17/09/2008
Bossoli e pallottole per salvaguardare la memoria storica

Freddy Tsimba, lo scultore congolese nato a Kinshasa il 22 agosto 1967, ha scelto di prestare la sua arte al ricordo delle vittime della lunga guerra che per decenni ha dilaniato le provincie orientali del suo paese, e lo fa nella sua città, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, perché è proprio lì che si tende a dimenticare, perché a Kinshasa la guerra vera non è mai arrivata, e tutte le atrocità ed il carico di dolore seminato ad est del paese sembrano non riguardarla.
Proprio per combattere quest’indifferenza che rischia di trasformarsi in un’amnesia collettiva, Freddy Tsimba ha trasformato il suo atelier di Kinshasa in un vero e proprio “corridoio umanitario” come lui stesso ama definirlo, una manifestazione della sofferenza subita per mantenere viva la memoria.



Ecco quindi che pallottole, bossoli, cartucce, tutto materiale raccolto negli stessi luoghi di guerra che lui intende raccontare, diventano materia prima delle sue opere, dei suoi corpi martoriati, ed insieme ad essi raccontano di un passato da non dimenticare perché il ricordo è lo strumento più efficace per lanciare un messaggio di pace universale.

Ai galleristi che rifiutano di esporre le sue opere perché sono troppo aggressive, lui risponde che la sua arte non può essere che questa, scomoda forse, ma la sola che lo interessa, la sola che può suscitare in chi la osserva una partecipazione solidale e costruttiva, la sua sola arma nella sua personale battaglia per la memoria.
Un plauso particolare a Freddy Tsimba ed a tutti coloro che dedicano la propria vita alla testimonianza, perché la memoria storica è il bene più prezioso di una società civile.
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16/09/2008
Committed. Le avventure di un guastafeste

Il prossimo 26 settembre uscirà in libreria “Committed. Le avventure di un guastafeste” di Dan Mathews (Arcana editore), ovvero l’autobiografia di una persona d’eccezione, un impegnato d’eccellenza, un committed appunto, delle campagne animaliste degli ultimi decenni.
Dan Mathews divenne animalista fin da quanto aveva 16 anni, e nella sua autobiografia ci racconta delle motivazioni che possono portare non solo a sposare una causa, ma a parteciparvi con il massimo impegno e originalità, fino a diventarne un’icona internazionale.

Attualmente vice-presidente di una delle più famose associazioni per i diritti degli animali, la People for the Ethical Treatment of Animals (PETA), ne entrò a far parte giovanissimo come receptionist per poi acquistare al suo interno ruoli sempre più autorevoli fino a diventare uno dei più apprezzati inventori di campagne animaliste di grande effetto e risonanza internazionale, come la memorabile "meglio nuda che in pelliccia" che svestì le top model e convinse Calvin Klein a ritirare dal mercato le pellicce. In realtà, racconta Mathews nel suo libro, furono i filmati sugli atroci trattamenti degli animali a convincere il grande stilista alla causa degli animal rights.
Il coinvolgimento di grandi star del cinema e della musica è stata la carta vincente del committed Mathews, e non sempre è stato lui a cercarle, c’è anche chi si è offerto spontaneamente, come Pamela Anderson ad esempio, che gli scrisse chiedendogli “se c’era un modo di mettere le sue tette a servizio di una buona causa”.
Dalla necessità di un messaggio che potesse arrivare a tutti e non solo agli intellettuali, sono nate le sue più famose azioni di protesta, nelle quali ha saputo unire l’impegno con il divertimento, l’umorismo, l’ironia, la provocazione, divertendosi lui stesso, ma anche affrontando numerosi arresti per reati vari tra i quali l’oltraggio al pudore, tanto da dargli la possibilità di fare una guida dei migliori carceri del mondo.
Ora, a 42 anni, ha molto da raccontarci della sua vita di committed, dalle ragioni più profonde del suo essere animalista, alla sua vita ultra-hip.
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27/08/2008
Con il sole si può anche volare, parola di Bertrand Piccard

