31/05/2009

Non avere più paura della paura

 

 

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31 maggio 1945

Nasce a Bad Worishofen

Il drammaturgo e regista cinematografico

Rainer Werner Fassbinder

 

 .

Solo chi ha raggiunto una totale identità con se stesso

non deve avere più paura della paura [….]

Il traguardo estremo di ogni fatica umana

è vivere la propria vita

 

(I film liberano la testa)

 

 

28/05/2009

Quando a puzzare erano i nostri nonni e bisnonni...

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Emigranti italiani sul ponte del piroscafo Patricia diretto a New York (dicembre 1906)
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Da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

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"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito  per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".

La relazione così prosegue:  "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e
ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie
rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione,
provengono dal sud dell'Italia.

Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.  La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

26/05/2009

Elogio della gentilezza

 

 

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Cari amici, se volete leggere un libro di cui si ha veramente bisogno, andate in libreria e cercate Elogio della gentilezza di Adam Phillips e Barbara Taylor (Ed. Ponte alle Grazie), lo consiglio a tutti: a chi inconsapevolmente ha perso questo sentimento, a chi lo ricorda con nostalgia, a chi anacronisticamente lo esercita ancora, magari sentendosi un emarginato, a chi ha perso la speranza e si è rassegnato a vivere in un mondo di automi dallo sguardo vuoto, a chi come me ancora crede che ci possa essere la possibilità di un riscatto.

La storica Barbara Taylor e lo psicanalista Adam Phillips, non solo cercano di recuperare un modo di essere  che sembra perduto per sempre e che al contrario farebbe molto bene ad una società profondamente individualista e nichilista, che sta buttando alle ortiche i valori più gratificanti della natura umana per far emergere soltanto i sentimenti capaci di assicurare la sopravvivenza del capitalismo aggressivo, senza scrupoli e senza regole, gli autori parlano della gentilezza anche come viatico per la felicità personale, per il nostro personalissimo benessere, indagando i segnali che la nostra mente ci invia e che troppo spesso tendiamo ad ignorare.

Ecco un brano ed alcune citazioni:

"Oggi, appena si comincia a crescere, gran parte di noi crede intimamente che la gentilezza sia la virtù dei perdenti. Ma accettare di ragionare in termini di vincenti e perdenti è già un modo per stare dentro lo schema del rifiuto fobico, del terrore contemporaneo per la generosità. Infatti, una delle cose che i nemici della generosità non si chiedono mai — e che la rendono un nemico nascosto in ognuno di noi — è perché mai proviamo una cosa del genere. Perché mai siamo spinti, in qualche modo, a essere gentili verso gli altri, per non dire verso noi stessi? Perché la generosità conta per noi? Forse, una delle cose che la contraddistinguono, diversamente da quel che accade a un ideale astratto come la giustizia, è che, rispetto alla gran parte delle situazioni quotidiane, sappiamo esattamente cosa sia; tuttavia, proprio il fatto di sapere cosa sia un gesto gentile ci rende più agevole il rifiuto di compierlo."

Il sé, privato delle sue forme di attaccamento simpatetico, o è finzione o è follia”.

 

“Un indicatore della salute mentale – scriveva Winnicott nel 1970 – è la capacità di un individuo di entrare in forma immaginativa e in maniera accurata, nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona; e anche di concedere a un’altra persona di fare la stessa cosa con lui”

 

25/05/2009

Scrivere è un processo di rivelazione

 

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25 maggio 1938

Nasce a Clatskanie, Oregon,

il romanziere americano

 

Raymond Carver

 

il capostipite del minimalismo letterario americano.

 

"È difficile essere semplici. La lingua dei miei racconti è quella di cui la gente fa comunemente uso, ma al tempo stesso è una prosa che va sottoposta a un duro lavoro prima che risulti trasparente, cristallina. Questa non è una contraddizione in termini. Arrivo a sottoporre un racconto persino a quindici revisioni. A ogni revisione il racconto cambia. Ma non c'è nulla di automatico; si tratta piuttosto di un processo. Scrivere è un processo di rivelazione

 

Dall’intervista rilasciata a Roma nell’aprile 1987, riportata da Gigliola Nocera

in L'America profonda di Raymond Carver

 

21/05/2009

Sete di te m’incalza

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Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

 

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

 

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l’acqua nel fuoco.

 

 

(Pablo Neruda)