14/08/2009
Amicizia
<< "Nel Circo Massimo si dava un grande spettacolo di caccia davanti al popolo. Trovandomi per caso a Roma, volli esserne spettatore. V'erano molte belve selvagge, eccezionali per la grandezza e non mai viste di tale aspetto e ferocia. Ma fra la massa dei leoni destava ammirazione uno che sorpassava ogni altro. Quel singolo animale per l'enorme taglia, l'impeto dei movimenti … richiamava su di sé gli occhi e l'attenzione di tutti. Era stato introdotto fra gli altri, per dar battaglia alle belve, lo schiavo di un ex console, dal nome Androclo. Appena quel leone lo scorse, subito si fermò, quasi preso da ammirazione, e poi si diresse lentamente e placidamente verso lo schiavo, cercando di riconoscerlo. Movendo la coda in modo lento e pacifico, come un cane che voglia far festa al padrone, si avvicina al corpo dello schiavo, lecca dolcemente le gambe e le mani di lui che per la paura quasi sviene.. Allora, come per essersi mutuamente riconosciuti, si scorsero l'uomo e il leone scambiarsi gioiosi segni di amicizia." (1)
L'imperatore Caligola volle sapere perché il leone avesse risparmiato l'uomo. Androclo riferì di essere fuggito dal suo padrone, che lo sottoponeva a duri maltrattamenti, rifugiandosi nel deserto e trovando riparo in una caverna fuori mano e celata alla vista. A un certo punto nella caverna entrò un leone con una zampa ferita e sanguinante, che gemeva e si lamentava per il dolore. Il leone, disse Androclo, "mi si fece vicino con atteggiamento mite e mansueto e, sollevata una zampa, me la mostrò: sembrava mi domandasse soccorso".(1) Androclo gli estrasse una grossa spina e gli curò la zampa. "Allora il leone, che dal mio intervento era stato guarito, posta la zampa fra le mie mani, si addormentò tranquillamente." (1) Per tre anni essi condivisero la caverna, e il leone andava a caccia per entrambi. Poi Androclo fu ripreso, riportato a Roma e condannato a morte nell'arena. Udendo questa storia Caligola, su richiesta del pubblico, graziò Androclo e liberò con lui il leone. Essi andavano in giro insieme per le strade della città, "e tutti coloro che incontravano quei due esclamavano Quello è il leone amico di un uomo, quello è l'uomo che medicò il leone".(1)>>
Da Quando gli elefanti piangono di Jeffrey Moussaieff Masson e Susan McCarthy
(1) Brano tratto dagli autori da Notti attiche di Aulo Gellio II° secolo d.c.
08:14
Scritto da : perdersy
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28/07/2009
Il presente è la sua eternità
foto di Perdersy ©
' Natura! Noi siamo da essa circondati e avvinti, senza poter da essa uscire e senza poter entrare in essa più profondamente. Non invitati e non avvertiti, essa ci prende nel giro della sua danza e ci attrae nel vortice, finché, stanchi, cadiamo nelle sue braccia. Essa crea eternamente nuove forze: ciò ch’è ora non era ancora, ciò che era non torna; tutto è nuovo, e nondimeno è sempre antico. Noi viviamo nel mezzo di essa, e le siamo estranei. Essa parla incessantemente con noi, e non ci palesa il suo segreto. Noi operiamo costantemente su di essa, e tuttavia non abbiamo su di essa nessun potere. Pare che la natura tutto abbia indirizzato verso l’individualità, eppure non sa che farsene degl’individui. Artista incomparabile, senza apparenza di sforzo passa dalle opere più grandi alle minuzie più esatte. [...] È intera, e nondimeno è sempre incompiuta. Non conosce passato e futuro; il presente è la sua eternità '.
( J.W.Goethe )
foto di Perdersy ©
09:38
Scritto da : perdersy
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07/06/2009
L'audacia ha in sé genio, potere e magia
06:02
Scritto da : perdersy
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24/01/2009
Camminare è pratica ancestrale