Avete presente Bertrand Piccard, psichiatra e psicoterapeuta, aeronauta, e pilota di aerostati?
Una famosa famiglia di pionieri quella di Piccard: il padre Jacques Piccard, economista, esploratore, pilota e progettista di sottomarini, il 26 gennaio 1960 si immerse nella fossa delle Marianne con il sottomarino Trieste da lui realizzato, fino alla profondità di 10.916 metri sotto il livello del mare, con una pressione di 1086 bar. Il nonno Auguste Piccard, fisico, aeronauta, pilota di idronauta, con lo scopo di studiare gli stati ionizzati, i raggi cosmici e la radioattività nell’atmosfera, nel 1925 realizzò un pallone aerostatico che gli permise di raggiungere quote altissime, riuscendo ad arrivare nel 1932 a 16.000 metri, mentre suo fratello Jean nel 1934 riuscì ad arrivare in aerostato a 17.500 metri.
Ma torniamo a Bertrand Piccard, il primo uomo a volare intorno al mondo senza fermarsi con il pallone aerostatico " Breitling Orbiter 3 ", nel Marzo del 1999: la sua impresa non è stata solo un un viaggio interiore, come spesso si dice da chi compie queste avventure estreme, poiché al suo ritorno una nuova consapevolezza, fino ad allora imprevista, si è presentata alla sua coscienza, quella ecologica:
«Ero perfettamente consapevole dei gravi squilibri che affliggono il nostro pianeta, ma come la maggior parte della gente non mi preoccupavo più di tanto. Ci pensavo, ma poi ... Tuttavia, dopo averlo circumnavigato per tre settimane con Brian Jones, a contatto con l'aria, i deserti, gli oceani, i venti, era come se avessimo abbracciato il mondo: si era creato un legame affettivo con la Terra. Al nostro ritorno era impossibile restare indifferenti! Tanto più che potevamo sfruttare sia le ricadute finanziarie che l'impatto mediatico del nostro volo per agire concretamente.»
« Vi è una globalizzazione degli « scambi » di inquinamento. Non vi sono semplicemente due jetstream che circolano come due fiumi tranquilli. Ad ogni altitudine, ogni 50-100m, venti diversi soffiano in direzioni diverse, a velocità spesso molto elevate. I veleni possono dunque diffondersi sull'insieme del globo. Essendo noi stessi spinti come una bollicina nella natura, Brian ed io abbiamo sentito molto forte l'esigenza che bisognava rispettarla, essere dalla sua parte e non agire contro di essa: di qui l'urgenza assoluta di trovare dei sostituti a tutti i prodotti tossici »
E’ da questa consapevolezza che è nato il Solar Impulse,
il primo aeroplano alimentato ad energia solare, il cui progetto è stato portato avanti a partire dal 2003 da un’equipe di 150 designer di sei diverse nazioni e di oltre 60 specialisti tecnici. Si tratta di un monoposto dal peso di una sola tonnellata e mezzo, realizzato con una struttura in fibra di carbonio, con un’apertura alare di 61 metri. Accumulando l'energia solare durante le ore diurne, il Solar Impulse può volare notte e giorno per 36 ore consecutive, ad una velocità media di 70 chilometri orari, e può raggiungere gli 8.500 metri.

Testato il 13 e 14 maggio di quest’anno con 25 ore di volo senza scalo, ora Bertrand Piccard si prepara per affrontare nel 2009 il primo volo oltreoceano, e nel 2011 il giro della terra lungo l’equatore.
“La sfida che ci proponiamo è quella di riscrivere la storia dell'aviazione, sfruttando nuove tecnologie che rispondano alle esigenze di sviluppo sostenibile e il solo utilizzo di forme di energia rinnovabili “.“ Nel soffio del vento cerco altre idee per essere più efficace su questa terra, come medico e come uomo”
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26/08/2008
Quando le passioni fanno storia e diventano letteratura

