milano, è un signore alto, atletico, coi capelli candidi e fluttuanti come quelli di Albert Einstein. Nella vita professionale si è occupato di grande distribuzione e ha lavorato per il gruppo Fininvest. Nel tempo libero, e soprattutto in occasione della pensione, si è messo a coltivare con molta serietà e determinazione la storia dell’arte e l’archivistica, frequentando come uditore l’Università Statale di Milano per seguire, tra l’altro, le lezioni del professor Giulio Bora, grande esperto della Milano borromea. Il “maturo” allievo ha dimostrato una particolare attitudine per le ricerche d’archivio, e si è concentrato sul recupero di notizie su pittori italiani e fiamminghi attivi a Milano nel XVII secolo.

 

Siamo di fronte al classico caso di “serendipity”: cercando notizie su oscuri maestri di stanza a Milano, Vittorio Pirami si è imbattuto nell’anello mancante, nel documento decisivo tanto a lungo atteso, nella notizia davvero «bomba»: ha trovato la registrazione del battesimo di Michelangelo Merisi. E l’ha trovata dove nessuno si aspettava che fosse e dove nessuno, ovviamente, è mai andato a cercarla. Cioè tra i registri della parrocchia milanese di Santo Stefano in Brolo, chiesa tutt’ora esistente in piazza Santo Stefano. Consultando il volume relativo agli anni 1564-1587, sotto l’anno 1571, sotto il mese di settembre e al giorno 30, così il fortunato ricercatore ha potuto leggere:

 

 «Adi 30 fu batz.o Michel angelo f. de d. fermo merixio et d. Lutia de oratoribus / compare d. fran.co sessa». Che sciolto dalle abbreviature e tradotto dice: «Oggi 30 fu battezzato Michel Angelo, figlio del signor Fermo Merisi e della signora Lucia Aratori. Compare il signor Francesco Sessa»……. Resta da capire come mai la famiglia Merisi sia andata ad abitare nella parrocchia milanese di Santo Stefano in Brolo, e perché subito dopo la nascita di Michelangelo si sia trasferita in quella di Santa Maria alla Passarella. E resta da capire chi fosse mai questo Francesco Sessa che ha fatto da padrino al battesimo. Ma questi, ormai, sono solo dettagli. Vittorio Pirami sta approntando un saggio scientifico sul ritrovamento da affidare alla stampa specializzata. E la rivista longhiana «Paragone» ha già accettato di accoglierlo. In effetti è la sede più adatta perché proprio dal grande Roberto Longhi scaturirono i primi e più pressanti interrogativi su Caravaggio

 

Comunque, cari amici, la scoperta del Pirami non  resterà certo indiscussa poiché dal paese bergamasco si levano voci di protesta supportate semplicemente dal fatto che «Nei documenti notarili il pittore ha sempre dichiarato di essere nativo di qui», mentre l’ex manager non si scompone e afferma: “Molti a Caravaggio sono delusi, lo so e mi dispiace. Ma non posso farci niente, la verità è nelle carte”.

 

Per approfondimenti: http://www.caravaggioamilano.it/pdf/atto_nascita.pdf

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=159759

06/12/2008

Parlare del sacro significa parlare dell’umano

 

 

Ancora su Caravaggio, in occasione dell’esposizione di Palazzo Marino http://libriinviaggio.myblog.it/archive/2008/12/04/esposi...

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  “ Uomini, uomini, uomini: dal giorno della creazione, una teoria interminabile di corpi, di carne che periva e si rinnovava, che moriva e risorgeva. Su cui dall’alto calava la luce divina, la luce della grazia, capace di redimere anche il peccatore più truce. Così diceva, e così sperava. Chi era più peccatore di lui, chi più di lui meritevole di dannazione? Ci sarebbe mai stata grazia anche per lui?

 

Parlare del sacro, allora, significava parlare dell’umano. Era nella carne dell’uomo che il sacro trovava la propria ragion d’essere, il compimento. Michelangelo aveva dato veste mitica al corpo dell’uomo, ponendolo quasi sullo stesso piano di Dio. Adesso, per arginare l’insensata gara dei manieristi a chi era più michelangiolesco, occorreva riscoprirlo, quel corpo, nella limitatezza e nella grandezza che gli erano propri. Fargli dire la miseria, la fragilità, la sofferenza, ma anche la speranza che accoglieva. Quel corpo capace, attraverso sensi limitatissimi, di arrivare a Dio.

 

C’è di nuovo una cappella ad attenderlo. E’ arrivata un’altra commissione. A dispetto delle stilettate degli Zuccari, è sulla cresta dell’onda. Due dipinti laterali nella cappella dell’Assunta di Tiberio Cerasi, a Santa Maria del Popolo. E’ l’occasione di un confronto diretto proprio con Carracci, cui era stato affidato il dipinto dell’altare: un trionfo di luminosità, colori brillanti, compostezza.

