Vero leader è colui che ci libera dalla tirannia della paura

 

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                                                                                                           foto di Perdersy ©

 

<< Quando Martin Luther King tenne il suo celebre discorso “Io ho un sogno” alla folla ammassata nel Mall di Washington, quel caldo giorno di agosto del 1963, non si stava rivolgendo solo alle migliaia di persone radunate lì per ascoltarlo. Cercava di risvegliare un desiderio latente di tutti: nel colpevole e nella vittima, nei bianchi e nei neri, in quelli che stanno da una parte e in quelli che stanno dalla parte opposta. La visione di King parlava a quello che sta alla base di ogni essere umano, al tema che unisce ed eleva la gente comune, i privilegiati dei quartieri alti e i politici al potere. Dimostrò anima e corpo che sognare può cambiare le cose:

“Noi stiamo semplicemente cercando di realizzare pienamente il sogno americano, un sogno ancora incompiuto. Un sogno di eguaglianza di opportunità, di privilegi e proprietà ampiamente distribuiti; un sogno di una terra dove gli uomini non sostengano più che il colore della pelle di un uomo determina il contenuto del suo carattere, il sogno di una terra dove ogni uomo rispetti la dignità e il valore della personalità umana.”   Martin Luther King 19 luglio 1962

E sostenne questa visione con il suo lavoro e la sua vita.

            La principale sfida, oggi, per i leader, è, secondo noi, mantenere la lucidità per vivere fiduciosi nell’abbondante universo della possibilità, per quanto forte sia la competizione, per quanto dura sia la necessità di guardare all’obiettivo a breve termine, per quanto impaurita sia la gente e per quanto urgente sia il rischio che il lupo appaia sulla porta a ululare. E’ avere il coraggio e la perseveranza di distinguere, di fronte a ogni sfida, la spirale verso il basso dal regno della possibilità che si sprigiona da essa.

            In quanto specie, siamo particolarmente adatti a prosperare in un ambiente minaccioso, dove le risorse sono scarse, ma non siamo sempre pronti a raccogliere i benefici dell’armonia, della pace e dell’abbondanza. Il nostro rapporto percettivo è strutturato per metterci in guardia da pericoli reali e immaginari.

            Eppure abbiamo la capacità di dominare quelle invisibili minacce che ci offre il mondo che vediamo. Possiamo aprire una finestra su un mondo dove tutto è suono, dove il nostro potere creativo è formidabile e dove fili invisibili ci connettono tutti, l’uno all’altro. La leadership è una relazione che porta questa possibilità agli altri e al mondo, da ogni sedia, in ogni ruolo. Questo tipo di leader non è necessariamente il membro più forte del branco, quello più adatto a difendere dal nemico e raccogliere risorse, come talvolta sembrano suggerire le nostre vecchie definizioni di leadership. Il “leader della possibilità” irrobustisce i canali dell’affiliazione  e della compassione da persona a persona, di fronte alla tirannia della paura. Ognuno di noi può esercitare questo tipo di leadership, dalla posizione dell’alto dirigente o da quella dell’impiegato, del cittadino o del rappresentante eletto, dell’insegnante o dello studente, dell’amico o dell’amante.

            Questo nuovo leader porta avanti il concetto che è il contesto della paura e della scarsità, non la scarsità stessa, a incoraggiare le divisioni tra le persone. Afferma che noi possiamo creare le condizioni per far emergere tutto ciò che manca. Noi viviamo nella terra dei nostri sogni. Questo leader fa appello alla nostra passione invece che alla nostra paura. E’ l’instancabile architetto della possibilità che gli esseri umani possono essere.

Ma l’attrazione gravitazionale della spirale verso il basso è davvero forte: è l’ambiente sociale in cui siamo immersi. Come possiamo, in questo contesto, proporre credibilmente la possibilità e librarci in volo con le nostre ali? >>

(Da L’arte del possibile di Benjamin e Rosamund Zander) 

Vero leader è colui che ci libera dalla tirannia della pauraultima modifica: 2009-08-12T09:37:46+00:00da perdersy
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3 pensieri su “Vero leader è colui che ci libera dalla tirannia della paura

  1. offeso? ma per null’affatto, cara. E’ che il testo scritto (ahilui) non rende la tranquillità e la calma dell’esposizione. Dovevo costellarlo di faccine.
    No tranquilla, quando devo difendermi mi difendo, in questo caso non ci vedevo un’aggressione.
    Ci tenevo soltanto a demolire (un po’, non del tutto) il mitico mito del buon selvaggio, e ragionare sulla diffusa tendenza a criticare la nostra era.
    Vedi poi, quello che era un argomento di un mio prossimo post, me l’han soffiato questi due signori, i Zander (mannaggia!).
    In realtà, questi due autori hanno toccato il nucleo delle mie attenzioni speculative. C’è della verità in quanto affermano: nel passaggio dalla competizione e dalla chiusura alla collaborazione e apertura risiede l’arcano dello sviluppo culturale di una specie. E per ora solo noi umani abbiamo avuto questa possibilità. Ma non tutti l’adoperano. Anzi, il divario tra collaboranti e non è tale da farmi gridare allo scandalo di una società (mondiale) basata sui parassiti (sociali). Ma tant’è.
    La civilizzazione passa (ma non si esaurisce) per quella che Panikkar definisce “la porta stretta della conoscenza”, e molti non vedono neanche dov’è la porta.
    Carissimissimi saluti :))))
    bye

  2. cara alfia, grazie delle tue belle parole sul viaggio, anzi, sull’esperienza del viaggio, che anche per te, direi, è più uno sguardo che un movimento, una possibilità non solo di ritrovare te stessa, ma di portare te stessa in un altrove. Mi fa piacere che altri sottili fili ci uniscano, come anche un nome – Beatrice – leggerò subito il tuo racconto e ti ringrazio anche per avermi segnalato il sito http://www.lestradedelleparole.it che non conoscevo e che mi sembra molto bello… C’è anche un altro filo molto più solido, mi pare, l’amore per la montagna, per i sentieri che ti portano in alto. la mia Beatrice, in effetti, esprime l’amore per la parola e per la montagna, almeno spero.
    Auguri anche a te per il tuo viaggio. Salutami il canada che è uno dei posti che appartengono di più al mio immaginario (prima o poi dovrò andarci). A prestissimo, paolo

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