15/03/2009

La politica qui non c’entra

 

Treccani.jpg

15 marzo 1929

Viene pubblicato il primo volume

dell’Enciclopedia Treccani

 

La politica qui non c’entra,

né deve entrarci:

è il caso anzi di dire

che se la politica

può dividere gli uomini,

la scienza li deve tutti unire.

 

.

(Giovanni Treccani, discorso per l’attoCostitutivo dell’Istituto,

Roma 18.2.1925)

17/10/2008

Quelli che ami non muoiono

 

 

 807274105.jpg

A cinquant’anni è tempo di bilanci, e a ricordarcelo ora è lo scrittore Mario Fortunato con il suo ultimo libro “Quelli che ami non muoiono”, edito da Bompiani.

 

 Il titolo riprende un verso di Iosif Brodskij  poiché, come dice l’autore stesso le persone che si sono conosciute e amate in qualche modo non muoiono, nel caso specifico soprattutto grazie alla scrittura. La scrittura, fissando la memoria, restituisce una forma di eternità
E lui  di persone da amare e ricordare ne ha conosciute molte, nomi importanti già  iscritti nell’olimpo della letteratura, ma proprio per questo amici, compagni di cordata  uniti dallo stesso amore per l’arte della scrittura, un amore  incondizionato che diventa vita e con essa si confonde fino al punto in cui è difficile capire dove inizia l’una e dove termina l’altra.

 

“Il libro è nato da un trasloco. Lasciando la casa di Londra e di Roma mi sono accorto di avere accumulato una quantità di nastri registrati, quadernetti di appunti, cartoline straordinarie di persone morte. Essendo vicino ai cinquant'anni, ho deciso di scrivere un racconto, parlare del mio passato e fare un bilancio della vita”

In un libro in bilico tra autobiografia e romanzo,  Mario Fortunato ci racconta vent’anni della sua esistenza che sono anche vent’anni di letteratura trascorsi in compagnia di amici come Moravia, Doris Lessing, Pier Vittorio Tondelli, Giulio Einaudi, Natalia Ginzburg, Giorgio Manganelli, Borges, Auster, Bassani, Yehoshua, Ben Jelloun, ed altri ancora, e ce li racconta con una varietà di ricordi e aneddoti  che danno alla narrazione la vivacità necessaria per non cadere nella pura apologia,  pur senza mancare di partecipazione e intensità emotiva, mentre a scorrere  su tutto è la malinconia nostalgica per un mondo che sembra essersi concluso e del quale egli stesso dice:

 

“c’è stata la scomparsa di un mondo, di un clima culturale, di una civiltà. Sono peggiorati i media, è peggiorato il mondo dell’editoria. Quando lavoravo all’Espresso potevo proporre un’inchiesta sugli scrittori israeliani e andarmene in Israele per un mese. Oggi una cosa del genere sarebbe impensabile, in qualsiasi giornale. C’è stato un cambiamento oggettivo, che personalmente giudico come un peggioramento. Prima c’era l’editoria, poi è arrivato il marketing, un atteggiamento più volgare e superficiale. Ma anche senza esprimere un giudizio di merito, è stato come il crollo del muro di Berlino: un mutamento radicale di scenario. Il problema per me è che mi sono sentito come l’anello mancante di questa catena: avevo un piede nel vecchio mondo e ho, e spero di avere ancora a lungo, l’altro piede in questo nuovo”

 

629508623.jpg

Mario Fortunato è uno scrittore che si è fatto da solo, guadagnandosi la stima sul campo; quando nel 2002  il governo Berlusconi cercò di rimuoverlo dalla direzione dell'Istituto italiano di cultura a Londra perché 'comunista e omosessuale',  passò forse il momento più brutto della sua vita, ma poi arrivò la lettera aperta degli intellettuali inglesi e italiani che si schierarono in suo favore (Harold Pinter,  Doris Lessing,  Salman Rushdie,  Hanif Kureishi,  Ken Loach,  Colin Firth,  Umberto Eco  Michelangelo Antonioni, tanto per citarne alcuni), e  allora capì che se : “anche se mi avessero cacciato ero un uomo fortunato”, perché, come gli disse una volta Moravia, tra gli scrittori non ci sono maestri, ci sono molti fratelli e sorelle  

