26/05/2009

Elogio della gentilezza

 

 

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Cari amici, se volete leggere un libro di cui si ha veramente bisogno, andate in libreria e cercate Elogio della gentilezza di Adam Phillips e Barbara Taylor (Ed. Ponte alle Grazie), lo consiglio a tutti: a chi inconsapevolmente ha perso questo sentimento, a chi lo ricorda con nostalgia, a chi anacronisticamente lo esercita ancora, magari sentendosi un emarginato, a chi ha perso la speranza e si è rassegnato a vivere in un mondo di automi dallo sguardo vuoto, a chi come me ancora crede che ci possa essere la possibilità di un riscatto.

La storica Barbara Taylor e lo psicanalista Adam Phillips, non solo cercano di recuperare un modo di essere  che sembra perduto per sempre e che al contrario farebbe molto bene ad una società profondamente individualista e nichilista, che sta buttando alle ortiche i valori più gratificanti della natura umana per far emergere soltanto i sentimenti capaci di assicurare la sopravvivenza del capitalismo aggressivo, senza scrupoli e senza regole, gli autori parlano della gentilezza anche come viatico per la felicità personale, per il nostro personalissimo benessere, indagando i segnali che la nostra mente ci invia e che troppo spesso tendiamo ad ignorare.

Ecco un brano ed alcune citazioni:

"Oggi, appena si comincia a crescere, gran parte di noi crede intimamente che la gentilezza sia la virtù dei perdenti. Ma accettare di ragionare in termini di vincenti e perdenti è già un modo per stare dentro lo schema del rifiuto fobico, del terrore contemporaneo per la generosità. Infatti, una delle cose che i nemici della generosità non si chiedono mai — e che la rendono un nemico nascosto in ognuno di noi — è perché mai proviamo una cosa del genere. Perché mai siamo spinti, in qualche modo, a essere gentili verso gli altri, per non dire verso noi stessi? Perché la generosità conta per noi? Forse, una delle cose che la contraddistinguono, diversamente da quel che accade a un ideale astratto come la giustizia, è che, rispetto alla gran parte delle situazioni quotidiane, sappiamo esattamente cosa sia; tuttavia, proprio il fatto di sapere cosa sia un gesto gentile ci rende più agevole il rifiuto di compierlo."

Il sé, privato delle sue forme di attaccamento simpatetico, o è finzione o è follia”.

 

“Un indicatore della salute mentale – scriveva Winnicott nel 1970 – è la capacità di un individuo di entrare in forma immaginativa e in maniera accurata, nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona; e anche di concedere a un’altra persona di fare la stessa cosa con lui”

 

30/03/2009

Quando il romanzo diventa poesia dei sentimenti

 

 

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Credo che la scrittura di Giordano abbia il dono di superare la storia che racconta per diventare poesia dei sentimenti, da quelli più nascosti a quelli universali. E’ per questo che la sua lettura provoca in noi un processo di immedesimazione che ci fa vivere in prima persona la vita di personaggi che non potrebbero essere più lontani da noi se visti solamente dal punto di vista delle vicende della loro vita. Il suo linguaggio è sublime e allo stesso tempo tagliente come una lama ed è il suo linguaggio che ci incanta e ci fa entrare immediatamente nell’animo di Mattia e Alice. Ho letto molte critiche a questo romanzo, c’è chi si aspettava un finale diverso, un lieto fine forse, c’è chi lo ha trovato angosciante, chi lo ha vivisezionato cercando contraddizioni nell’uso dei tempi verbali, chi lo ha trovato furbo nella scelta del tema dell’inadeguatezza, o addirittura una speculazione sul tema del dolore, questo per dire quanto un libro possa suscitare reazioni differenti a seconda delle aspettative del lettore, ma anche per segnalare un esercito di critici a priori, le cui esternazioni di certo non ci arricchiscono. Libro furbo perché parla del dolore, dell’inadeguatezza? forse la letteratura non è da sempre lo specchio delle passioni umane e quindi primo fra tutte del dolore del vivere? E grande è colui che sa raccontarlo coinvolgendo il lettore, attirandolo a se fino a farlo entrare nel libro con il quale diventa un corpo unico nel quale il cuore batte all’unisono con quello dello scrittore e dei personaggi. Per questo motivo secondo me “La solitudine dei numeri primi”, pur non essendo ancora un’opera matura dal punto di vista stilistico, è un grande libro, di quelli che si continua a tenere sopra il comodino anche dopo giorni e giorni che abbiamo chiuso l’ultima pagina. 

