05/08/2009
Far di tutto poesia
5 agosto 2003
muore a Città del Massico
lo scrittore italiano
Carlo Coccioli
.
Forse è compito primordiale dell'uomo far di tutto poesia.
Ben lo sappiamo:
c'è un involucro opaco intorno agli esseri, alle cose e agli eventi.
Forse è primordiale compito nostro lacerare l'involucro.
Quando ci riesce, una lucidità cambia il mondo e la vita.
(Requiem per un cane)
14:27 Scritto da perdersy in Almanacco letterario | Link permanente | Commenti (7) | Segnala | Tag: poesia, letteratura, carlo coccioli, almanacco letterario, 5 agosto 2003, requiem per un cane | OKNOtizie |
Facebook
04/07/2009
Amore non è Amore
Non sia mai ch'io ponga impedimenti
all'unione di anime fedeli;
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
William Shakespeare
07:10 Scritto da perdersy in Poesia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: amore, william shakespeare, poesia, letteratura | OKNOtizie |
Facebook
14/06/2009
L'anno della lepre
Innanzitutto vorrei fare un appello all’editore: per cortesia, scelga un altro tipo di rilegatura, dover usare tutte e due le mani per tenere il libro aperto è una vera tortura: può andar bene per chi non ha che da oziare e può dedicarsi alla lettura sprofondando comodamente nel divano senza doverci abbinare nessuna attività collaterale, ma per coloro che possono sfruttare solamente certi particolari momenti della giornata diventa una vera punizione. La cosa più crudele dal mio punto di vista è toglierci il gusto di leggere mentre si fa colazione, perché non c’è nulla di meglio di un buon libro mentre si sorseggia un tazza di latte, un tè, o un succo di frutta, il migliore viatico per affrontare l’imperante quotidianità.
A parte questo appunto ad Iperborea, L’anno della Lepre di Arto Paasilinna è un romanzo che si legge in un batter d’occhio, una gustosa parabola sul senso della vita raccontata con ironia e gusto del paradosso.
Superato il fastidio della scomoda rilegatura sono entrata nello zaino di Vatanen e a volte da sola, a volte in compagnia della sua lepre, ho assaporato la sua capacità funambolica di passare dal paradosso alla denuncia sociale, dalla suggestiva solitudine delle immense foreste al susseguirsi di avventure tanto esilaranti quanto inverosimili, dalla malinconia di una vita solitaria ai toni epici della conclusiva caccia all’orso, simbolo del lato oscuro e violento della personalità umana. Soprattutto ho assaporato il gusto del viaggio solitario in una natura selvaggia e sconfinata che tanto rappresenta una parte fondamentale del mio essere in questo mondo. Momenti più o meno lunghi di solitudine con solo la natura intorno che ti parla in un linguaggio universale, sia che ci si trovi sulle Alpi Orobie piuttosto che nelle savane africane, sono il più alto grado di libertà che un essere umano può assaporare. E per libertà intendo non solo quella dai legami umani che ci tengono ancorati in un determinato posto, dalla necessità di conformarci alle esigenze di una società strutturata, ma anche la libertà da tutti i meccanismi mentali che ci imprigionano per nostra stessa natura: dal bisogno di avere continue conferme dagli altri per alimentare la stima di noi stessi, al desiderio del possesso, dalla paura della solitudine al bisogno di affermazione. Il riconoscermi in un Vatanen che fugge dai compromessi di una vita incanalata per ritrovare se stesso e tornare ad essere padrone del suo tempo, scoprendo nel malsicuro leprotto l’umanità perduta nei meandri dell’efficientismo borghese, mi ha fatto amare il romanzo di Paasilinna a tal punto che lo tengo ancora a portata di mano per tornare ogni tanto a scorrerne qualche riga e ad assaporare gli sconfinati paesaggi finlandesi.