09/10/2008

L’importanza di chiamarsi Hemingway

 

345545501.jpg

Alla voce Ernest Hemingway Wikipedia ci fornisce una biografia che a scorrerla è impossibile non provare un senso di smarrimento, per non dire di soffocamento,  di fronte  ad una vita tanto  intensa da diventare mitica. E a renderla tale non furono solamente le  quattro mogli, la partecipazione ai grandi conflitti che hanno insanguinato l’Europa nella prima metà del novecento, la pesca d’altura, i  famosi safari, e l'intensa produzione letteraria, per  renderla leggendaria Hemingway  ci mise del suo, utilizzando quella sfrenata fantasia che suo nonno gli riconobbe fin da quando aveva 5 anni, costruendo egli stesso la sua immagine eroica, amplificandola se necessario anche attraverso la menzogna.

 1546562741.jpg                                     Tutto questo ce lo racconta, senza reticenze, ma anche senza cadere nel puro pettegolezzo, Anthony Burgess, l’autore del fortunatissimo Arancia Meccanica,  nel suo libro

L’importanza di chiamarsi Hemingway,

scritto nel 1967, tradotto e pubblicato in Italia nel 1983, e oggi riproposto  con una   nuova veste grafica dalla casa editrice Minimum Fax.

E nulla risparmia Burgess al colosso della letteratura statunitense, dal cinismo alla tracotanza, dal suo amore per l’alcool alle bugie, un’attitudine quest’ultima esercitata  fin dall’infanzia e che spesso lo portava ad esagerare spudoratamente i fatti, soprattutto quando raccontava le sue imprese di guerra.

Puro narcisismo, cosa di cui spesso lo accusò la sua terza moglie Martha in un periodo nel quale Hemingway aveva iniziato a farsi chiamare "Papa", oppure un’inconscia necessità letteraria?

Non c’è risposta a questo interrogativo nel libro di Burgess, ma forse la risposta è proprio nell’origine della  forza letteraria di Hemingway: la letteratura non deve inventarsi nulla,  ma trasporre solamente episodi vissuti in prima persona, questa era la sua regola, e come seguirla sempre con la stessa profondità e intensità se non forgiando egli stesso la propria esistenza fino a farla diventare mito? Forse la risposta è nell’epilogo stesso della sua vita, in  quel suo andare incontro alla morte quando la malattia gli aveva tolto sia la possibilità di vivere in pienezza che la facoltà  di scrivere,  la vera ragione della sua esistenza.

E mentre immagino la scena di quella mattina del 2 luglio del 1961, quando Hemingway si puntò alla testa il fucile ponendo fine alla sua vita, non posso non chiedermi se almeno per un attimo la sua mente rimpianse la morte tante volte sfidata nei migliori anni della sua vita:  

« Morire è una cosa molto semplice. Ho guardato la morte e lo so davvero. Se avessi dovuto morire sarebbe stato molto facile. Proprio la cosa più facile che abbia mai fatto... E come è meglio morire nel periodo felice della giovinezza non ancora disillusa, andarsene in un bagliore di luce, che avere il corpo consunto e vecchio e le illusioni disperse. »

 

(Da una lettera ai genitori nel lontano 1918)

 

02/10/2008

Gli effetti secondari dei sogni

 

 

