Il viaggio

 

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                                          Viet Nam, Baia di Halong  –  foto di Perdersy ©
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A Maxime du Camp

 

 

 Il ragazzo, invaghito di portolani e stampe,

misura l’universo sul suo sogno più ingordo.

Come la terra cresce al lume delle lampade,

e di quanto si scema agli occhi del ricordo!

 

La fronte in fiamme, un’alba, noi lasciamo la sponda,

col cuore colmo di voglie e di rancori amari,

e culliamo, seguendo il respiro dell’onda,

l’infinito che è in noi sul finito dei mari.

 

Gli uni da patrie infami lieti evadono; gli altri

da orribili natali; mentre vogliono questi,

astrologhi annegati entro due occhi scaltri,

fuggir l’esosa Circe dai profumi funesti.

 

Per non esser cangiati in bestie, essi s’inebriano

di spazio e luce e cieli seminati di braci.

Il gelo e il sole, ai morsi aggiungendo le febbri,

lentamente cancellano le stimmate dei baci.

 

Ma i veri viaggiatori partono senz’avere

né meta né ragione; da un fatale richiamo

sospinti, cuori lievi come le mongolfiere,

senza sapere perché, dicono sempre: Andiamo!

 

Presi da brame vaghe e vane come nubi,

essi sognano (tale la recluta i mortai!)

reconditi piaceri, smisurati e volubili,

il cui nome fra gli uomini non risonò giammai.

 

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Baudelaire I fiori del male

 

Il viaggioultima modifica: 2009-07-30T08:31:18+00:00da perdersy
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Un pensiero su “Il viaggio

  1. E’ vero, questa poesia è acquatica…
    Le poesie si riconoscono dal ritmo, dall’incedere, se sono fluenti e senza intralci.
    Sempre interessanti i tuoi commenti.
    Considera che nelle relazioni con l’altro (da sè, quindi vivente e non vivente) ci comportiamo come una serratura con la sua chiave: cerchiamo il modo di aprire senza scoprirci.
    Ma se riusciamo a scoprirci…
    bye

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