Taverne Scandinave 29 et 31
Rue Vavin, Paris VI
4 marzo 1932
" Anais:
tre minuti dopo che te ne sei andata. No, non posso farne a meno. Ti dico ciò che già sai: ti amo. Parole che ho distrutto più e più volte. A Digione ti ho scritto lunghe, appassionate lettere – se fossi rimasta in Svizzera te le avrei inviate, ma come potevo spedirle a Louveciennes? Anais, in questo momento non so dirti molto – sono in preda alla febbre. A stento riuscivo a parlarti perché ero di continuo sul punto di baciarti i piedi e di stringerti tra le braccia. Speravo che tu non dovessi rincasare per cena, che saremmo potuti andare da qualche parte a cenare e a ballare. Tu balli – l’ho sognato più e più volte – e io ballo con te, oppure tu balli da sola, il capo rovesciato all’indietro, gli occhi socchiusi. Devi ballare così per me. Questo è il tuo io spagnolo – il sangue andaluso distillato. Adesso sono seduto al tuo posto e ho portato il tuo bicchiere alle mie labbra. Ma sono ridotto al mutismo. Quel che mi hai letto continua a girarmi nella testa. Rispetto a te sono un bambino perché quando in te parla l’utero, esso avvolge ogni cosa – è la tenebra che adoro. Avevi torto a pensare che io apprezzassi solo il valore letterario. A parlare era la mia ipocrisia. Finora non ho osato dire quel che pensavo. Ma sto sprofondando – tu mi hai spalancato il vuoto – e non riesco a fermarmi.
Senza che tu te ne renda conto sono vissuto sempre con te. Ma avevo paura di ammetterlo, temevo che ti spaventassi. Oggi ho pensato di portarti in camera mia e di mostrarti gli acquarelli. Mi è parso così sordido portarti in quel miserabile albergo, non, non posso farlo. Tu condurrai me da qualche parte – al tuo tugurio, come lo chiami. Portamici, in modo che io possa stringerti tra le braccia.
E mento, Anais, dicendoti che non voglio adorarti. Te l’aspettavi che ti dicessi cose del genere? Quando ho visto Marius (il film di Marcel Pagnol), ho sognato di te – tu sei come la nave che salpa per il mare aperto, tutte le vele al vento, nella luce abbagliante del sole. E al pari di Marius, io sono salito a bordo all’ultimo minuto – sono salpato dalla finestra sul retro e sono corso al molo…..”
Louveciennes
09 marzo 1932
(Henry)
“Ieri non intendevo bruciarti – ero come in un sogno – e a tal punto dissolta, che non ti ho sentito alzarti…mi aggrappavo a un prolungamento di quell’istante. Quando adesso ci ripenso, provo rimorso per averti bruciato – dimmi che mi perdoni, l’ho fatto senza volerlo.
Non riesco a scriverti, Henry, sebbene sia rimasta sveglia tutta la notte a dirti – tutta la notte- che l’uomo che ho scoperto ieri… l’uomo che ho sentito con i miei sentimenti fin dal primo istante – tutte le montagne di parole, scritti, citazioni si sono disperse – e adesso conosco solo lo splendore, l’accecante splendore della tua stanza, e quell’irreale momento – come può un istante essere insieme così irreale e così caldo – così caldo.
E’ tanto quello che desideri sapere. Ricordo la tua frase: “ Soltanto le puttane mi apprezzano”. Avrei dovuto dirti: con le puttane puoi avere solo una consapevolezza di sangue, tra noi c’è troppa mente, troppa letteratura, troppa illusione, ma poi tu ha negato che ci fosse solo mente …
Il mio volto ti induce a ritenere che le mie aspettative sono alte, altissime ….. ma adesso sai che non è solo la mia mente ad avere coscienza di te.
Coscienza di te, in maniera caotica. Amo la tua strana, ingannevole dolcezza che sempre si tramuta in odio. Come mai ho scelto te? Io ti ho visto in quel modo intensamente selettivo – ho visto una bocca che era insieme intelligente, animalesca e soffice …, Uno strano miscuglio, un uomo umano, sensitivamente conscio di ogni cosa – e io amo la consapevolezza – un uomo, te l’ho detto, che la vita ha reso ebbro. Il tuo non era un riso che potesse offendere, era dolce e ricco. Mi sentivo calda, con la testa che mi girava, dentro di me cantavo. Dicevi sempre le cose vere e più profonde, lentamente, e hai un modo di parlare, come un sudista – ehm ehm – strascicato, mentre sei intento nel tuo viaggio introspettivo, che mi ha toccato corde profonde.
Poco prima, come t’ho detto, avevo accarezzato l’idea del suicidio. Ma aspettavo di incontrare te, come se questo potesse fornire una soluzione, e l’ha fornita. Quando ti ho visto mi sono detta: ecco un uomo che potrei amare. E non avevo più paura dei sentimenti. Non ho più potuto sopportare l’idea del suicidio (l’idea di sopprimere il romanticismo), qualcosa mi tratteneva. Posso muovermi solo tutta intera.
………………………
Non volevo amore perché è caos, perché fa vacillare la mente come lampioni scossi dal vento. Volevo essere fortissima davanti a te, essere contro di te - tu ami tanto contrapporti alle cose. Io amo essere per le cose. Tu fai caricature. Occorre un grande odio per fare caricature. Io eleggo, io amo – la marea dell’amore, la notte, mi soffoca – come in quel sogno che ieri ti sei sforzato di rendere reale, di inchiodare, proprio così, con il tuo bacio travolgente….”
Anais Nin e Henry Miller
“Storia di una passione”
Lettere 1932-1953
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08/08/2008
Il sesso non prospera nella monotonia

