08/09/2008

Lettera aperta al ministro Brunetta di una impiegata INPDAP di Catania

 

"Gentile Ministro, perdoni se ho l’ardire di rivolgermi a Lei in questo momento così impegnativo per il governo in preda ad un parossismo decisionale che possa consegnarlo alla storia come merita, Le chiedo solo di leggere questa lettera che non sottrarrà  più di cinque minuti al Suo indice di produttività.
Le racconto in breve la mia storia: sono una dipendente di un istituto di previdenza da più di dieci anni in servizio effettivo, mamma di due bambine e vivo in una città del profondo Sud. Appartengo anch’io a quella schiera di impiegati da Lei etichettati “fannulloni” non perché intendesse offenderci, questo lo capisco bene,  ma semplicemente per fare capire in maniera immediata quale era il problema (un po’ come dire se io ripetessi in questa sede quel che di Berlusconi ha detto Di Pietro, anche in quel caso non per offendere, questo è ovvio, ma per far capire dove sta il problema). Signor Ministro le scrivo per raccontarle, attraverso la mia vicenda, quella di milioni di altre mamme-impiegate affinché Lei, che per altri versi è così sensibile ai problemi della gente si renda conto della realtà in cui viviamo noi “fannulloni” (perdoni l’abuso del termine, il fine è sempre quello della comprensione). Io, come altre mie colleghe, da brava fannullona, mi alzo ogni mattina alla ore 6 a.m. e dopo aver fatto colazione e aver preparato le mie bambine di 4 e 6 anni esco di casa con le suddette bambine entro le 7.00, perché vede, io abito fuori città e per arrivare al lavoro devo uscire di casa molto presto. Dopo aver timbrato, solitamente  alle 7.30, comincio la mia giornata lavorativa: il mio lavoro è ripetitivo ma l’utilità sociale che è insita nel predisporre le pensioni per chi (beato lui) ha maturato i requisiti e fare in modo che ne possa godere  senza ritardi,  pensi lei mi fa sentire utile. Da brava fannullona sforno decreti di pensione a tutto spiano affinché non debba sentire nessuno venir da me a dire  “e iu comu mangiu”, affinché a fine mese possa percepire il mio stipendio pensando di essermelo più che guadagnato.
Negli anni la sede in cui lavoro si è svuotata di personale che è andato in pensione e non è stato sostituito da nessuno, pertanto più e più volte ho visto il mio carico di lavoro aumentare, ma a fronte dell’acquisizione di nuove e complesse competenze mi si continua a dire che siamo in esubero, che bisogna ridurre l’organico e lavorare di più: ma com’è possibile? Me lo chiedo ma nessuno mi risponde. Intanto l’arretrato avanza e quando qualcuno di noi comunica che presto andrà in pensione tutti ci guardiamo in faccia e ci chiediamo di quanto la redistribuzione del lavoro che consegue a ciascun pensionamento inciderà sul nostro carico di lavoro. E poi nessuno si spiega perché mai ci sia tanto arretrato, sarà che la matematica è un’opinione. Malgrado tutte le suddette difficoltà continuo a lavorare con quel senso del dovere che mi ha trasmesso mio padre e dal quale non posso prescindere. Pensi lei, signor Ministro, ogni giorno mi illudo di aver lavorato bene, e nel mio piccolo, di essere stata utile a qualcuno compiendo il mio dovere con la serietà e la professionalità che negli anni ho acquisito. Questo mi consente di guardarmi allo specchio ogni mattina  e di non vergognarmi di essere un impiegato pubblico, come lei ha di recente sostenuto che molti di noi fanno, ma anzi di essere orgogliosa. Ma ultimamente qualcosa è cambiato, sa Signor Ministro, comincio a sentirmi demotivata: a che serve che io lavori così tanto se poi comunque di me si dirà sempre che appartengo alla schiera dei “fannulloni”?: la tentazione di incrociare la braccia è forte, molto forte. L’opinione pubblica, adeguatamente manipolata da una campagna mediatica diffamatoria e parziale, non è con me, ma contro di me, e non è facile far capire alla gente. Quel che è facile, invece, è cavalcare l’onda del  malcontento della gente e indirizzare la folla a puntare contro il “mostro” di turno,  pubblico impiegato o rom o sinti che sia. Puntare sul malcontento porta sempre tanto consenso, questa non è una novità, è facile, infatti,  dire che le cose non funzionano, su questo siamo tutti d’accordo e pronti a battere le mani,  ma, ahimè, non è riducendo i salari che si rende più efficiente la PA (altrimenti lo avrebbero già fatto da tempo), né privatizzando quelli che oggi sono dei servizi che nascono da diritti per i quali si è a lungo lottato, così come non è riducendo la retribuzione di chi si ammala (non occorre che io Lei ricordi, con gli adeguati scongiuri, quanto sia diffuso il cancro) che disincentiviamo l’assenteismo ma è piuttosto intensificando i controlli che facilmente si distinguerà il “falso” malato da quello vero, perché purtroppo, nessuno sceglie di ammalarsi e non è giusto accanirsi con chi già non ha abbastanza
soldi per curarsi. Tutto questo lede la dignità del malato, del pubblico impiegato, attualmente indicato a “dito”, ma soprattutto lede la dignità della persona in quanto tale. Le dirò signor Ministro, anziché carnefice come impiegato pubblico e vittima come cittadino, oggi mi sento più volte vittima: come cittadina, come lavoratrice, come  mamma, come italiana. Però, quel che è giusto è giusto, bisogna riconoscere che questo governo ha alleggerito la pressione fiscale, si, infatti, sappiamo tutti cosa ha fatto: ha tolto l’ICI. Certo, nel mio caso, sarebbe stato meglio che anziché togliere l’ICI avesse evitato di toccare il mio salario. Infatti, io di ICI, io, che non ho una villa ma solo una casa di prima abitazione in un comune in periferia (con il mio stipendio, infatti, non potrò mai permettermi  una casa in centro: è già tanto se mi riesce di finire di pagare questa) e dunque ho sempre usufruito di sgravi, non ho mai pagato più di € 60 euro all’anno.
Grazie signor Ministro: quest’anno sul mio bilancio, a fronte di sessanta euro di risparmio fiscale avrò qualcosa come 5.000 euro di meno sull’importo di stipendio annuo. Non Le dico come sono contenta! Adesso Lei si chiederà perché non sono contenta, e perché mai sulla mia fronte si sia disegnata quella ruga, mah non so, sarà che i fannulloni di oggi sono un po’ più complicati di quelli
del passato. L’autunno si preannuncia caldo ma pieno di nembi all’orizzonte, la lotta sarà dura ma, Le dirò, Signor Ministro, non demorderò facilmente se non altro perché mia figlia, interrogata sulla professione della madre, non abbia da vergognarsi a dire che è un’impiegata pubblica e non si debba vergognare una seconda volta a dire che in famiglia non si arriva alla fine del mese anche perché, in previsione del futuro, sto cercando di spiegarle che povertà non è vergogna ma, invece, corruzione, tangenti, peculato, immoralità (tutti termini che la classe politica ben conosce) queste sì che sono vergogne
"