4456983.jpg

Nelle classifiche dei libri più venduti spopolano le storie di bambini superdotati; il fenomeno è nato in Francia e ora si sta diffondendo anche nel nostro paese. La strada è stata aperta da L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, che in Italia ha già venduto 400mila copie, e ora prosegue con “Gli effetti secondari dei sognidi Delphine de Vigan, che in Francia è già un caso letterario di degno rispetto, con il premio Goncourt ed il  Prix des Libraires 2008 vinti,  centomila copie vendute in pochi mesi,  ed una critica molto favorevole.  La storia racconta di una bambina di dodici anni, Lou Bertignac, che vive in una condizione di estrema solitudine mentale, pur avendo, o forse proprio per questo, un’intelligenza fuori dal comune, essendo cioè una surdoué (QI più alto dei coetanei). Alla sua condizione di estraniamento sia dalla famiglia che dalla scuola supplisce con una curiosità particolare per la vita degli altri, che in breve tempo la porterà a frequentare le stazioni ferroviarie parigine, crocevia di tante storie da leggere nei visi e nei comportamenti della gente.  E’ in questo ambiente che conoscerà una ragazza appena più grande di lei, Nolwenn, con un passato difficile ed una vita da barbona. Due ragazze che vivono la stessa condizione di solitudine,  anche se in mondi e modi diversi, finiscono presto per riconoscersi e per legarsi in una speciale amicizia carica di speranza.

 

Con un linguaggio semplice e senza cadute nel sentimentalismo, l’autrice ci regala una storia commovente, capace di suscitare nel lettore  il desiderio di cercare Nolwenn per le strade della propria città, e di  aiutarla a sfuggire da una vita senza futuro. E  cosa c’è di più facile che imbattersi in clochard avvolti nelle loro coperte, ognuno solo con se stesso, ma con un unico comune denominatore : quello sguardo perso nel vuoto che ci intimidisce e ci imbarazza, spingendoci ad andare oltre.

24/09/2008

La paura d’invecchiare destabilizza i grandi seduttori

 

 

1177345207.jpgE’ tornato  in Italia, edito da Neri Pozza,

Biglietto scaduto, 

 il romanzo confessione del grande scrittore francese Romain Gary, (pseudonimo di Roman Kacew). In realtà Gray, o meglio Kacew, nacque in Lituania, nel 1914, ma la sua partecipazione alla guerra contro i nazisti a servizio delle Forze Aeree Francesi Libere gli fece guadagnare la nazionalità dei nostri cugini d’oltralpe, oltre che ragguardevoli decorazioni.

Una vita libera la sua, spavalda e anche un po’ truffaldina, con quel suo viso esotico, e una naturale tendenza all’improvvisazione. Uno spirito fantasioso ereditato probabilmente dalla mamma, un’attrice ebrea di origine russa, emigrata a Nizza per sfuggire alla rivoluzione russa, ed anche  un indomabile seduttore  di donne bellissime e giovanissime.

 

 

 

232894426.jpg

Console generale di Francia a Los Angeles, ebbe modo di frequentare Hollywood e di conoscere l’attrice americana Jean Seberg, che sposò nel 1962, quando entrambi erano al culmine della loro celebrità, lei come icona della Nuovelle Vague e lui come scrittore di successo, con un premio Goncourt già vinto nel 1956 con il suo romanzo Le radici del cielo. IL  successo non servì però a proteggerli dalla loro fragile umanità, né lei dalle frequenti crisi depressive, né lui da una latente malinconia e una precoce ansia di invecchiare. Nel 1975 esce in Francia Au-delà de cette limite votre ticket n’est plus valable, ovvero Biglietto scaduto, come titola il libro  riproposto ora in Italia da Neri Pozzi,  la storia di Jacques Rainier, un uomo che  dopo aver vissuto con estrema spensieratezza nel dorato mondo del jet set internazionale, viene improvvisamente colto dalla paura del declino fisico e sessuale che finirà per condizionare completamente la sua vita. Il  romanzo fu accolto dalla società parigina come autobiografico, la confessione di un grande seduttore che viene sopraffatto dalla paura del decadimento fisico e dall’ansia di prestazione. Forse fu proprio per questo  che il libro ebbe subito un considerevole successo di pubblico nel quale il pettegolezzo finì per oscurare il valore letterario dell’opera.

