03/01/2009

C’era una volta, e c’è ancora, la Meditazione

 

 

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 Parte seconda

Ovviamente non tutti abbracciarono la Meditazione Orientale con l’animo di chi si abbarbica ad un salvagente, ci fu chi la guardò dall’alto in basso contrapponendole quella cristiana e quella ebraica, chi disse che per combattere lo stress era sufficiente dedicarsi a pratiche di rilassamento  quotidiano, e chi si mise a studiarla sottoponendola ad un adeguato esame scientifico, nella migliore tradizione del pensiero occidentale. 

Fu così che  di studio in studio, d’ipotesi in ipotesi, di ricerca in ricerca, d’indagine sperimentale in indagine sperimentale, si andava preparando la rivincita conclusiva della Meditazione Orientale.

A mettersi d’impegno furono innanzitutto, neanche a dirlo, gli americani, che per primi utilizzarono la meditazione nella psicoterapia,  con tanti  ringraziamenti da parte di  tutti i depressi,  gli ansiosi, i malati di disturbi ossessivi compulsivi,  di timor panico, di borderline di personalità,  di disturbi del comportamento alimentare,  e di tanti altri ancora.

Una così grande applicazione della meditazione nella psicoterapia non poteva certo passare inosservata agli studiosi del cervello umano, che iniziarono a sospettare benefici effetti dell’antica pratica orientale anche  sulle funzioni cognitive e affettive,  sui meccanismi cerebrali sottostanti, e sperimentarono su praticanti buddhisti nientemeno che la capacità di attenzione, di visualizzazione, nonché la generazione di stati affettivi positivi tra i quali  la compassione.

__________Se così è, dico io, perché non emettere un’ordinanza mondiale suggellando definitivamente l’era della globalizzazione, ed obbligare tutti a meditare per almeno mezz’ora al giorno?! Si potrebbe evitare l’inutile spargimento di sangue al quale assistiamo tutti i giorni. A volte le soluzioni più agevoli sono quelle che ci sfuggono e tutto il mondo diventa un grande ufficio complicazione affari semplici __________

Ma per tornare alla storia.

Di fronte a tali risultati la scienza medica non poteva certo stare a guardare, ed anch’essa infine si è messa d’impegno nello studio di  quell’antica pratica,  nata dalla modesta esigenza di  avvicinare l’uomo a Dio.

Fu così che non più tardi di tre anni fa, non senza stupore,  i rigorosi rappresentanti della medicina convenzionale da tempo immemorabile chiusi nel loro modello scientifico-meccanicista,  hanno dovuto arrendersi alla scoperta che l’uso regolare della meditazione produce benefici effetti non solo al cervello e agli ormoni, ma anche al nostro sistema immunitario. Tante risorse spese nella ricerca farmacologica e la soluzione era già nelle nostre tasche, pardon, volevo dire nella nostra mente! Da tempo i neutrofili, le cellule immunitarie schierate in prima linea a combattere batteri e virus, aspettavano alti ufficiali capaci di condurre la battaglia a sicura vittoria, non legionari o milizie straniere, ma forze interne del supremo Stato Maggiore comodamente installato nel nostro cervello. Neutrofili tranquilli, ricomponete pure le righe, ora sappiamo che è sufficiente mettersi a meditare per attivare schiere di Geni di alto grado preparati ai giusti comandi: Fagocitosi e Apoptosi saranno le parole d’ordine sia per uscire sul campo di battaglia che per rientrare rapidamente nei ranghi a vittoria avvenuta. E con la scoperta che la pratica dello yoga altera positivamente l’espressione genica,  si conclude per ora la grande storia della Meditazione Orientale, finalmente accolta con tutti gli onori nel tempio della razionalità occidentale, la quale, ci auguriamo, non tarderà a  stupirci con nuovi interessanti scoperte su ciò che la natura ha già sapientemente in noi predisposto.  