 

Fannullona INPDAP Catania

 

 

14:09 Scritto da perdersy in Attualità | Link permanente | Commenti (7) | Segnala | Tag: attualità | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

ciò che ha scritto la signora ha un altissima considerazione,l'abolizione dell'ICI non è servita a niente occorre, come era stato promesso dall'attuale governo, una drastica riduzione dell'IRPEF su stipendi e pensioni e speriamo che le confederazioni sindacali riescano a farlo capire,non servono gli strombazzamenti su provvedimenti che non hanno cambiato nulla

Scritto da: giovanni | 08/09/2008

Giovanni non posso darti che ragione, gettare fumo negli occhi sembra sia diventato lo sport preferito dei nostri politici.

Scritto da: Alfia | 08/09/2008

Concordo su tutto quanto scritto dalla signora di Catania, soprattutto sul fatto che chi ha fatto sempre il proprio dovere ora si sente insultare così indiscriminatamente a tal punto che si debba quasi vergognare di dire che è in dipendente pubblico.
La signora scrive ""la tentazione di incrociare la braccia è forte, molto forte"" questo sentimento mi è passato per la mente molte volte, come si dice da noi: visto che dice che siamo fannulloni e non facciamo niente ""accontentiamolo"" brunettizziamoci.

Scritto da: Paolo | 18/09/2008

MALGOVERNO NELLA P.A .In quel di Castelraimondo serve maggiore vigilanza e controllo sul territorio.Dal febbraio 2002 l'amministrazione comunale tiene,illegittimamente demansionato,estromesso,eliminato dall'ufficio il comandante dei vv.uu;(uno dei quattro dipendenti comunali laureati,di ottima condotta morale e civile,incensurato,senza alcun procedimento penale o giudiziario a carico),sostanzialmente senza fare quasi niente,a spese del contribuente.(Vedere sentenza immediatamente esecutiva,in internet,alla voce DEMANSIONAMENTO CAMERINO)