 

La luce è il tarlo che lo rode. Ma la intende in maniera diversa da Carracci. La sua non ha fonti evidenti, visibili. Arriva da qualche punto imprecisato dell’universo e cambia, modifica, trasfigura.”

 

 

Da Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro

 

 

 

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04/12/2008

Esposizione straordinaria del Caravaggio Odescalchi a Palazzo Marino

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Se come me amate Caravaggio e la sua ineguagliabile pittura, se lo seguireste ovunque come i fans di Vasco seguono il mitico Rocker in ogni suo tour, allora non dovete assolutamente perdere l’esposizione della Conversione di Saulo, opera di proprietà della famiglia Odescalchi, a Milano,  presso  Palazzo Marino, fino al prossimo 14 dicembre 2008, con ingresso gratuito.

Contrariamente al programma iniziale la mostra resterà aperta anche nei giorni 6 e 8 dicembre. Chiusura il 7.

 

L’iniziativa è di Eni (www.eni.it/cultura) : in accordo con il Comune di Milano, abbiamo immaginato e progettato di dare alla Città la possibilità di ammirare per un mese un’opera straordinaria come la Conversione di Saulo di Caravaggio, la cui abituale collocazione in una casa privata ne rende difficile la visione. L’esposizione del capolavoro nel cuore della città, nella splendida sala Alessi di palazzo Marino, restituirà ai visitatori un momento di grande suggestione in cui l’opera sarà l’unica vera protagonista dell’evento. Un’occasione unica di crescita culturale per chi avrà voglia e interesse di vedere da vicino questa bellissima opera e una nuova opportunità per Eni per ribadire un concetto nel quale crediamo profondamente: la produzione di momenti di cultura non è mai una spesa, ma è sempre un investimento.  (Roberto Poli Presidente Eni) “

 

Il dipinto è stato restaurato nel 2006, e per quella occasione fu esposto “dopo quattrocento anni, nella cappella Cerasi in S. Maria del Popolo, luogo per la quale fu commissionata, ma dove con ogni probabilità non trovò mai dimora” In quella occasione gli amanti dell’arte hanno avuto la possibilità di mettere a confronto il Caravaggio Odescalchi, realizzato su tavola di cipresso, con l'altra Conversione di San Paolo, il dipinto realizzato su tela sempre da Caravaggio - che misteriosamente sostitui' la prima versione su tavola - e che dal 1605 decora la cappella di S. Maria del Popolo”.

 

La prima Conversione di San Paolo, poco conosciuta al grande pubblico perché da sempre custodita in collezioni private, e' al centro di uno dei più appassionanti enigmi caravaggeschi. La tavola, insieme al suo pendant Crocifissione di S. Pietro (perduta), fu commissionata a Caravaggio nel 1600 da Tiberio Cerasi, tesoriere generale della Camera Apostolica, cioè' il Ministro del tesoro del Papa (all'epoca Clemente VIII Aldobrandini), per decorare le pareti della sua nuova cappella in S. Maria del Popolo, che l'architetto Carlo Maderno era stato incaricato di ristrutturare. I due dipinti dovevano essere eseguiti, per contratto stipulato tra Cerasi e Caravaggio, su tavola di cipresso.

Con la morte del Cerasi, avvenuta nel maggio 1601, a lavori appena iniziati, la vicenda si complica e nasce il mistero. I due dipinti che dal 1605 sono nella cappella Cerasi sono infatti su tela e non su tavola, come invece espressamente indicato nel contratto, mentre le due versioni su cipresso, che furono certamente dipinte per prime dal grande maestro lombardo, hanno preso strade diverse si sono divise, e alla fine una sola, la Conversione di S. Paolo oggi restaurata, e' giunta fino a noi. Perché Caravaggio ha realizzato una seconda versione su tela al posto della prima su tavola di cipresso? L'ipotesi più' accreditata - basata su un'affermazione di Giovanni Baglione storico nemico di Caravaggio - e' che la prima versione su tavola venne rifiutata dal committente
. ……. L'ipotesi  ……… e' che sia stato lo stesso Caravaggio, forse in accordo con i proprietari, a sostituire il dipinto quando, terminati i lavori architettonici nella cappella (i quadri furono sistemati solo nel 1605), si rese conto che l'impianto compositivo della prima versione su tavola non poteva in alcun modo adattarsi all'articolato, ma troppo angusto spazio della cappella progettato da Maderno. In pratica i due quadri, impostati per essere visti da lontano, non erano materialmente visibili correttamente nella stretta cappella Cerasi.” ( Rossella Vodret su 
http://www.undo.net/cgi-bin/undo/pressrelease/pres                     srelease.pl?id=1162900096