28/07/2009
Il presente è la sua eternità
foto di Perdersy ©
' Natura! Noi siamo da essa circondati e avvinti, senza poter da essa uscire e senza poter entrare in essa più profondamente. Non invitati e non avvertiti, essa ci prende nel giro della sua danza e ci attrae nel vortice, finché, stanchi, cadiamo nelle sue braccia. Essa crea eternamente nuove forze: ciò ch’è ora non era ancora, ciò che era non torna; tutto è nuovo, e nondimeno è sempre antico. Noi viviamo nel mezzo di essa, e le siamo estranei. Essa parla incessantemente con noi, e non ci palesa il suo segreto. Noi operiamo costantemente su di essa, e tuttavia non abbiamo su di essa nessun potere. Pare che la natura tutto abbia indirizzato verso l’individualità, eppure non sa che farsene degl’individui. Artista incomparabile, senza apparenza di sforzo passa dalle opere più grandi alle minuzie più esatte. [...] È intera, e nondimeno è sempre incompiuta. Non conosce passato e futuro; il presente è la sua eternità '.
( J.W.Goethe )
foto di Perdersy ©
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12/06/2009
Armonie
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15/04/2009
Gloria eterna al nido dove nacque
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01/04/2009
Ogni uscita è l’entrata di un altro posto
Nel mio primo giorno da disoccupata dedico questo post alla mia amica Caterina e da oggi ex collega. Ieri mi ha fatto trovare sulla scrivania un piccolo libro di incoraggiamento da “leggere nei momenti di paranoia acuta”, come ha scritto lei stessa, e mi piace riportarne alcune citazioni:
“Il futuro appartiene a coloro i quali credono nella bellezza dei propri sogni” Eleanor Roosevelt
“Ogni uscita è l’entrata di un altro posto” Tom Stoppard
“Quando il futuro dipende dalle ultime parole dette, non lasciare che la logica interferisca, piuttosto credi al tuo cuore” Philip Robinson
“Molte persone frustrate sono state lasciate all’angolo della strada in attesa dell’autobus della Perfezione” Donald Kennedy
“Le cose cattive non sono le peggiori che ci possono accadere. Niente è la cosa peggiore che ci può accadere” Richard Bach
“Ricorda che nessuno potrà farti sentire inferiore senza il tuo consenso” Eleanor Roosevelt
“In questione di stile segui la corrente; in questione di principi sii fermo come una roccia” Thomas Jefferson
“Ricorda che la felicità è un modo di viaggiare, non una meta” Roy Goodman
“Ogni tanto lascia la strada percorsa da tutti e vai nei boschi. Sicuramente troverai qualcosa che non hai mai visto prima” Alexander Graham Bell
“Onestamente dico che non sono mai stata presa dai problemi relativi ad una decisione da prendere. Se avevo la sensazione che la cosa era giusta da fare, la facevo senza pensare alle possibili conseguenze” Golda Meir
“Se non avessimo l’inverno, la primavera non sarebbe così piacevole; se qualche volta non toccassimo le avversità, la prosperità non sarebbe così ben accetta” Anne Bradstreet
“Non aver paura di fare un grande passo se occorre; non puoi oltrepassare l’abisso con due piccoli salti” David Lloyd George
“Un blocco di granito è un ostacolo sul sentiero dei deboli, ma diventa un trampolino sul sentiero dei forti” Thomas Carlyle
10:40 Scritto da perdersy in Pensieri e parole | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: pensieri e parole, alfia, caterina, citazioni, disoccupazione, cattiveria, coraggio, principi, fiducia | OKNOtizie |
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28/10/2008
Erasmo da Rotterdam

07:26 Scritto da perdersy in Almanacco letterario | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: almancco letterario, erasmo da rotterdam, adagi, citazioni | OKNOtizie |
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24/10/2008
Dopotutto, è talmente facile mandare in frantumi una storia

Dopotutto, è talmente facile mandare in frantumi una storia. Spezzare una catena di pensiero. Sciupare il frammento di un sogno portato in giro con precauzione, come un pezzo di porcellana. Lasciarlo stare, viaggiarci insieme …. è fra tutte la cosa più difficile da fare.
Il dio delle piccole cose - Arundhati Roy
07:14 Scritto da perdersy in Cibo per l'anima | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: il dio delle piccole cose, citazioni, arundhati roy | OKNOtizie |
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19/09/2008
Il 19 settembre 1985 muore a Siena lo scrittore Italo Calvino