L’estate è risaputo, siamo più ricettivi, la bella stagione esalta i sensi e predispone all’innamoramento, così mi è venuto così in mente di trascrivere un estratto dal libro di Isabel Allende “Afrodita” “Negli anni quaranta, Anais Nin ed Henry Miller camparono per un certo periodo scrivendo racconti erotici per un uomo che li pagava a pagina. Il cliente si faceva chiamare “il collezionista”, mantenne sempre l’anonimato, scatenando l’indignata curiosità dei due grandi autori che prestavano il loro talento e la loro penna per soddisfare i suoi capricci. Questo collezionista di pornografia non apprezzava il loro stile ed in ripetute occasioni pretese che lasciassero perdere la poesia e si concentrassero sul sesso, perché il resto non lo interessava. Anais Nin gli scrisse una lettera nella quale definisce in modo magistrale l’essenza dell’erotismo:
Caro collezionista
Noi la odiamo. Il sesso perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un’ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di chiunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all’emozione, all’appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l’intensità. Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell’attività sessuale, con l’esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose, romantiche, emotive. Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni. Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue. Se lei nutrisse la sua vita sessuale con tutte le emozioni e le avventure che l’amore inietta nella sessualità sarebbe l’uomo più potente del mondo. La fonte del potere sessuale è la curiosità, la passione. Lei sta lì a guardare questa fiammella morire d’asfissia. Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere annaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. …….. Ci sono tanti sensi minori, che buttano come tanti affluenti nel fiume del sesso, arricchendolo. Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l’estasi. “
Sapete cosa mi è piaciuto di più di questa lettera della Nin?: che fra le mille cose necessarie a rendere fantastica l’attività sessuale, ci sono anche i Viaggi All’Estero!
Se vi piacciono gli epistolari vi consiglio di leggere “Storia di una passione” lettere 1932-153 relative al rapporto sentimentale tra Anais Nin ed Henry Miller, a cura di Gunther Stuhlmann: ci sono lettere di una tale passione e tensione emotiva che si leggono come un romanzo.

21:05 Scritto da perdersy in Storie di straordinaria passione | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: passione, storie, eros | OKNOtizie |
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