17:19 Scritto da perdersy in Le mie letture | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: libri, letteratura, scrittori, paasilinna arto, finlandia | OKNOtizie |
Facebook
31/05/2009
Non avere più paura della paura
19:07 Scritto da perdersy in Almanacco letterario | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: libri, letteratura, cinema, rainer werner fassbinder, drammaturgia | OKNOtizie |
Facebook
26/05/2009
Elogio della gentilezza
Cari amici, se volete leggere un libro di cui si ha veramente bisogno, andate in libreria e cercate Elogio della gentilezza di Adam Phillips e Barbara Taylor (Ed. Ponte alle Grazie), lo consiglio a tutti: a chi inconsapevolmente ha perso questo sentimento, a chi lo ricorda con nostalgia, a chi anacronisticamente lo esercita ancora, magari sentendosi un emarginato, a chi ha perso la speranza e si è rassegnato a vivere in un mondo di automi dallo sguardo vuoto, a chi come me ancora crede che ci possa essere la possibilità di un riscatto.
La storica Barbara Taylor e lo psicanalista Adam Phillips, non solo cercano di recuperare un modo di essere che sembra perduto per sempre e che al contrario farebbe molto bene ad una società profondamente individualista e nichilista, che sta buttando alle ortiche i valori più gratificanti della natura umana per far emergere soltanto i sentimenti capaci di assicurare la sopravvivenza del capitalismo aggressivo, senza scrupoli e senza regole, gli autori parlano della gentilezza anche come viatico per la felicità personale, per il nostro personalissimo benessere, indagando i segnali che la nostra mente ci invia e che troppo spesso tendiamo ad ignorare.
Ecco un brano ed alcune citazioni:
| "Oggi, appena si comincia a crescere, gran parte di noi crede intimamente che la gentilezza sia la virtù dei perdenti. Ma accettare di ragionare in termini di vincenti e perdenti è già un modo per stare dentro lo schema del rifiuto fobico, del terrore contemporaneo per la generosità. Infatti, una delle cose che i nemici della generosità non si chiedono mai — e che la rendono un nemico nascosto in ognuno di noi — è perché mai proviamo una cosa del genere. Perché mai siamo spinti, in qualche modo, a essere gentili verso gli altri, per non dire verso noi stessi? Perché la generosità conta per noi? Forse, una delle cose che la contraddistinguono, diversamente da quel che accade a un ideale astratto come la giustizia, è che, rispetto alla gran parte delle situazioni quotidiane, sappiamo esattamente cosa sia; tuttavia, proprio il fatto di sapere cosa sia un gesto gentile ci rende più agevole il rifiuto di compierlo." |
“Il sé, privato delle sue forme di attaccamento simpatetico, o è finzione o è follia”.
“Un indicatore della salute mentale – scriveva Winnicott nel 1970 – è la capacità di un individuo di entrare in forma immaginativa e in maniera accurata, nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona; e anche di concedere a un’altra persona di fare la stessa cosa con lui”
12:15 Scritto da perdersy in Libri e letteratura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: libri, letteratura, psicanalisi, storia, gentilezza, adam phillips, barbara taylor, ed. ponte alle grazie, piaceri della vita | OKNOtizie |
Facebook
12/05/2009
La vita più quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo.
12 maggio 1878
Nasce a Como
.
Massimo Bontempelli
« Le parole non sono belle. Le lingue non sono belle. La creta bella non esiste; la creta è fango, è sporca. Così le parole. le parole generano il "letterato", pseudo-uomo, antipoeta: la più ridicola genia che l'umanità abbia conosciuta. Temo che l'Italia sia la nazione che ne ha prodotti in maggior copia. Speriamo che stia esaurendoli. »
(L'avventura novecentista, III. Consigli)
.
Realismo Magico
"Unico strumento del nostro lavoro sarà l'immaginazione. Occorre rimparare l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. (...) Il mondo immaginario si verserà in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale. Perché non per niente l'arte del Novecento avrà fatto lo sforzo di ricostruire e mettere in fase un mondo reale esterno all'uomo. Lo scopo è di imparare a dominarlo, fino a poterne sconvolgere a piacere le leggi. Ora, il dominio dell'uomo sulla natura è la magia. (...)
(Immaginazione, fantasia: ma niente di simile al favolismo delle fate: niente milleunanotte. Piuttosto che di fiaba, abbiamo sete di avventura. La vita più quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo: rischio continuo, e continuo sforzo di eroismi o di trappolerie per scamparne. L'esercizio stesso dell'arte diviene un rischio d'ogni momento. Non esser mai certi dell'effetto. Temere sempre che non si tratti d'ispirazione ma di trucco. Tanti saluti ai bei comodi del realismo, alle truffe dell'impressionismo. (...) Ecco la regola di vita e d'arte per cent'anni ancora: avventurarsi di minuto in minuto, fino al momento in cui o si è assunti in cielo o si precipita.)"