Mi piace ricordarlo rileggendo un estratto della sua introduzione alla prima edizione di Fiabe italiane, uscita nella collana “I Millenni” di Einaudi nel novembre del 1956, un breve testamento spirituale di un grande conoscitore dell’animo umano:
“ Ora, il viaggio tra le fiabe è finito, il libro è fatto, scrivo questa prefazione e ne son fuori: riuscirò a rimettere i piedi sulla terra? Per due anni ho vissuto in mezzo a boschi e palazzi incantati, col problema di come meglio vedere in viso la bella sconosciuta che si corica ogni notte al fianco del cavaliere, o con l’incertezza se usare il mantello che rende invisibile o la zampina di formica, la penna d’aquila e l’unghia di leone che servono a trasformarsi in animali.
E per questi due anni a poco a poco il mondo intorno a me veniva atteggiandosi a quel clima, a quella logica, ogni fatto si prestava a essere interpretato e risolto in termini di metamorfosi e incantesimo: e le vite individuali, sottratte al solito discreto chiaroscuro degli stati d’animo, si vedevano rapite in amori fatati, o sconvolte da misteriose magie, sparizioni istantanee, trasformazioni mostruose, poste di fronte a scelte elementari di giusto o ingiusto, messe alla prova da percorsi irti d’ostacoli, verso felicità prigioniere d’un assedio di draghi; e così nelle vite dei popoli, che oramai parevano fissate in un calco statico e predeterminato, tutto ritornava possibile: abissi irti di serpenti s’aprivano come ruscelli di latte, re stimati giusti si rivelavano crudi persecutori dei propri figli, regni incantati e muti si svegliavano a un tratto con gran brusio e sgranchire di braccia e gambe. Ogni poco mi pareva che dalla scatola magica che avevo aperto, la perduta logica che governava il mondo delle fiabe si fosse scatenata, ritornando a dominare sulla terra.
Ora che il libro è finito, posso dire che questa non è stata un’allucinazione, una sorta di malattia professionale. E’ stata piuttosto una conferma di qualcosa che già sapevo in partenza, quel qualcosa cui prima accennavo, quell’unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio tra le fiabe; ed è che io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi d’un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano. E in questo sommario disegno, tutto: la drastica divisione dei viventi in re e poveri, ma la loro parità sostanziale; la persecuzione dell’innocente e il suo riscatto come termini d’una dialettica interna ad ogni vita; l’amore incontrato prima di conoscerlo e poi subito sofferto come bene perduto; la comune sorte di soggiacere a incantesimi, cioè d’essere determinato da forze complesse e sconosciute, e lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi inteso come un dovere elementare, insieme a quello di liberare gli altri, anzi il non potersi liberare da soli, il liberarsi liberando; la fedeltà a un impegno e la purezza di cuore come virtù basilari che portano alla salvezza e al trionfo; la bellezza come segno di grazia, ma che può essere nascosta sotto spoglie d’umile bruttezza come un corpo di rana; e soprattutto la sostanza unitaria del tutto, uomini bestie piante cose, l’infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste.”
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07/09/2008
Bello è avere dimora
Bello è avere dimora,
dolce il riposo sotto il proprio tetto,
bambini, giardino e cane. Ma ecco,
appena dall’ultimo girovagare ti riprendi
già la distanza t’incalza con nuovi allettamenti.
Meglio soffrire la nostalgia
ed esser solo sotto impervie stelle
col proprio struggimento.
Possedere e sostare può solamente chi
abbia un cuore dal tranquillo battito,
mentre il viaggiatore reca fatiche e affanni
di una speranza sempre delusa.
Pure più lieve è ogni penoso errare,
più lieve della pace nella natia valle,
dove tra la fida cerchia di amici e di timori
solo il saggio costruisce la sua felicità.
Meglio è per me cercare e mai trovare,
non stringermi a vicinanze anguste e calde,
perché sulla terra anche nella felicità
sarò soltanto un ospite e mai un cittadino.
Hermann Hesse
10:47 Scritto da perdersy in Cibo per l'anima | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: citazioni, aforismi, letteratura, autori | OKNOtizie |
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29/08/2008
Dedicato a tutti coloro che seguono i desideri
“Ho sposato mio marito perché aveva gli occhi buoni. Era l’unica cosa che mi importava. Aveva gli occhi buoni, Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada . E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così …. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo …… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. ………. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare”
Da “Oceano Mare” di Alessandro Baricco
13:09 Scritto da perdersy in Cibo per l'anima | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: citazioni, aforismi, letteratura, autori | OKNOtizie |
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