26/03/2009

Gnocchetti con carciofi all’arancia

 

 

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Ingredienti per 4 persone

 

600 gr di gnocchetti di patate; 50 gr di parmigiano grattugiato; 3 carciofi; 3 scalogni; un’arancia; timo; olio extravergine d’oliva; farina; sale

 

Tagliate a spicchi sottili i carciofi. Sì, lo so che siamo in tempo di austerity, ma in questo caso non fate troppa economia, giù di brutto con il taglio delle foglie dure se non volete poi ritrovarvele tra i denti! Buttateli in acqua fredda acidulata. Tritate gli scalogni e fateli appassire in 2 cucchiai d’olio (in quanto ad olio, io sinceramente non me lo faccio mai mancare, quindi farei una variazione alla ricetta e direi: quattro cucchiai d’olio, almeno uno a testa, che diamine! Poi dipende sempre dalle dimensioni del cucchiaio, insomma fate un po’ come vi pare, potete dar retta alla ricetta, oppure al dietologo, oppure alla gola, o anche al responso delle ultime  analisi del sangue in fatto di  colesterolo: olio a propria discrezione quindi) ; unitevi i carciofi, il succo dell’arancia, timo e sale. Stufate per 10’ .  Cuocete gli gnocchi in acqua bollente salata; appena vengono a galla, raccoglieteli con un mestolo forato e saltateli nel sugo. Completate con parmigiano. Anche per il parmigiano vale il discorso dell’olio ed infine non mi resta che augurarvi ......buon appetito!!!!

02/09/2008

Pablo Neruda non solo poeta dell'amore ma anche della buona cucina

 

 

"Ode alla zuppa di grongo"

 

"Nel mare tempestoso del Cile,
vive il rosato grongo,
gigante anguilla dalla nivea carne.
E nelle pentole Cilene,
sulla costa,
nacque la zuppa gravida e succulenta,
benefica.

Portate in cucina il grongo spellato,
la sua maculata pelle recede come un guanto
e allo scoperto rimane allora
il grappolo del mare
il grongo tenero splende ora nudo,
preparato per il nostro appetito.

Adesso prendi dell'aglio,
e per prima cosa accarezza
questo avorio pregiato,
odora la sua fragranza iraconda,
allora lascia che l'aglio tritato
cada con la cipolla e il pomodoro
fin quando la cipolla avrà un colore dorato.

Nel frattempo cuoceranno con il vapore
i regali gamberi marini
e quando saranno arrivati al punto giusto,
quando si sarà rappreso il sapore in un intingolo
formato dal succo dell'oceano
e dall'acqua chiara che sprizzò la luce della cipolla,
allora che entri il grongo,
e si sommerga nella gloria,
che nella pentola si inolii,
si contragga e si impregni.

Ora è solo necessario
lasciare che sulla pietanza cada la crema
come una rosa densa,
a al fuoco lentamente consegnare il tesoro
fino a quando nella minestra si siano riscaldate
le essenze del Cile,
e sulla tavola arrivino,
sposi novelli,
i sapori del mare e della terra
in modo che in questo piatto
tu conosca il cielo."

 

16/08/2008

Le sane passioni che fanno storia

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Perugia è nota nel mondo per un piccolo capolavoro di pasticceria, il Bacio, cioccolatino fondente con ripieno di gianduia e nocciole.
 
Il merito della sua invenzione va a Francesco Buitoni e a sua moglie Luisa Spagnoli, eredi delle famiglie d’imprenditori che nel 1907 diedero vita alla “Perugina”.

Ideato nel 1922 per sopperire all’esigenza d’utilizzare le nocciole avanzate da altre lavorazioni, Luisa, affermata stilista di moda,  ideò  il design del prodotto, ovvero la forma del cioccolatino, quella che tutt’oggi rigiriamo tra le dita prima di scartarlo, pregustando il piacere che regalerà al nostro palato.   Nato il cioccolatino gli si doveva trovare un nome, e osservandone la forma di pugno chiuso venne  in mente la parola “cazzotto”.

Il termine però non convinceva, regalare cioccolatini era il primo passo nel corteggiamento di una ragazza, e non era certo augurale offrirgli una scatola di “cazzotti”, quando lei si aspettava dei baci.

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Fu poi Francesco che, con la collaborazione dell’illustratore Seneca, diede al cioccolatino l’immagine-simbolo dei due innamorati sotto il cielo stellato, ispirata al dipinto “Il bacio” di Francesco Hayez.
 
La tradizione di inserire bigliettini con frasi d’amore sembra sia stata ispirata da una lavorante della Perugina, la quale per poter comunicare con il fidanzato (la relazione non era approvata dalla famiglia) usava inserire dei piccoli messaggi nei cioccolatini.

Oggi ai Baci, ai cartigli con frasi d’amore celebri, alle figurine del Feroce Saladino e alle vignette con gli innamorati di Peynet, è dedicato il Museo storico aziendale della Perugina.

31/07/2008

E degli insetti ne vogliamo parlare!!??

 

Cari amici, se dopo aver letto del vegetarianismo  siete ancor più convinti che  oltre non si può andare in quanto a tendenze alimentari, vi sbagliate di grosso: sono infatti in arrivo, udite udite,

GLI  INSETTIVORI

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 una nuova categoria di predicatori alimentari che si nutrono esclusivamente di coleotteri, formiche, api e farfalle. Ora starete pensando che  anche in questo caso non si scopre nulla di nuovo, già nell’antichità ne andavano ghiotti greci e romani, ed ancora oggi  in Asia, Africa e America del Sud,  interi  popoli  allevano o raccolgono insetti a scopo alimentare, per non parlare del fatto che si tratta  di  un argomento fritto e rifritto ogni volta che si affronta il problema della fame nel mondo.