Bontempelli: Opere scelte. Milano 1978, pp.750-751
22:35 Scritto da perdersy in Almanacco letterario | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: massimo bontempelli, realismo magico, libri, letteratura, scrittori, poeti | OKNOtizie |
Facebook
14/04/2009
Essere donna secondo Simone de Beauvoir
14 aprile 1986
Muore a Parigi
Simone de Beauvoir
Essere donna non è un dato naturale, ma il risultato di una storia.
Non c’è un destino biologico e psicologico che definisce la donna in quanto tale.
Tale destino è la conseguenza della storia della civiltà,
e per ogni donna la storia della sua vita.
(Intervista di Jean Louis Servan-Schreiber, 1975)
16:04 Scritto da perdersy in Almanacco letterario | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: simone de beauvoir, scrittori, libri, letteratura, donna | OKNOtizie |
Facebook
30/03/2009
Quando il romanzo diventa poesia dei sentimenti
Credo che la scrittura di Giordano abbia il dono di superare la storia che racconta per diventare poesia dei sentimenti, da quelli più nascosti a quelli universali. E’ per questo che la sua lettura provoca in noi un processo di immedesimazione che ci fa vivere in prima persona la vita di personaggi che non potrebbero essere più lontani da noi se visti solamente dal punto di vista delle vicende della loro vita. Il suo linguaggio è sublime e allo stesso tempo tagliente come una lama ed è il suo linguaggio che ci incanta e ci fa entrare immediatamente nell’animo di Mattia e Alice. Ho letto molte critiche a questo romanzo, c’è chi si aspettava un finale diverso, un lieto fine forse, c’è chi lo ha trovato angosciante, chi lo ha vivisezionato cercando contraddizioni nell’uso dei tempi verbali, chi lo ha trovato furbo nella scelta del tema dell’inadeguatezza, o addirittura una speculazione sul tema del dolore, questo per dire quanto un libro possa suscitare reazioni differenti a seconda delle aspettative del lettore, ma anche per segnalare un esercito di critici a priori, le cui esternazioni di certo non ci arricchiscono. Libro furbo perché parla del dolore, dell’inadeguatezza? forse la letteratura non è da sempre lo specchio delle passioni umane e quindi primo fra tutte del dolore del vivere? E grande è colui che sa raccontarlo coinvolgendo il lettore, attirandolo a se fino a farlo entrare nel libro con il quale diventa un corpo unico nel quale il cuore batte all’unisono con quello dello scrittore e dei personaggi. Per questo motivo secondo me “La solitudine dei numeri primi”, pur non essendo ancora un’opera matura dal punto di vista stilistico, è un grande libro, di quelli che si continua a tenere sopra il comodino anche dopo giorni e giorni che abbiamo chiuso l’ultima pagina.
22:07 Scritto da perdersy in Libri e letteratura | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: libri, letteratura, paolo giordano, la solitudine dei numeri primi | OKNOtizie |
Facebook
20/01/2009
Lei così amata

Ovvero la storia di Annemarie Schwarzenbach “ un personaggio raro e bellissimo … scrittrice, archeologa, fotografa, giornalista, viaggiatrice …… una donna sempre in attesa, sempre in fuga dal suo inquietante paradiso perduto. Una donna che non smette mai di cercare” (Melania G Mazzucco)
Questa mattina, mentre percorrevo i 45 chilometri di superstrada che separano il mio ufficio dalla mia abitazione, sotto una bufera di acqua e pioggia che mi costringeva a non superare i 90 km orari, ho trovato il tempo di concentrarmi su Annemarie (tanto per insistere sul fatto che qua non si può sprecare nulla, e che ogni minuto di vita deve rendere un utile degno dei migliori borsisti!).
