Orvieto e la sua rupe

 

Cosa c’è di meglio che visitare le nostre bellissime città nel mese di agosto, quando le vie si spopolano, le case chiudono i battenti, il traffico diventa accettabile, non c’è da fare la caccia al tesoro per trovare un posto auto all’ombra o addirittura per trovare un posto, e soprattutto si può godere di tutto ciò che esse ci offrono in uno strano inconsueto silenzio? Per me diventa un piacere orgiastico, lo è sempre stato, ma lo è ancor di più da quando ho saputo che nei miei monti si incontrano facilmente i lupi, e anche se tutti dicono che essi non attaccano l’uomo, l’idea di scoprire tra il sottobosco  due occhi liquidi che mi fissano, per quanto io mi ci provi a pensare positivo (tipo: sai che emozione profonda potresti provare nell’essere a tu per tu con un animale così bello e potentemente  simbolico), tale pensiero semplicemente mi terrorizza.

Messe quindi a riposo per il momento le mappe ma non gli scarponcini da trekking,  ieri sono andata nella bellissima Orvieto che non visitavo più da molti anni, dove ho vissuto la fantastica esperienza di un giro completo intorno alla sua rupe, a tu per tu con quel ripiano tufaceo che è insieme la forza e la sventura di una città così singolare.  

 

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L’amministrazione comunale ha ben pensato di sfruttare la viabilità realizzata durante i vari interventi di risanamento della roccia di tufo  collegandola con gli ingressi alla città,  creando in questo modo un percorso quanto mai singolare, a tratti completamente immerso nella natura e lontano da ogni rumore, e a tratti di nuovo in contatto con la città medioevale.

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La suggestione di quella parete viva è altissima, nei tratti dove non è presente nessun intervento dell’uomo si ha la sensazione di tornare indietro fino al tempo in cui gli etruschi iniziarono ad abitare le cavità naturali di quei fragili dirupi a strapiombo sulla valle del Paglia e sembra quasi impossibile che proprio là sopra,

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al di là di quella che sembra una cresta solitaria battuta solamente dal vento, ci possa essere una città intera che vive nei suoi palazzi nelle sue chiese, nelle sue case, nelle sue strette vie,  nelle sue storiche piazze. Ma all’improvviso ecco che dietro una curva o dopo una ripida salita, la città si ripresenta più che mai possente, con le sue mura aggrappate alla parete di tufo, con i suoi contrafforti, le sue antiche porte,

 

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e ti invita ad entrare, a lasciare la rupe ai suoi silenzi, o meglio ai suoi sussurri, poiché essa non dorme mai, non si assopisce, carica di quel peso di umanità che da secoli sostiene con ostinazione nonostante la sua intrinseca fragilità.

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Orvieto e la sua rupeultima modifica: 2009-08-03T11:37:40+00:00da perdersy
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6 pensieri su “Orvieto e la sua rupe

  1. una novella Goethe nel suo viaggio in Italia, alla scoperta del fascino antico. Ma poi ti sarebbe piaciuto vivere nella Orvieto dei secoli passati (o di qualunque altra città storica) con tutto quello che comporta, o vale, come sempre, la fascinazione della (ri)scoperta?
    Bye

  2. Solo per dirti che hai un bel blog e che mi piace che si possa raccontare – e quindi leggere – di un viaggio che non ti porta dall’altro lato del pianeta, ma tocca, riconosce, permette di condividere la bellezza che abbiamo giusto dietro l’angolo. Grazie, tornerò a trovarti, paolo

  3. cara Alfia,
    di notte, cioè… scrivo di notte. Sul lavoro gironzolo per blog, lascio commenti, ma è di notte che scrivo.
    Non per romanticismo s’intenda, ma per necessità.
    Mi sono così abituato a scrivere in quelle ore che quasi non riesco nelle altre. Ti dirò che la parte più seccante del mestiere di scrivere è la ricerca delle fonti: quando fai affermazioni su autori o periodi, o citi brani o nomi devi trovare i riferimenti, e che siano esatti.
    Considera poi che i primi quindici-venti post erano lavori che avevo già preparato…
    Vedo che c’è una sovrabbondanza di Paoli, bene bene. :)))
    (visto che anche in quel blog c’è la parola libri, ci faccio un salto)
    A riverderci presto
    Bye

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