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“Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l'ha già creata
Albert Einstein

02/01/2009

C’era una volta, e c’è ancora, la Meditazione

 

 

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     C’era una volta, e c’è ancora, la Meditazione

     Parte prima

 

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Si dice che essa sia nata in Oriente, partorita sul monte di Tao,  allattata dagli Zen, cresciuta dagli Sciamani,  e che avesse il potere di curare tutte le disarmonie della vita esterna semplicemente concentrandosi sull’armonia interna.

Venissero pure il diluvio universale, lo scioglimento dei ghiacci, uno scontro intergalattico, o la guerra con il popolo confinante, nulla poteva scalfire il potere della Meditazione, la quale, per meglio presentarsi in tutta la sua compostezza di fronte all’incompostezza del mondo, assunse permanentemente una posizione a gambe incrociate con le braccia dolcemente poggiate sulle ginocchia, a totale personificazione della calma interiore.

Tale posizione ebbe talmente tanto successo che si meritò perfino un nome, e d’allora venne chiamata yoga.

All’inizio fu vita dura,  anzi durissima, starsene lì immobili ad occhi chiusi cercando l’illuminazione interna mentre le peggiori catastrofi spazzavano via parti intere di umanità non fu cosa facile. Ma ecco che un bel giorno arrivò un gigante buono di  nome Buddha e trovò una soluzione straordinaria: la Meditazione doveva vivere isolata dal mondo, chiudersi nei monasteri e diventare rinunciante; solo riducendo al minimo la pratica si poteva meditare in santa pace, riuscendo a tenere ben chiusi tutti e due gli occhi sul mondo esterno.  Fu così che la Meditazione poté prosperare indisturbata in tutti i  secoli addivenire.

Ci fu un tempo nel quale gli occidentali, tutti presi dalle “magnifiche sorti e progressive” della propria civiltà, guardavano con sospetto la Meditazione Orientale, tacciandola, diciamolo pure, di poltroneria.  ______ E detto tra noi, con il senno di poi, non di sola maldicenza si trattava,  poiché è cosa nota che ora i cinesi  vanno copiando tutto ciò che da noi si è inventato e prodotto con il sudore della fronte mentre loro se ne stavano in panciolle a lavorare con il solo sudore della mente _________

Ma lasciamo da parte i pettegolezzi e torniamo alla nostra storia.

Dopo anni di duro lavoro, anche per le “magnifiche sorti e progressive”  arrivarono tempi duri, tutto quel positivismo, quel produrre, quel consumare e quel produrre per consumare ancora di più, un bel giorno cominciò a stancare anche gli stacanovisti più indefessi, la cui mente cominciò a rifiutarsi di seguire quel corpo sempre in movimento,  e lo avvertì in tutti i modi che era ora di darci un taglio. Prima cominciò a somatizzare il proprio disagio, poi ad insinuare segni di inadeguatezza ed infine passò all’attacco finale chiamando in suo aiuto l’Ansia e la Depressione.

Ed è a questo punto della storia che trova applicazione il famoso proverbio chi disprezza compra:  dopo averla snobbata per un tempo indefinibile, gli occidentali cominciarono a guardare con occhio benevolo la Meditazione Orientale, cominciarono con il dirsi che forse non c’era nulla di male nel dedicare un po’ di tempo a calmare la mente,  iniziarono ad andare in oriente per toccare con mano quello strano mondo seduto a gambe incrociate, ed infine importarono la meditazione nelle proprie città con lo stesso orgoglio con il quale  Marco Polo a suo tempo importò la seta.

