27/01/2009

Estinzione delle lingue

 

 

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Carissimi amici

si dice che tra due secoli resterà solamente il 5% delle quasi settemila lingue che attualmente si parlano nel nostro pianeta, con grande perdita dal punto di vista antropologico.

Ok,  la perdita dell’identità  di un popolo non è cosa da poco, ma delle migliaia di traduttori e interpreti che resteranno senza lavoro ne vogliamo parlare? E degli editori che pubblicano vocabolari, e dei produttori di traduttori simultanei?  per non parlare delle implicazioni teologiche: se la globalizzazione riuscirà a farsi beffa della punizione divina ereditata da quegli esibizionisti  dei babilonesi di che punizione divina si tratta?  Tanto valeva metterli tutti in ginocchio sui ceci per qualche buon tempo e ci saremmo risparmiati un sacco di  problemi _____ io ad esempio non mi sarei rammarica tutta la vita per il fatto di non aver studiato inglese ai tempi della scuola______

Nel frattempo, visto che comunque mancano ancora due secoli prima dell’annunciata estinzione, io vado controcorrente e mi metto dalla parte di chi vuole conservare persino i dialetti locali.

Ecco quindi che vi propino una ricetta perugina di antica memoria:

 

 

Pancotto

 

Ce arisemo nco la tradizione, ma è sempre ‘na tradizione da poretti, da gente che s’ha da contentà de poco e nun vole buttà via gnente. ‘Nfatti ce vole ‘l pan vecchio, quillo che nun s’adopra, così se da ta le galline. Nto la solita cazzarola de coccio, ce se mette ‘n po d’olio, ‘l lardo battuto, le cipolle a fettine  e doppo ce se buttono  anche i pomidori puliti benino co’ ‘na foglina de basilico  o de mentuccia. Ce se butta l’acqua e se fa coce pe’ n ‘oretta.

Se serve ntol piatto dove ciavete   meso ‘l pan duro. Se magna doppo ‘n po’ e se condisce anche nco l’olio e ‘l formaggio.

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Una serena  notte a tutti

Alfia

 

05/08/2008

Quando la scienza diventa avventura

1300498927.jpgCi sono infinite nozioni che ci hanno accompagnato fin dai nostri primi anni di scuola che spesso si  pongono nel nostro immaginario come  scontate, come se fossero nate all’improvviso sotto un cavolo  in una fredda notte d’inverno, mentre dietro di esse si nascondono spesso storie mirabolanti degne di un romanzo d’avventura.

Eccone una:

Prima che il meridiano iniziale (0°) passasse per Greenwich (nel 1884 grazie alla posizione dominante della Gran Bretagna nella navigazione mondiale), il primo meridiano era quello di Parigi: nel 1792 la Convenzione diede l'incarico di misurarlo ai due astronomi Pierre Méchain e  Jean Baptiste Joseph Delambre.  Il loro lavoro consisteva nel definire, tramite il metodo della triangolazione,  l’esatta distanza tra Barcellona in Spagna e Dunkerque sul Canale della Manica, entrambe situate lungo il meridiano.

Il lavoro affidato faceva parte di un progetto più ampio che aveva come scopo quello di trovare un sistema di misura universale, sia relativamente alle distanze che ai volumi, grazie al quale sarebbe stato facilitata l’attività economica. “Il principio guida era quello di definire alcune unità base di misura secondo criteri universalmente accessibili e collegati alla Natura, oltre al bisogno di far derivare tutte le altre unità di misura necessarie utilizzando regole logiche. L’unità di base ritenuta più appropriata fu la lunghezza. In un rapporto, l’Accademia delle Scienze francese consigliava l’adozione di un’unità corrispondente a un decimilionesimo di distanza sulla superficie della Terra dal Polo Nord all’Equatore. A questa unità venne dato il nome di “metro” www.paoloagnoli.it”.  La spedizione durò ben sette anni durante i quali i due scienziati furono protagonisti di  incredibili peripezie, anche a causa dell’instabilità  politica francese. Il sistema delle triangolazioni li portava in cima a colline, campanili, torri, insomma in qualsiasi punto elevato che permettesse ai tre vertici di un triangolo di vedersi, e nei loro strani spostamenti vennero spesso scambiati dalle popolazioni locali, alternativamente,  per esattori delle tasse, spie, e monarchici restauratori, e quindi  ostacolati in ogni modo.  Le difficoltà logistiche incontrate  non impedirono loro di presentare al mondo il sistema metrico decimale che entrò ufficialmente in vigore  nel 1799.

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Nel 1806 il completamento della loro impresa fu affidata ai matematici François Arago  e  Jean-Baptiste Biot, i quali partirono subito per la Spagna per effettuare le  triangolazioni necessarie ad estendere la misurazione del meridiano fino al Nord Africa verso sud e fino  al Mare del Nord a settentrione, mirando anche a conoscere la forma esatta del globo.

Se i loro predecessori si erano lasciati alle spalle sette anni di peripezie, Arago e Biot andarono incontro ad una vera e propria odissea. Dopo una serie infinita di episodi stravaganti tra topi, briganti, fidanzati gelosi e arcivescovi  collerici, nel 1808 per i due scienziati iniziarono guai seri: si  trovavano infatti  a Maiorca quando scoppiò la guerra tra Spagna e Francia e nel loro girovagare con strani strumenti in terra nemica vennero ben presto scambiati per delle spie,  e mentre Biot riuscì a fuggire ed a rientrare a Parigi, Arago fu arrestato. La mancanza di sue notizie portò la comunità scientifica di Parigi a piangerlo morto, ma Arago  al contrario era vivo e vegeto  e niente affatto vinto dalle avversità subite, tanto che riuscì a convincere della sua innocenza il comandante della fortezza dove era tenuto prigioniero e a fargli chiudere un occhio, anzi tutti e due,  mentre lui  fuggiva insieme ad un ufficiale francese. Non senza difficoltà raggiunse quindi   Algeri, dove, grazie all’aiuto del console francese, riuscì a salpare per Marsiglia, ma ironia della sorte,   la nave fu assalita da corsari spagnoli ed egli  si ritrovò ben presto nuovamente  prigioniero in Spagna. Quando i francesi iniziarono ad invadere il paese,  Arago fu trasferito ad Algeri insieme ad altri prigionieri politici, e questa volta  fu il sovrano el-Ghassal a tirarlo fuori dai guai e ad imbarcarlo per Marsiglia. Purtroppo un’incredibile tempesta fece naufragare il vascello  sulla costa nord-africana tra musulmani poco tolleranti, tanto che lo scienziato  dovette fingere  di convertirsi all’Islam per salvare la pelle e tornare ad Algeri. L’intenzione era quella di rivolgersi ancora a el-Ghassal, ma  ad attenderlo trovò un nuovo sovrano, votato nemico della Francia, che  fece di Arago un prezioso ostaggio politico!! Di nuovo il console si prodigò  in suo favore riuscendo infine ad imbarcarlo su una nave diretta a Marsiglia. Finalmente, il due luglio 1809, dopo quasi tre anni di peripezie, Arago riuscì a tornare a Parigi, dove fu accolto da eroe. In tutto il suo peregrinare lo scienziato  riuscì sempre a conservare il suo diario, dove, oltre alle sue avventure, aveva annotato anche le sue preziose misurazioni.

00:30 Scritto da perdersy in Evoluzioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: scienza | OKNOtizie |  Facebook