Forse trent’anni fa, in un mondo ancora immerso nella rinascita economica del dopoguerra,  parlare della disfatta di un uomo dal punto di vista esclusivamente fisico e sessuale non poteva trovare terreno fertile se non come  storia di un singolo, come un fatto personale e circoscritto sul quale malignare; al contrario oggi, in una società nella quale l'uso del viagra dilaga a macchia d’olio in tutti gli strati sociali, Biglietto scaduto è quanto mai attuale, e l’ansia dell’inadeguatezza senile acquista un valore corale. La prosa è asciutta, stringente, ironica, a volte feroce, ma è anche piena di un amore e di una tenerezza che commuovono senza cadere nel sentimentalismo. Sia per lo stile che per i contenuti,  il libro piacerà sicuramente a chi ha già amato la prosa di scrittori come  Roth, Vargas Llosa, o Richler.

Appena quattro anni dopo la pubblicazione di Au-delà de cette limite votre ticket n’est plus valable, l’8 settembre 1979,  Jean Seberg, dalla quale lo scrittore era già separato ma con la quale aveva conservato ottimi rapporti d’amicizia, venne trovata morta, forse suicida, accanto ad  una confezione di barbiturici e ad  una bottiglia d’acqua; il  2 dicembre 1980 Romain Gary, in un tardo pomeriggio piovoso, si uccise sparandosi  un colpo di pistola, nella sua casa di place Vendôme a Parigi. Accanto al suo corpo un biglietto specificava: "Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove". Messa da parte la correlazione del suo suicidio con la morte della Seberg, non possiamo fare a meno di pensare a quel Biglietto scaduto con il quale Romain Gary, cinque anni prima, aveva portato la sua vita nella letteratura.

 

12/09/2008

E’ in arrivo il nuovo libro di Jonathan Tropper , “Tutto può cambiare”

 

 

253787570.jpg

Jonathan Tropper  è il nuovo fenomeno letterario americano: grande successo di pubblico, critica favorevole, molta pubblicità gratuita grazie al fenomeno del passaparola, ed un lavoro che  di certo non potrebbe essere più appropriato considerando che insegna scrittura al Manhattanville College.
Se a tutto ciò aggiungiamo che ha una moglie e tre figli, che il suo romanzo “Dopo di lei” sarà presto un film che ha già portato  nelle sue tasche qualcosa come  un milione di dollari in diritti cinematografici, ecco che Jonathan Tropper  ci si presenta come la perfetta incarnazione del sogno americano: uscire dall’anonimato con la sola forza delle proprie idee, diventando  ricco e famoso.

 

 

“Tutto può cambiare è il titolo del suo romanzo che sarà in libreria il prossimo 18 settembre, edito da Garzanti. Un titolo propiziatorio che già da solo serve a dare  speranza al lettore, apre uno spiraglio sulle possibilità della vita, ci fa comprendere che se a volte ci fossilizziamo in un’esistenza perfettamente incasellata non è colpa del destino, ma  dipende semplicemente dal fatto che  tutti i nostri sensi sono chiusi ai cambiamenti, ottenebrati dalla potenza dell’abitudine.  Piccoli accadimenti potrebbero essere una svolta se colti  al momento giusto, ma spesso essi ci passano accanto come ombre che non riusciamo a distinguere, tanto siamo abituati a guardare al concreto e a non cogliere le sfumature. Occorrono fatti eclatanti per svegliarci dal torpore dei sensi, e spesso anche questo ci riserva la vita, magari all’inizio ne possiamo  soffrire, ma  ben vengano se poi ci conducono al risveglio, se ci trasportano dal semplicemente esistere al vivere.