Per la Meditazione Orientale fu vera gloria, in breve tempo essa divenne la panacea di tutti i mali che affliggevano l’uomo moderno; un bel corso in una scuola di maestri ben preparati, almeno venti minuti di pratica al giorno, ed il gioco era fatto:  venissero pure  l’imbottigliamento nel traffico della tangenziale, le file interminabili agli sportelli, il capo che snobba il lavoro sudato sette camicie, la moglie che ti tira dietro le pantofole lasciate distrattamente in salotto, il marito che ti rimprovera perché non hai chiuso il tubetto del dentifricio,  i figli che strillano, l’ascensore che non funziona, il treno che è sempre in ritardo, e le lancette dell’orologio che continuano a battere il tempo ….. tutto sarebbe scivolato via dalla nostra mente meglio che se l’avessimo insaponata con la sciolina.

Ora, se vi siete stancati di leggere questa storia e state tirando un sospiro di sollievo pensando  che,  come in ogni favola che si rispetti,  io sia  arrivata alla conclusione del tutti vissero felici e contenti,  state prendendo un granchio, ________ la storia prosegue, però vi concedo un attimo di pausa sperando di ritrovarvi alla prossima puntata.

 

02/11/2008

C’era una volta e c’è ancora, la commemorazione dei defunti

 

 

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C’era una volta e c’è ancora, la commemorazione dei defunti.

Ci fu un tempo nel quale la commemorazione era  proprio una gran festa, tutti i vivi a scherzare con i morti e a confondersi con essi,  le tombe venivano aperte ed era tutto un rimescolarsi:

“Marioooo,  vengo giù io a trovarti, voglio proprio vedere come te la passi laggiù!”

“ma no Luigi dai,  resta lì che vengo su io, non darti pensierooo,  fammi rivedere un po’ a me la luce del sole ……. e magari incontro anche la Rosa, quel pezzo di donna che mi ha fatto impazzire per un anno intero!”

Tanta era la gioia di questo ritrovarsi, che le festività duravano ben dieci giorni in un tripudio di fiori e cibi deliziosi.

Montagne,  valli e mari dividevano i popoli, anche i calendari erano diversi,  ma quando si trattava di festeggiare i morti non c’era distanza che teneva, per tutti era un tripudio di gioia.

Durante il  Samuin, nei primi dieci giorni di novembre,  i Celti  inondavano i cimiteri di fiori e lumi, aprivano le tombe per favorire l’andirivieni con gli inferi, e in compagnia di teschi e ossa trascorrevano il tempo suonando, cantando e bevendo, ovviamente  alla salute di tutti, vivi o morti che fossero.

Al di là dell’oceano anche gli antichi Aztechi usavano cospargere i cimiteri di fiori e fare gran festa, e che dire degli Etruschi che accompagnavano la preghiera con musica, danza, giochi e gare di destrezza?

I  Romani dal canto loro non erano certo da meno, e durante i  Parentalia, dal 13 al 21 febbraio di ogni anno, era tutto un cospargere le tombe con corone  di fiori, viole profumate, farina di farro, pane imbevuto nel vino, latte,  miele e unguenti preziosi.

Ma ecco che un giorno inaspettato arrivò il guastafeste!

Odilone di Cluny era il suo nome,  di nobile famiglia e amico dei più potenti sovrani d’Europa, egli era in realtà un uomo solitario e votato all’ascetismo, e tutto quel festeggiare proprio non gli andava a genio. Un tal fastidio doveva averlo partorito già in seno alla sua numerosissima famiglia, in tutto quel vociare, svolazzare di abiti, civetterie, chiacchiere e quisquiglie.  Sì, lo so che sto andando avanti con la fantasia, ma cari lettori cerco solo di capire l’origine psicologica di tanta avversità per la vita gioiosa. E’ vero che stiamo parlando della fine del X secolo d.c. e Freud non era ancora nato, ma fino a prova contraria la psicoanalisi ha validità retroattiva!

Allora, dicevamo, cioè dicevo, che Odilone odiava le feste, figuriamoci quelle che duravano fin dieci giorni, ecco così che nel 998, dopo soli cinque anni che era diventato abate dell’Abbazia di Cluny, ordinava che il 2 novembre, non un giorno prima e non un giorno dopo, doveva essere celebrato l’Ufficio dei Defunti. Il nuovo rito si diffuse piano piano anche negli altri ordini religiosi fin quando approdò a Roma nell’Ordo romanus del XIV secolo.