30/01/2009

La montagna siamo noi

 

 

“ Camminare per le montagne è uno sciocco piacere » disse il Baiai Lama a Heinrich Harrer nel film Sette anni in Tibet. Il Compassionevole, l'Oceano di saggezza è in grado di scendere in se stesso e di uscire dalla nostra prigione materiale e morale senza bisogno di salire, di faticare. Ma noi che viviamo in città, che mangiamo senza fame e beviamo senza sete, che ci stanchiamo senza che il corpo fatichi, che rincorriamo il nostro tempo senza raggiungerlo mai, abbiamo bisogno di riprenderci le nostre vite, di trovare una strada che ci riporti al centro di noi stessi. Quando si ha, come noi, una tale sicurezza materiale da non temere più di tanto per il futuro, quando non ci si domanda cosa succederà la settimana prossima, quando si ha sempre di che vivere e non si sa più per cosa, si forma intorno a noi una prigione senza confini, da cui è difficile fuggire. 
   Una delle vie maestre, la più faticosa e feconda, è quella che conduce alle terre alte. Guai a perdere il bene della montagna e della natura, volgere le spalle alla sua verità profonda. È fatta di bellezza, di fatica, di solitudine e silenzio: valori poco alla moda, che aiutano a vivere. Il vero isolamento, quello che ci fa sentire soli, non è una condizione fisica, è uno stato morale. È rimanere fra gente insulsa e compiere azioni insignificanti, è produrre cose inutili che mortificano la nostra

vita e la svuotano di senso.
  

La montagna, in tempi di carestia fisica (di aria, di acqua, di terra) e spirituale (etica ed estetica), è una delle ultime risorse per salvare il pianeta e le speranze dell'uomo. Frequentare la natura e le terre alte è un modo fondamentale per ritrovare dignità, poesia, contemplazione, senso dell'eroismo. Ciò che di buono, insomma, si agita di tanto in tanto nel nostro animo. 
 

  La montagna siamo noi, la nostra parte più nascosta, preziosa e vitale. Come il duende, il demone della creatività descritto da Federico Garcia Lorca in un saggio immortale, non è tecnica, non è fantasia, non è intelligenza. Non è solo questo. La montagna ci solleva e ci fa patire, ci trafigge nel profondo, ci scuote e infine ci lascia muti. È una forza istintiva e potentissima, inesprimibile, "che sorge dalle più segrete stanze del nostro sangue" dice García Lorca. È un grumo dionisiaco che contiene gioia e dolore, solitudine e amicizia, canto e silenzio, vento, ghiaccio e sole splendente. È trasalimento, è un potere misterioso che brucia il sangue e prosciuga. È una ferita inguaribile,

attraverso la quale scorre il nostro sangue più puro “

Carlo Grande – Terre alte. Il libro della montagna

15/01/2009

La lettrice bugiarda

 

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Dopo Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini e Figlia del silenzio di Edwards Kim, esce oggi in Italia, pubblicato da Garzanti, ancora un caso letterario nato dal passaparola:  si tratta di La lettrice bugiarda dell’americana Brunonia Barry, che da opera prima senza editore è diventato miracolo editoriale nel giro  pochissimi mesi. Il 1 settembre 2007 è uscita  la prima edizione pubblicata autonomamente dall’autrice e le copie messe in vendita si sono esaurite nel  giro di due settimane; alla fine dello stesso mese di  settembre tutte le più grandi agenzie letterarie americane avevano gli occhi puntati sul romanzo e sono stati venduti i diritti cinematografici. A metà ottobre nel 2007, alla fiera di Francoforte, i diritti per la pubblicazione del libro sono stati messi all’asta e venduti per due milioni e mezzo di dollari alla William Morrow. Il 29 luglio 2008 è uscita   in America la prima tiratura di 200.000 copie. Da quel momento per il romanzo è stata un’ascesa continua alla quale ha contribuito il passaparola della rete.