 

 

Ciò è  quanto accade al protagonista di "Tutto può cambiare", il giovane Zachary King, ma come e perché lascio a voi scoprirlo, il prossimo 18 settembre, nelle librerie di tutta Italia.

 

 

Se ora volessi applicare "Tutto può cambiare" al mio vissuto, potrei raccontarvi del mio viaggio in Africa, e di come esso mi ha trasformato nel profondo, portandomi a rinunciare in piena coscienza alla donna in carriera che ero diventata  e a riappropriarmi  della  mia vita, ma posso anche dirvi della mia esperienza di blogger, nata in una notte di metà  luglio, non ancora due mesi fa, e che in pochissimo tempo mi ha catapultato in un mondo aperto sul mondo, senza serrature,  né cancelli, dove spesso può accadere di ricevere visite inaspettate  che ti cambiano la vita.

 

 

13/08/2008

Raymond Chandler e Cissy Pascal: un grande amore che durò trent'anni

 

 

Le biografie è vero, sono di moda, oppure diciamo che sono un genere letterario che tira moltissimo, mettere il naso nella vita degli altri soddisfa la nostra innata curiosità per gli “affari che non ci riguardano”, cosa che spiega anche il successo di tante trasmissioni trash che con quattro tiri in porta hanno buttato fuori dallo schermo la tv di qualità.

 

Ovviamente c’è biografia e biografia, dipende sia dal soggetto di cui si racconta che dal narratore, ci sono biografie romanzate e biografie documentate, vecchie  biografie e biografie riviste e corrette alla luce di nuovi studi o di nuove chiavi di lettura, c’è la biografia celebrativa e quella demonizzante,  insomma ci sono tantissimi modi di raccontare un’esistenza  dei quali non si può sempre avere certezza di qualità, ciò di cui invece siamo certi è il torrente spumeggiante di vite passate al setaccio che ci travolge ogni giorno dalle case editrici di tutto il  mondo.

 

Dopo tutta la tiritera che ho fatto sulle biografie, non vi posso dar torto se ora state pensando che in me alberga un giudizio fortemente critico nei confronti di questo tipo di narrazione! In realtà  io adoro le biografie,  nella mia libreria c’è uno spazio interamente riservato  a  loro, e adoro gli editori che fanno precedere la pubblicazione di un’opera da una sostanziosa prefazione sulla vita dell’autore. Ci sono scrittori che possono vantare un’esistenza  molto più interessante delle storie che hanno raccontato, e d’altra parte è ovvio che la letteratura, imitando la vita,  non può che finire per moderarla, non fosse altro che per un certo pudore  e riserbo che il pubblico inevitabilmente suscita in chi scrive.

 

 

1180917514.jpg

Ora prendiamo per esempio il caso di Raymond Thornton Chandler, l’autore di romanzi giallo-polizieschi che ha dato vita al leggendario personaggio dell'investigatore  Philip Marlowe: se leggiamo la breve scheda biografica che ci offre Wikipedia, oltre a beneficiare dell’elenco di tutte le sue opere, scopriamo che iniziò a scrivere per guadagnarsi il pane, e che iniziò dalla strada più facile,  quella delle pulp fiction, che come tanti della sua generazione fu alcolista, e che  sua moglie si chiamava Cissy Pascal, brevi cenni di una vita apparentemente banale per essere quella di uno scrittore  a suo modo famoso.

 

Apparentemente  ho scritto appena due secondi fa, ed infatti anche per Chandler è arrivato il momento del riscatto, e a rendergli giustizia ci ha pensato la scrittrice Judith Freeman con un libro appena uscito negli Stati Uniti dal titolo “The long embrace, Raymond Chandler and the woman he loved” edito da Pantheon Books, completamente centrato sulla grande storia d’amore coniugale che segnò per trent’anni la vita dello scrittore.