Qualche pettegolo malato di dietrologia, dice che lo scopo di tal rigore era quello di sconfiggere i riti pagani di origine celtica, anche perché già nell’ 835 ci aveva provato Papa Gregorio IV spostando la festa di "Tutti i Santi" dal 13 maggio al 1° novembre,  ma quale che sia la verità, resta il fatto  che la festa iniziò a ridursi di anno anno,  ed anche la gioia che l’ accompagnava pian piano sparì

Oggi ci rechiamo al cimitero tristi e affranti, con in mano un mazzo di fiori che presto appassiranno, rendendo ancora più tristi quei luoghi dove un tempo tanto lontano si era soliti far festa.

19/10/2008

C’era una volta una città gloriosa, chiamata “Modello Roma”

 

 

Questa è la storia di Roma Capitale,  una bella favola di speranze e conquiste, sulla quale si sta scrivendo la parola fine.

 

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Nel suo colle più onorevole, il Campidoglio, detto anche Monte  Capitolino, per anni e anni si succedettero i più degni discendenti di Romolo e Remo, talmente orgogliosi della fama e della ricchezza lasciata in dote dai loro avi,   da esser sicuri di poter vivere di rendita vita natural durante.  Passarono gli anni, passarono i decenni, e sulla bella città, un tempo la più grande, cominciò a calare l’ombra del declino, e mentre in altri regni era un continuo cambiar d’abito ad ogni dì di festa,  sfoggiando chi la bellezza, chi la saggezza, chi il talento, Roma Capitale sembrava rassegnata a far la parte della Bella Addormentata, vedova di qualsivoglia principe che venisse a  salvarla dal suo lungo sonno. 

Intanto, in una nota famiglia romana, cresceva  un ragazzo di nome Walter, amante delle arti e di grande ingegno.  Deciso a togliere i suoi concittadini dall’oblio nel quale stavan precipitando,  si candidò per l’amministrazione di Roma Capitale, e a gran voti fu subito eletto:

 

Benvenuto, nostro  figliolo bello

che mercanzia preziosa porterai al castello?

 

Cari cittadini, io non vi porgerò un bel gioiello

ma fama e gloria d’internazional livello.

 

La musica risorgerà nel suo luogo più bello

il cinema ci allieterà in una gran festa

e nella  notte bianca tutta la città terrò ben desta.

 

Il festival della fotografia porterà un gran fermento

ed altre iniziative faranno di Roma un gran Modello

il più invidiato  di tutto il  firmamento.

 

 

Il giovane Walter tenne fede alle promesse fatte, e la sua fama varcò i confini nazionali,  facendo del Modello Roma di sua creazione, un buon salvacondotto per  ogn’altra nazione.

L’indiscusso regno durò ben sette anni, e risorta che fu Roma Capitale, l’uomo Walter se ne andò  dal Monte Capitolino, per dedicarsi a risollevar le sorti dell’italico popolino.

 

Per i romani non ci fu molta scelta, e l’Alemanno dalle uova d’oro gli sembrò  l’uomo giusto, per  dare alla città non solo lustro, ma sicurezza, tranquillità e ricchezza.

Da buon revisionista e gran risparmiatore, egli passò in rassegna tutto ciò che aveva fatto il suo predecessore,  e scambiando per spreco tanta attenzione per le arti, di buona lena si mise a farne scarti.

E’ così che in pochi mesi,  al grido di “ Roma cambia”, i romani vedono andar distrutta la  consolidata gloria:   ridotto il Festival del Cinema, via la Notte Bianca, ed ora via anche il Festival della Fotografia.

La cultura si sa, è di sinistra, e ora,  con la scusa dei bilanci,  si combatte a suon di tagli.