Si miei cari, è tutto vero, ma gli insettivori di cui ora vi parlo sono diversi,  cercano proseliti da convertire alla loro dieta,  sperano di veder  spuntare ovunque aziende “insetticole” in grado di trasformare questi mini-greggi in cibo, ed entrando dal fornaio vorrebbero poter chiedere non le consuete  rosette,  lo sfilatino, o il pane cotto a legna,  ma piuttosto un bel  filoncino fatto con  farina di falena.

Insomma sono gli eredi di chi ha sempre sostenuto la bontà di questo “cibo” in contraddizione con la  schizzinosa civiltà occidentale, come l’inglese Vincent M. Holt ad esempio, che in pieno ottocento diede alle stampe il suo provocatorio “Perché non mangiare insetti?", sostenendo che vermi e ragni sono una delizia della natura.

Ovviamente on line possiamo già trovare ricette  tipo grilli fritti al curry su un letto di riso, cavallette ricoperte al cioccolato, crostini al formaggio con grilli canditi, vermi fritti con riso   E via non fate gli schizzinosi, in fondo non abbiamo anche noi il formaggio sardo con i vermi e  il gorgonzola?

Se l’argomento vi interessa  vi consiglio di leggere  "Buono da mangiare" dell’antropologo  Marvin Harris, interessante approfondimento sul relativismo della cultura alimentare nel mondo.

Comunque, a rischio di essere noiosa, (vedi il fritto e rifritto di cui sopra) con un po’ di organizzazione gli insetti potrebbero effettivamente risolvere il problema della fame nel mondo: essi contengono una quantità doppia di proteine rispetto alla carne o al pesce crudo e soprattutto allo stato larvale  sono ricchi di lipidi  vitamine e sali minerali.  Il funzionario  dell’organizzazione Onu per l’alimentazione, Patrick Durst, afferma :

Perché inondare le coltivazioni di pesticidi quando gli insetti che uccidiamo sono più nutrienti delle piante che divorano?”  Non vi sembra un’argomentazione difficile da controbattere?

Se volete provare per credere, al  Typhoon “l’elegante ristorante dell’aeroporto californiano di Santa Monica, da diversi mesi servono scorpioni all’asiatica come antipasto e, come piatto forte, gamberetti spolverati di formiche nere.”

28/07/2008

In cucina non cimentatevi in piatti sconosciuti se dovete dividere il pasto con un italiano abituato ai rigatoni e agli spaghetti di semola di grano duro

 

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 Cosa c'è di meglio di una domenica disimpegnata per sperimentare qualche nuovo piatto?!

Poco tempo fa,  sotto la spinta di un improvviso desiderio di seguire una degna dieta ipocolesterolemica, ho acquistato in erboristeria un’intrigante confezioni di spaghetti di soia provenienti da Qingdao,  prodotti da una ditta dal nome irripetibile causa mancanza dei caratteri della lingua cinese nella tastiera, ma di sicura qualità come testimoniato dal marchio ISO9001 riportato a caratteri cubitali tra due  fiammeggianti  dragoni nel lato anteriore della confezione, nonché dal consistente prezzo di euro 2,94 per soli 250 grammi di prodotto.

Venerdì scorso, durante la consueta corsa  al supermercato 15 minuti prima della chiusura con la quale cerco di  assicurarmi un degno piatto serale a gratificazione di tutta una giornata lavorativa, proprio ad un passo dalla cassa, mi cade l’occhio sul preparato di pesce per risotti e spaghetti in offerta al mitico prezzo di soli euro 2,00!! Subito il pensiero di un saporoso ed economico  trito ittico in padella, odoroso di aglio e prezzemolo, è andato a sposarsi  con il ricordo della ruggente  e costosa confezione di vermicelli che giaceva in sospirata attesa nel ripostiglio della scorta  viveri di marmottiana memoria (alias:  corso di sopravvivenza per giovani marmotte).  Due pensieri una sola azione: alle ore 12,30 di ieri sono scesa in campo pronta a sfidare i più rinomati chef della cucina orientale emigrati in Italia.  

Se mai vi venisse l’idea di emularmi,  memorizzate quanto segue:

 

Regola n. 1: mai dare retta alle istruzioni di cottura dei cinesi, sono superficiali e poco affidabili. In particolare assaggiate i vermicelli prima di scolarli se non volete sentire  uno sgradevole  effetto spago tra i denti!!

 

Regola n. 2: non vi fate ingannare dall’esiguo volume dei vermicelli prima della cottura, una volta in acqua sembrano subire il miracoloso atto della moltiplicazione e si trasformano in un’intrigata matassa di crine.

 

Regola n. 3: lasciate che il trito ittico galleggi in un brodoso sughetto anche se vi sembra esagerato, poiché  la matassa di vermicelli è come la bocca dei dragoni cinesi, sempre spalancata a chiederne di più, di più, di più, pena il districo della suddetta matassa.

 

CONCLUSIONE: non cimentatevi in arti sconosciute se dovete dividere il pasto con un italiano abituato ai rigatoni e agli spaghetti di semola di grano duro!!!