 

 

Gli elementi che emergono con forza da La lettrice bugiarda sono molteplici: dalla  protagonista,  una donna fragile che nasconde un drammatico segreto ma che riesce a trovare la sua via per la ribellione, a Salem , la città tragicamente conosciuta per la caccia alle streghe; dal fondamentalismo come male dal quale salvaguardarsi, alla violenza sulle donne; dal dualismo presente in ogni aspetto della vita al pizzo che con i suoi spazi vuoti e pieni diventa metafora dell’esistenza.

 

 

Tante sono le storie ed i filoni che si intrecciano nel romanzo e alla domanda se esiste o se è esistito un nocciolo centrale intorno al quale il tutto si è sviluppato, Brunonia Barry così risponde in un’intervista di Marilia Piccone:  L’idea centrale è che devi andare indietro per poter andare avanti. Come nel pizzo, devi risalire il corso dei fili e trovare il punto di partenza, il nodo centrale che rappresenta la verità universale di chi tu sei quando ti spogli di tutte le apparenze.”

(Da “Intervista a Brunonia Barry sul suo primo romanzo, La lettrice bugiarda di Marilia Piccone)

 

 

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Incipit :

"La lettrice deve fissare il pizzo finché lo schema non si confonde e il volto dell’interrogante non scompare completamente dietro quel velo. Quando gli occhi cominceranno a lacrimare e la pazienza si sarà ormai esaurita, apparirà una fugace visione di qualcosa che si distingue a stento. In quel momento comincerà a formarsi un’immagine … nello spazio fra ciò che è reale e ciò che è solo immaginato.

Dalla “Guida delle lettrice di pizzo”

                                                           1.

 

Il mio nome è Towner Whitney. No, non è esatto. Il mio vero nome di battesimo è Sophya. Non dovete credermi. Mento continuamente.   Sono pazza…. E questo è vero.   Mio fratello minore, Beezer, più gentile di me, dice che la mia è una pazzia genetica. “Siamo pazzi da cinque generazioni”, afferma, come se fosse un distintivo da portare con orgoglio, sebbene ammetta che io potrei aver alzato il livello della nostra pazzia. "

 

 

 

 

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Note sull’autrice: Brunonia Barry, nata e cresciuta nel Massachusetts, ha studiato letteratura e scrittura creativa ed è tra i fondatori della Portland Stage Company, la più grande compagnia teatrale del New England. Il suo amore per il teatro l’ha portata a Chicago, dove si è occupata di importanti campagne promozionali e ha scritto diverse commedie di successo. Oggi vive a Salem, Massachusetts, con suo marito e Byzantium, il loro amato golden retriever. Insieme stanno restaurando una casa storica di Salem.

 (da http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&a...)

 

09/01/2009

L’irreparabile fuga del tempo

 

 

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“… Disteso sul lettuccio, fuori dell’alone del lume a petrolio, mentre fantasticava sulla propria vita, Giovanni Drogo invece fu preso improvvisamente dal sonno. E intanto, proprio quella notte – oh, se l’avesse saputo, forse non avrebbe avuto voglia di dormire – proprio quella notte cominciava per lui l’irreparabile fuga del tempo.

Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c’è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l’orizzonte con sorrisi di intesa; così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo.

Ancora molto? No basta attraversare quel fiume laggiù in fondo, oltrepassare quelle verdi colline. O non si è per caso già arrivati? Non sono forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che cercavamo? Per qualche istante si ha l’impressione di sì e ci si vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio è più avanti e si riprende senza affanno la strada.

Così si continua il cammino in un’attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di calare al tramonto.

Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre,  chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimé, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell’orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l’una sull’altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire.

Chiudono a un certo punto alle nostre spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocità fulminea e non si fa in tempo a tornare.

Ma Giovanni Drogo in quel momento dormiva ignaro e sorrideva nel sonno come fanno i bambini.”

 

(Dino Buzzati  Il deserto dei Tartari)

 

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