 

Chandler conobbe Cissy Pascal nel 1920,  quando era un trentaduenne probabilmente ancora vergine e totalmente sopraffatto dalla figura materna. Al contrario Cissy aveva già alle spalle un matrimonio fallito, suonava il piano,  faceva da modella a pittori e fotografi che la ritraevano preferibilmente nuda,  e soprattutto era più grande di lui di ben diciotto anni.

 

Ma i grandi amori non conoscono confini, e sembra che  Chandler ignorasse l’età di Cissy quando la conobbe e che continuò ad ignorarla  per tutta la vita; si sposarono nel 1924 e furono trent’anni d’amore incondizionato, costante, e pieno di attenzioni, anche quando lei divenne un’anziana noiosa  e malata di fibrosi. Testimone ne è il fatto che dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1954, lo scrittore non fu più nulla, si ammalò di depressione, ricominciò con l’alcool e le  sopravvisse solamente per cinque anni, lasciando anche lui questo mondo  il 26 marzo del 1959.  

 

 

Probabilmente  non mancarono altre storie d’amore nella vita di Chandler, ma unico e irripetibile fu quello per Cissy, di sapore prettamente romantico nonostante l’ambiente bohemien nel quale si conobbero: un mare di rose rosse ad ogni anniversario di matrimonio, dediche con poesie d’amore, immancabili appuntamenti per il tè del pomeriggio, una vita a due scandita da costanti momenti di condivisione.  Attraverso la grande storia d’amore di Chandler per la sua Cissy, colei che è stato il battito del suo cuore per trent’anni, come lui stesso disse, Judith Freeman  ci fa conoscere un Raymond Chandler per lo più ignorato, certamente  più eroico nel suo amore incondizionato,  dei  tanti personaggi belli e dannati che popolano i suoi romanzi.

 

 

06/08/2008

I figli della mezzanotte

 

353217939.jpg

Il 10 luglio 2008  lo scrittore britannico di origine indiana   Salman Rushdie, dopo 15 anni,  ha nuovamente vinto il Best of the Booker  per il libro “Midnight’s Children“,       “I figli della mezzanotte”, vittoria ottenuta per mezzo di una votazione on line,  e quindi direttamente dal pubblico.

 

E’ evidente che questo  è un anno fortunato per Rushdie,  che il 25 giugno  scorso ha ricevuto  dalla regina Elisabetta il titolo di “sir” per il servizio da lui reso alla letteratura inglese, e probabilmente per la sua scomoda attività di paladino della libertà di  parola sulla cui testa pende ancora la “fatwa” emessa da Khomeyni nel 1989 per i suoi “Versi satanici”, con la quale l’ayatollah ha insignito ogni musulmano del dovere  di uccidere lo scrittore blasfemo e costretto Rushdie ad una vita blindata da quasi 20 anni.

 

In occasione del discorso tenuto al momento della premiazione per il Best of the Booker,  Salman Rushdie , ha raccontato la storia del suo fortunato romanzo, di come, quando era ancora sconosciuto al mondo e privo di ogni speranza per il suo futuro “dopo un decennio di partenze sbagliate”,  riscrisse nuovamente il manoscritto passando dalla terza persona alla prima persona, ciò che gli permise di sentire finalmente  sua la storia dei protagonisti. Contrariamente alle sue aspettative il romanzo trovò subito due editori, ma prima di poter arrivare alla pubblicazione ci furono vari problemi da superare: all’inizio  ci fu lo sciopero dei tipografi americani,  poi, una volta stampato, lo sciopero dei trasporti che impedì di inviare subito le copie a Londra,  ed infine  lo sciopero dei portuali inglesi che ne impediva lo scarico dalla nave. Il successo fu immediato e nel 1981 arrivò il Booker Prize. Come sono vivi i ricordi del successo, altrettanto vive nella mente dello scrittore sono le critiche ricevute, ed in particolare lo smacco avuto durante un  programma  radiofonico della Bbc al quale era stato invitato,  iniziato come una celebrazione al suo romanzo e terminato  con una condanna inappellabile da parte di un critico presente alla trasmissione,  il quale, nonostante le sollecitazioni del conduttore, non riuscì a trovare neanche un lato positivo nel lavoro di Rushdie. Anche per i grandi è difficile accettare delle sconfitte, sia pure confinate in un mare di vittorie.  