Allora Annemarie …….. credo innanzitutto che la sua vita sia stata segnata dalla presenza di due figure, sua madre ed Erika Mann, che con il loro carattere forte, la loro ostentata sicurezza, hanno infuso in lei un senso di inadeguatezza che l’ha perseguitata per tutta la vita. La paura di non essere all’altezza le ha impedito di credere nelle sue scelte e di portarle fino in fondo, come se ciò la potesse salvare da giudizi definitivi che sempre temeva essere negativi. Così voleva essere scrittrice ma non ha avuto abbastanza fiducia in se stessa per mettere in gioco la sua credibilità, ha inseguito l’amore e l’amicizia fino alla lacerazione, ma lei per prima non sapeva amare e non sapeva donarsi. Allora mi chiedo se la sua straziante ricerca di affetto nei fratelli Mann non sia stata solamente un modo per attirare l’attenzione sulla sua fragilità, essere capita, e perdonata per le sue debolezze, essere accettata per quello che era, una donna fragile ed insicura. Ma le sue grida sono restate inascoltate e le sono tornate indietro come un eco, facendola precipitare sempre di più nella solitudine. Non a caso è proprio con Klaus, anche lui a suo modo perdente, che Annemarie è riuscita ad avere brevi esperienze di vita condivisa, brevi ma talmente preziose da portarla a percorrere con lui la strada della droga, qualsiasi cosa pur di amplificare quei momenti di empatia così rari nella sua vita. Ma anche su questa strada infine si ritroverà sola ed incompresa. Di fondo c’è quel male oscuro sul quale sono stati spesi fiumi di parole dai principali scrittori del novecento, il male di vivere, il senso di straniamento che impedisce di sentirsi parte di qualcosa, la mancanza di quell’equilibrio interiore che ci fa stare bene con noi stessi e con gli altri.
Anche il viaggio ha rappresentato per lei solamente un mezzo per fuggire dalla realtà, e nei paesi che ha percorso è riuscita a vedere solamente il riflesso delle sue paure, e nei polverosi ed aridi paesaggi orientali solo vuoto e morte.
Con un animo diversamente disposto forse avrebbe visto quanto di bello e misterioso c’è nell’asprezza di una natura estrema, quanto essa ci faccia avvicinare al divino proprio per l’assenza di ogni traccia di intervento umano. Questo è ciò che io ho provato durante le mie “peregrinazioni” in alcuni dei luoghi ancora incontaminati del nostro bellissimo pianeta, dal deserto del Namib, alla catena montuosa dell’Atlante, dalla penisola del Sinai, all’Estremadura spagnola.

Nonostante tutto ciò io sono “uscita” dal libro con la netta sensazione di aver conosciuto una donna eccezionale, che ha lottato con tutte le sue forze per portare avanti le sue battaglie, affrontando le più amare delusioni, la solitudine, l’abbandono, la malattia. Lo so, la nostra società ci vuole efficienti, belli, positivi e vincenti. Ma la natura umana è un’altra cosa: per carità, anch’io ho indossato quella maschera tutte le mattine per tanto tempo, ed anche se in maniera meno accentuata forse la vesto ancora, ma l’importante è restare consapevoli del fatto che di maschera si tratta, mentre dentro di noi portiamo tutta la fragilità che ci fa essere umani e non macchine.
E io non riesco a considerare negativa una persona la cui vita è stata profondamente segnata fin dalla sua infanzia, e che da sola, lottando contro ogni avversità, è riuscita a rinascere dalle sue ceneri come una moderna fenice. Perché secondo me è proprio questo che accade dopo il suo viaggio nella foresta equatoriale del Congo.
“Io abiterò il mio nome” titola la terza parte del libro: ma quanto dolore ha dovuto attraversare Miro per riuscirci! Braccata, legata, derisa, isolata, incompresa, abbandonata, ridotta al limite della dignità umana: leggendo le pagine che raccontano del suo ricovero in clinica, della sua fuga, del suo arresto, del trattamento che le ha riservato il famigerato Bellevue Hospital, di come tutti l’hanno abbandonata proprio quando il suo grido di aiuto si faceva più disperato, ho pensato che se c’è un fondo al dolore oltre il quale non si può andare, Annemarie lo abbia raggiunto lì, in quel preciso terribile momento della sua vita. Invece l’angoscia più grande doveva ancora arrivare e le verrà inferta da sua madre. Quale dolore più penoso si può provare da figli oltre a quello di non sentirsi amati dai propri genitori e dalla propria madre in particolare?! Una madre che allontana la figlia è una cosa contro natura dice il commissario di Léopoldville ad Annamarie, ma la natura non è la personificazione del bene, e nella potenza generatrice del creato così come nell’uomo che ne fa parte, il male è una realtà paritetica.