"Saliamo, il villaggio rimpicciolisce a fondovalle. Riprende l'inutile gara dei piedi per sopravanzarsi l'un l'altro, sul sentiero dove han camminato muli, montanari, alpini, viandanti. Camminare è pratica ancestrale, è penetrare lentamente nella vita e nel paesaggio. Farlo in montagna e nel verde è diverso che in città, dove si cammina sempre in fretta, anche se non si ha nessuna premura: nelle metropoli occidentali l'andatura media delle persone ha avuto un'accelerazione del 10 per cento, negli ultimi decenni. In luoghi come Singapore, Taiwan, Hong Kong o la Cina del Sud, anche del 20-30 per cento. Dove va, quella folla alienata? Quando avrà pace? (..) Viene in mente la marcia di un gruppo di esploratori, che dopo giorni di cammino in mezzo alla foresta videro i portatori abbandonare i carichi e fermarsi per tre giorni, incuranti delle suppliche. Improvvisamente gli indios si alzarono e ripartirono, senza motivo apparente: "Andavamo troppo in fretta" dissero, "abbiamo aspettato che le nostre anime ci raggiungessero".
(da "Terre Alte" di Carlo Grande).
17:01
Scritto da : perdersy
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24/10/2008
Dopotutto, è talmente facile mandare in frantumi una storia

Dopotutto, è talmente facile mandare in frantumi una storia. Spezzare una catena di pensiero. Sciupare il frammento di un sogno portato in giro con precauzione, come un pezzo di porcellana. Lasciarlo stare, viaggiarci insieme …. è fra tutte la cosa più difficile da fare.
Il dio delle piccole cose - Arundhati Roy
07:14
Scritto da : perdersy
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21/10/2008
Possiamo sentirci liberi di compiere azioni malvagie?

“Sei credente? Non l’avrei mai pensato”
“Credente? In un Dio saggio e benevolo che somiglia a Longfellow dentro una toga? Non direi. Io credo che, forse, ci sia una sorta di dio noncurante che ha fatto sì che un …un atomo primordiale … si espandesse a riempire lo spazio con un’infinità di mondi, più o meno come questo, che un giorno o l’altro si disintegreranno per ridiventare l’atomo primordiale, che allora si espanderà, e così via, all’infinito, in modo che ogni cosa, non solo si ripeta infinitamente nello spazio, ma ritorni anche nel tempo. Tu ed io per esempio”
“Allora se il solo Dio è un dio noncurante, possiamo sentirci liberi di compiere azioni malvagie?”
“La storia della razza umana sembra confermarlo”
“Intendevo tu ed io”
Dialogo fra Edgar Allan Poe e Fanny Osgood
Da “Il Faro alla fine del mondo” di Stephen Marlowe
07:41
Scritto da : perdersy
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11/09/2008
La poesia non è solo letteratura ma una condizione dell'anima

"Il modo tecnico di far poesia può anche mutare, non so né come né quando, se necessità nuove esigeranno che l’uomo si esprima in modo diverso, con parole diverse, o che parli un linguaggio più rapido. Ma l’uomo non potrà vivere senza poesia, perché essa non è solo il dono di chi riesce a scriverla, è la presenza che tutti hanno nell’anima."
Giuseppe Ungaretti
07:17
Scritto da : perdersy
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07/09/2008
Bello è avere dimora
Bello è avere dimora,
dolce il riposo sotto il proprio tetto,
bambini, giardino e cane. Ma ecco,
appena dall’ultimo girovagare ti riprendi
già la distanza t’incalza con nuovi allettamenti.
Meglio soffrire la nostalgia
ed esser solo sotto impervie stelle
col proprio struggimento.
Possedere e sostare può solamente chi
abbia un cuore dal tranquillo battito,
mentre il viaggiatore reca fatiche e affanni
di una speranza sempre delusa.
Pure più lieve è ogni penoso errare,
più lieve della pace nella natia valle,
dove tra la fida cerchia di amici e di timori
solo il saggio costruisce la sua felicità.
Meglio è per me cercare e mai trovare,
non stringermi a vicinanze anguste e calde,
perché sulla terra anche nella felicità
sarò soltanto un ospite e mai un cittadino.
Hermann Hesse
10:47
Scritto da : perdersy
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29/08/2008
Dedicato a tutti coloro che seguono i desideri
“Ho sposato mio marito perché aveva gli occhi buoni. Era l’unica cosa che mi importava. Aveva gli occhi buoni, Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada . E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così …. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo …… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. ………. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare”
Da “Oceano Mare” di Alessandro Baricco
13:09
Scritto da : perdersy
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