 

Chi di voi ha letto I figli della mezzanotte sarà felice di aver viaggiato in   un  grande Best tra tanti Best. La mia copia è in lista d’attesa nello scaffale dedicato ai libri da leggere nel futuro più prossimo, ----------- se mi devo vergognare per  non averlo ancora letto, va bene, mi vergogno di buon grado e chiedo venia, ma che colpa ne ho io se vengono dati alle stampe almeno 400 nuovi libri ogni giorno,  se abbiamo una sola vita per leggerli,  e se  un anno è fatto solamente di 365 giorni!----------------

 

Spero comunque di  poter godere della voce di Saleem Sinai prima che nella prossima primavera venga stampato dalla Mondadori  l’ultimo libro di Salman Rushdie, The Enchantress of Florence, già nelle prime 13 opere selezionate per il Booker  2008.  

Ed ora ecco l’incipit del Best of the Booker, da alcuni considerato una delle pagine più belle del nostro novecento.

"Io sono nato nella città di Bombay... tanto tempo fa. No, non va bene, impossibile sfuggire alla data: sono nato nella casa di cura del dottor Narlikar il 15 agosto 1947. E l'ora? Anche l'ora è importante. Be', diciamo di notte. No, bisogna essere più precisi... Allo scoccare della mezzanotte, in effetti. Quando io arrivai le lancette dell'orologio congiunsero i palmi in un saluto rispettoso. Oh, diciamolo chiaro, diciamolo chiaro; nell'istante preciso in cui l'India pervenne all'indipendenza, io fui scaraventato nel mondo. Ci fu chi boccheggiò. E, fuori della finestra, folle e fuochi d'artificio. Pochi secondi dopo, mio padre si ruppe un alluce; ma questo incidente era una bazzecola se paragonato a quel che era accaduto a me in quel tenebroso momento: grazie infatti alle tirannie occulte di quelle lancette dolcemente ossequianti io ero stato misteriosamente ammanettato alla storia, e il mio destino indissolubilmente legato a quello del mio paese. Nei tre decenni successivi non avrei avuto scampo"

 

 

 

30/07/2008

Un quesito impertinente mi è frullato per la testa

 

Un quesito impertinente mi è frullato per la testa fin da quando ho chiuso la porta dello studio, alle ore 18,30. Cosa faccio questa sera, mi dedico al  blog, oppure lo mando al diavolo insieme ai doverosi post, al controllo delle visite e tutti gli annessi e connessi, per raccogliermi in sospirata pace nel mio divano in compagnia di  Tristram ? http://libriinviaggio.myblog.it/archive/2008/07/19/l-homu...?  Da quando ho aperto libriinviaggio,  due settimane fa non ancora concluse, non riesco a leggere più di quattro/cinque pagine al giorno, e questo è proprio inusuale per una divoratrice di libri come me. 

 E se ________, facciamo ipotesi, _________ il povero Tristram, da qualche passaggio curvo dell’universo http://libriinviaggio.myblog.it/misteri/,  potesse gettare lo sguardo proprio dentro il mio appartamento e  vedere che, 

dopo aver incontrato lo spermatozoo che l’ha generato a pagina 6 del romanzo,  

la curiosità di vederlo nascere e crescere non mi ha fatto volare in fretta su tutte le 642  pagine dell’edizione economica Oscar Mondadori, 

 ma piuttosto ho gettato la spugna di fronte alla forza con la quale altre  passioni hanno monopolizzato le mie cellule neuronali,  facendomi arenare  intorno alla pagina 316, poco dopo il suo sfortunato battesimo,

senza peraltro averlo potuto ancora conoscere direttamente se non dalle smozzicate parole del dott. Slop e della dama di compagnia Susannah,

se appunto Tristram avesse la possibilità di sbirciare dal buco della mia serratura, non ne uscirebbe profondamente deluso?