Scritto da: gino | 01/10/2008

Sono un dipendente dell'INPS e, nell'Istituto presso il quale svolgo la mia attività lavorativa, è dal 1994 che i primi 10 giorni di malattia non danno diritto alle varie indennità legate alla produttività e che, attraverso visite medico-fiscali, vengono verificate le condizioni di salute dei dipendenti in malattia per cui non vedo nulla di scandaloso in questo tentativo di creare una maggiore uniformità di trattamento nei vari settori della Pubblica Amministrazione... questa è sicuramente una buona idea.
Fare però di tutta un'erba un fascio ed indurre i cittadini che si avvalgono dei nostri servizi a considerare e, sentirsi pertanto in dovere, di trattare tutti i vari lavoratori del pubblico impiego come dei potenziali fannulloni lavativi non solo è lesivo della dignità di coloro che si impegnano quotidianamente per dare ai cittadini il migliore servizio possibile ma impedisce anche di lavorare con la serenità necessaria buona parte del tempo in cui siamo a contatto con il pubblico.
Io lavoro in un'Agenzia di Torino in cui la forza lavoro è sottodimensionata nell'organico rispetto alle reali esigenze e questo rende praticamente impossibile far sì che possano esserci fannulloni tra i colleghi. I primi a subirne un danno, se ce ne fossero, saremmo proprio noi stessi perché inevitabilmente ci si dovrebbe sobbarcare anche il lavoro di coloro che non avessero voglia di farlo.
Negli ultimi anni l'INPS in particolare, ma tutta la Pubblica Amministrazione in generale è molto migliorata nella qualità dei servizi che rende al cittadino e credo che in qualche settore abbia raggiunto livelli di eccellenza che non hanno nulla da invidiare al modo di lavorare del privato che viene spesso citato ad esempio.
La maggior parte di questi risultati sono stati conseguiti in tempi piuttosto brevi anche grazie all'erogazione di compensi incentivanti che hanno avuto il merito di riservare risorse economiche per la contrattazione integrativa e stimolare la collaborazione di tutti, ciascuno con le proprie capacità, per prodigarsi al meglio e realizzare quello spirito di squadra e senso di appartenenza necessario per ottenere ambiziosi risultati con la cooperazione di tutti.
In questi anni è cambiata molto anche la mentalità nel pubblico impiego. Tutti abbiamo capito che non giova a nessuno avere a che fare con un'utenza insoddisfatta; erogare un servizio qualitativamente buono ai nostri concittadini non solo rende più gratificanti i rapporti con l'utenza, ma è anche motivo d'orgoglio far parte di una realtà che ha dimostrato di essere in grado di farlo e questo rende molto più appagante la nostra attività lavorativa.
Purtroppo il Decreto Legge 112 ormai convertito nella legge 133 del 6 agosto 2008, e le soventi esternazioni mediatiche del Brunetta, rivelano che la sua non è una crociata contro quei pochi fannulloni che sicuramente esistono e che possono essere stanati in altro modo, ma la sua è una guerra CONTRO TUTTI I DIPENDENTI PUBBLICI che vengono colpiti indiscriminatamente da questo provvedimento.
È ovvio che se il Ministro della Funzione Pubblica ha questa opinione di oltre tre milioni e seicentocinquantamila lavoratori, tanto da considerare opportuno l'azzeramento delle somme destinate alla contrattazione integrativa per l'erogazione dei compensi incentivanti e condannarli praticamente agli arresti domiciliari nel caso in cui si ammalino, non ci si può aspettare che ci venga riservato un trattamento migliore da parte dei cittadini che serviamo.
Con tali premesse vorrei dire al Ministro Brunetta: “mi consenta” dunque di diffidare di quella che ora viene da lei sbandierata all'opinione pubblica come “la fase 2”, quella premiante.
Costui ha fatto una scelta lucida e molto precisa.
Ha scelto di far pagare alla stragrande maggioranza di noi lavoratori il facile consenso qualunquista che in questo modo si è guadagnato da buona parte dell'opinione pubblica compensando qualche individualismo che sapientemente saprà fare emergere dalla massa.
A questo punto una domanda mi sorge spontanea... visto che il signor Ministro sembra molto più attento all'audience ed al pubblico consenso piuttosto che ad una seria direzione del Ministero del Funzione Pubblica non è che ha frainteso il suo mandato per una promozione televisiva della sua immagine?
Perché allora si spiegherebbe tutto... sarebbe tutto O.K., il prezzo è quello giusto!

Scritto da: Fabrizio | 04/10/2008

Fabrizio ciao, grazie per aver lasciato il tuo commento, se vuoi puoi pubblicarlo anche nel sito di Agoravox dove troverai la medesima lettera. Ecco il link
http://www.agoravox.it/Lettera-aperta-al-ministro.html?var_mode=calcul

Scritto da: Alfia | 04/10/2008

concordo perfettamente su quanto ha scritto la signora di catania, anche perchè i primi che parlano bene e razzolano male anzi malissimo sono loro, i nostri ministri e governanti venduti alla sete di potere ed al latrocinio. dina 22/11/2010.

Scritto da: leonarda | 22/11/2010

Scrivi un commento