Quante persone sarebbero sopravvissute a tutto questo? Io sinceramente non so se avrei trovato la forza di provare ancora a rinascere, a ricominciare, ma lei ci era riuscita, e dopo il viaggio in Congo, superata l’ultima delusione inflittale da Erika Mann, era pronta per vivere di nuovo, ma non alla maniera di prima, piuttosto con una nuova consapevolezza di sé: in quel momento sapeva di poter trovare una ragione di vita in se stessa senza andarla a cercare negli altri.
Ma la sorte, se così la vogliamo chiamare, non aveva ancora chiuso i conti con lei, e proprio quando stava per dare una svolta a tutta la sua esistenza, una banale caduta dalla bicicletta l’ha uccisa, ma non subito, bensì dopo mesi di incoscienza durante i quali la madre l’ha tenuta segregata da tutti, condannandola a morire nella stessa solitudine che l’aveva accompagnata per tutta la sua breve vita.
Giunta all’epilogo della storia con la morte della protagonista, è giunto anche il momento nel quale devo necessariamente smettere di parlarne, ma, confesso, non senza fatica, tanto mi sono affezionata a lei.
Una parola sull’autrice: ho trovato la sua narrazione una riuscitissima ed ammirevole opera letteraria. Avrei forse amato e capito Annemarie leggendo di lei in un'altra biografia? L’intensità poetica della narrazione, la passione con la quale la Mazzucco cerca di entrare nella psicologia della protagonista, danno vita ad una biografia che commuove come un romanzo.
Io intanto ho già una lunga lista di libri da trovare per approfondire la conoscenza di Miro, primi fra tutti quelli scritti da lei.
23:01 Scritto da perdersy in Le mie letture | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: libri, letteratura, letture, annemarie schwarzenbach, lei così amata, melania g. mazzucco | OKNOtizie |
Facebook
19/01/2009
19 gennaio 2009 : duecento anni dalla nascita di Edgar Allan Poe

Nasce a Boston
Edgar Allan Poe
.
A duecento anni dalla nascita lo scrittore statunitense viene ricordato con varie manifestazioni culturali nelle città dove ha trascorso la sua breve vita, Boston, Baltimora, Richmond, Philadelphia e New York, mentre io, dalla mia umile tastiera, lo celebro con alcune sue inquietanti citazioni:
.
“ Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte” . (da Eleonora)
“ Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale. ” (da Eleonora )
“ L'ignoranza è una benedizione, ma perché la benedizione sia completa l'ignoranza deve essere così profonda da non sospettare neppure se stessa. ” (da Un capitolo d'idee)
“ Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo di un precipizio, medita di gettarvisi. ” (da Il genio della perversione)
“ Non è veramente coraggioso colui che teme di sembrare od essere, quando gli conviene, un vile.” (da Marginalia)
“ Come regola generale, nessuno scrittore dovrebbe far figurare il suo ritratto nelle sue opere. Quando i lettori hanno gettato un'occhiata alla fisionomia dell'autore, di rado riescono a mantenersi seri.” (da Marginalia)
“ Voi chiedete: potete dirmi quale fu il terribile demone causa delle irregolarità tanto profondamente lamentate? Sì, dirò anche di più: questo fu il demone più grande che mai distrusse un uomo. Sei anni fa una donna da me amata come mai altro uomo amò una donna, disperatamente ebbe spezzata un'arteria mentre cantava ed io soffrii tutta l'agonia della sua morte… Come un folle avevo alterni intervalli di lucidità e durante questi eccessi di incoscienza assoluta io bevvi Dio solo sa quando e quanto. I miei amici preferiscono il vizio del bere piuttosto che bere al vizio: fu l'orribile, infinita oscillazione fra la speranza e la disperazione che non potei più sopportare senza la totale perdita della ragione. Ricevetti nuova vita dalla morte di quella. Ma, oh Dio, quale esistenza melanconica! Io non trovo alcun piacere nell'uso di stimolanti verso i quali sono così indulgente. Solo per il desiderio di sottrarmi alla tortura dei miei ricordi ho messo in pericolo la mia vita e non per un desiderio di piacere. “
21:21 Scritto da perdersy in Almanacco letterario | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: libri, letteratura, almanacco letterario, duecentenario, edgar allan poe | OKNOtizie |
Facebook