La mia smisurata umanità mi permette di percepire  il fluido del dispiacere che entra dai suoi orifizi superiori fino ad arrivare alle sue cavità ossee, e riempire ogni suo vuoto intercostale.

E ora cari amici, mentre scrivevo quanto sopra, mi è venuto in mente che potrei fare un bel post parlandovi di vegetarianismo e di vegetariani famosi, che stanno al romanzo di Sterne sopra citato come i cavoli a merenda, ma  cosa ci posso fare se la mia mente è in continuo fermento?   Parafrasando proprio Sterne, ora, vorrei poter scrivere un post sul vegetarianismo, non avrebbe mai potuto presentarsi un’occasione più propizia, sono sola in casa, mio marito ha deciso di lasciarmi in pace almeno fino alle 24, la TV è spenta (effetto della causa sopra citata, ovvero assenza del coniuge), il vegetarianismo è un bell’argomento che ho tra la mente, eppure, nonostante tutto,  ho deciso che per questa sera non entrerò in collisione con Laurence Sterne, per cui passo e chiudo, e vado a divertirmi con le avventure di Tristram Shandy.

 

 :11iz9.gif:

23:18 Scritto da perdersy in Quesiti | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: libri, autori, bibliomania, blog | OKNOtizie |  Facebook

Il pozzo della solitudine

1689161046.jpgNovità in libreria: Corbaccio riedita  un classico dell'amore omosessuale e un romazo di culto tradotto in undici paesi

IL POZZO DELLA SOLITUDINE
di
Hall Radclyffe Marguerite


 

"Il pozzo della solitudine (The Well of Loneliness), è l'opera più famosa della scrittrice britannica Marguerite (John) Radclyffe Hall. Pubblicato nel 1928  è considerato il primo romanzo a tematica apertamente lesbica, in cui, tuttavia, il termine "lesbica" non è utilizzato, sostituito da perifrasi o dal termine "invertita". La pubblicazione suscitò un grande scandalo e, a trent'anni dalla condanna di Oscar Wilde, l'autrice dovette affrontare un processo per oscenità, che portò alla messa al bando del libro in Gran Bretagna, malgrado la mobilitazione di numerosi intellettuali e scrittori come Herbert George Wells, George Bernard Shaw, Edward Morgan Forster e Virginia Woolf. Analoga sorte ebbe  in un primo tempo negli Stati Uniti, presso il tribunale di New York, in cui l'editore venne dapprima condannato, ed in seguito assolto in appello. A dispetto dei tentativi di  censura , il libro conobbe un grande successo: tra il 1928 ed il  1943 (anno della morte della Radclyffe Hall) venne tradotto in undici lingue e vendette più di un milione di copie.
 
La tesi dell'autrice, a grandi tratti, è che l'omosessualità sia una condizione innata, fisiologica (o meglio, patologica), di profonda diversità, e che il rifiuto sociale costringa gli omosessuali ad una vita di solitudine e squallore. Emblematico, nel romanzo, è la morte (per malattia, dovuta alla miseria) di una loro conoscente ed il conseguente suicidio della sua partner. Si tratta di tesi in cui difficilmente le lesbiche e gli omosessuali di oggi si possono riconoscere, ma va considerata la situazione dell'epoca. Come sopra ricordato, la stessa Radclyffe Hall dovette fare i conti con il disprezzo e l'ostracismo dei contemporanei. Nel ritratto dell'ambiente omosessuale parigino si possono probabilmente ritrovare personaggi realmente esistiti, come Oscar Wilde o Natalie Clifford Barney "