 

01/09/2008

C’erano una volta e ci sono ancora, i Radicali Liberi

 

 

C’erano una volta e ci sono ancora, i Radicali Liberi;  un tempo nessuno sapeva della loro esistenza e quello fu il periodo più felice della loro vita, tutto il giorno a sollazzarsi nelle nostre cellule facendo il bello ed il cattivo tempo come più gli andava a genio. Dopo anni ed anni di vita felice arrivò il giorno in cui un medico di nome Hartman scoprì il loro nascondiglio; egli  ebbe così tanta paura di questi esseri sconosciuti che non gli dette più tregua,  tanto che per stanarli chiamò in aiuto tutti i suoi colleghi. Ma i radicali liberi non ne volevano proprio sapere di lasciare le loro comode tane e fu così che iniziò una guerra efferatissima.  

Da parte loro i radicali liberi si armarono come meglio poterono, battendosi in prima persona,

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 mentre i medici mandarono avanti Battaglioni d’assalto composti solamente da mercenari.  

C’era il Battaglione  delle Vitamine composto dal Sig. A, soprannominato Retinolo, il Sig. B, il Sig. C, il Sig. E, il Sig. betacarotene, il Sig. carotene, Il Sig. coenzima Q10 ed il Sig.  acido lipoico.  

Anche il Battaglione dei Minerali era composto da membri di tutto rispetto: Il Sig. Germanio, il Sig. Manganese, il Sig. Molibdeno, il Sig. Rame, il Sig. Selenio, ed il Sig. Zinco. A dire il vero il Sig. Selenio era un po’ indisciplinato e spesso fu sorpreso a scavalcare la trincea per andare a spassarsela con una Sig.ra di facili costumi, un tal Patata Selenella, passata alla storia per certe strofette che andando di bocca in bocca cantavano delle  sue grazie.  

C’era anche il Battaglione degli Aminoacidi Essenziali composto da ben ventidue membri, per cui mi capirete se tralascio di informarvi sui loro nomi.  

I battaglioni erano guidati dal Comando  dei Pigmenti  Vegetali, composto dal generale Flavonoidi e dalla Generalessa Clorofilla. 

 

Nonostante l’indiscussa preparazione dei mercenari, l’assedio ai Radicali Liberi  si trascinò per lunghi anni durante i quali, pur senza riportar vittorie definitive, ma solamente per la grandezza dei loro nomi, i mercenari divennero sempre più famosi, ed i Radicali Liberi sempre più odiati da tutta la popolazione che li temeva come si teme la morte.

 

Un bel giorno, non molto tempo fa, proprio quando la guerra stava sfiancando entrambe le parti,   arrivò un  medico di nuova formazione, aperto e tollerante,    il quale riuscì ad imporre una meritata tregua.  Il medico si chiamava e si chiama tutt’ora, Antonio Malorni, ed era a capo di una corporazione  chiamata Isa del Cnr di Avellino.  Con il classico spirito di contrapposizione che caratterizza le giovani leve, un giorno decise di mettersi ad osservare accuratamente i Radicali Liberi per trovare in loro qualche lato buono da sottoporre  al tavolo di una trattativa di pace.  Dopo attente osservazioni il Sig, Malorni,  con l’aiuto di tutto il suo team,   è riuscito a  scoprire che i Radicali Liberi non sono poi così pericolosi e che in realtà senza che nessuno lo sapesse, essi hanno sempre svolto un ruolo essenziale nella  regolazione dell'espressione genica della popolazione, almeno nel caso dei geni responsivi agli estrogeni.

 

 

Diffusa una tal notizia,  tutta la popolazione  ha reso grazia al Sig. Malorni  ed al suo team per averla momentaneamente sollevata dall’impegno quotidiano di ospitare alla sua  tavola tutti i mercenari sopra nominati, il cui mantenimento a dire il vero pesava non poco sul bilancio familiare di ogni famiglia.